Genova, caos nel carcere di Pontedecimo: detenuto aggredisce quattro agenti. Trasferito d’urgenza

Il Sappe: «Un attacco allo Stato. Servono misure straordinarie per garantire sicurezza e dignità agli agenti penitenziari»

Ancora violenza dietro le sbarre del carcere di Pontedecimo. Venerdì scorso un detenuto italiano, già noto per comportamenti aggressivi e precedenti episodi critici, è andato in escandescenza all’interno dell’istituto penitenziario, aggredendo quattro agenti della Polizia Penitenziaria. Gli uomini sono rimasti contusi e hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche. L’aggressore è stato immediatamente trasferito in un altro carcere per motivi di sicurezza.

A denunciare l’accaduto è Vincenzo Tristaino, segretario regionale del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria): “Solo grazie al tempestivo e coraggioso intervento del personale si è riusciti a evitare il peggio. Episodi come questo dimostrano ancora una volta le enormi difficoltà in cui versa il sistema penitenziario italiano. Un’aggressione a un servitore dello Stato è un gesto vile, un’offesa all’intera Nazione, ancor più se compiuta da chi dovrebbe essere impegnato in un percorso di risocializzazione”.
Il segretario generale nazionale del SAPPE, Donato Capece, ha ribadito la gravità dell’episodio, rilanciando proposte drastiche: “Chi commette atti di violenza in carcere deve essere punito severamente. Se si tratta di stranieri, si proceda con l’espulsione immediata. Se sono cittadini italiani, vadano a scontare il resto della pena in strutture isolate come Pianosa o l’Asinara. E se presentano disturbi psichiatrici, si riaprano gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Serve una risposta ferma, concreta, per impedire l’emulazione e garantire l’incolumità degli agenti”.
Capece ha anche ricordato il recente monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha sottolineato l’urgenza di investire risorse – sia umane che finanziarie – per affrontare l’emergenza carceraria con rispetto per la dignità di tutte le persone coinvolte: detenuti, operatori, agenti.
“In questo clima di tensione crescente – ha concluso Capece – non possiamo permetterci silenzi o mezze misure. Il nostro Corpo ha una storia fatta di sacrificio e dedizione. Chiediamo rispetto, sicurezza, e azioni concrete”.
L’aggressione di Pontedecimo è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che, negli ultimi mesi, hanno coinvolto gli istituti penitenziari italiani, segnando un’escalation di violenza che preoccupa non solo i sindacati di categoria, ma anche le istituzioni locali e nazionali.
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