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Terremoto di magnitudo 8.8 al largo della Kamchatka: tsunami nel Pacifico, evacuazioni e onde fino a 4 metri – VIDEO

Allarme in Russia, Giappone, Hawaii, Perù e Stati Uniti. Ecco cos’è uno tsunami, come si forma e perché resta alta l’allerta in tutto il bacino pacifico

Un devastante terremoto di magnitudo 8.8 ha colpito l’Estremo Oriente russo, provocando una vasta allerta tsunami nell’intero bacino del Pacifico. Il sisma, registrato alle ore 10:37 locali (le 23:37 in Italia) al largo della penisola di Kamchatka, è stato localizzato dall’U.S. Geological Survey a 126 chilometri a sud-est di Petropavlovsk-Kamchatsky, a una profondità di 18,2 km. Si tratta di uno dei terremoti più forti degli ultimi anni a colpire la regione.

L’intensità dell’evento ha immediatamente innescato l’allarme tsunami per numerosi Paesi: Russia, Giappone, Hawaii, Alaska, Guam, Ecuador, Perù e California. Le prime onde hanno già raggiunto diverse aree costiere, provocando danni, evacuazioni e paura tra la popolazione.


Kamchatka, onde fino a 4 metri e stato di emergenza

Le autorità russe hanno confermato che onde alte tra i 3 e i 4 metri hanno colpito le coste del distretto di Elizovsky, allagando il porto di Severo-Kurilsk e causando numerosi feriti. Lo ha annunciato il governatore della Kamchatka, Vladimir Solodov, dichiarando lo stato d’emergenza. Oltre 300 persone sono state evacuate verso le alture dell’isola e le squadre di soccorso sono ancora al lavoro. Un’impresa peschereccia risulta danneggiata.

Secondo quanto riferisce l’agenzia TASS, lo tsunami ha interessato anche il settore energetico locale e si sta valutando l’entità dei danni strutturali. Le autorità locali hanno chiesto alla popolazione di restare lontana dalla costa e di seguire scrupolosamente gli avvisi diramati dagli altoparlanti pubblici.


Giappone in allerta: onde, evacuazioni e rischio nucleare

Anche il Giappone ha emesso un’allerta tsunami lungo tutta la sua costa orientale, stimando onde alte fino a 3 metri nella regione di Hokkaido e nell’arcipelago delle Ogasawara. L’Agenzia meteorologica giapponese (JMA) ha registrato onde di 1,3 metri nella prefettura di Miyagi, mentre a Hokkaido si sono sentite scosse sismiche di magnitudo 2 sulla scala giapponese (che arriva a 7).

Particolare preoccupazione anche per la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, ancora sotto smantellamento dopo il disastro del 2011. La società di gestione TEPCO ha annunciato che non sono state riscontrate anomalie ma ha temporaneamente sospeso tutte le attività sul sito, evacuando parte del personale per precauzione.


Hawaii e costa occidentale USA: onde già arrivate

Il Centro di Allerta Tsunami del Pacifico ha confermato che le prime onde dello tsunami hanno già raggiunto le isole Hawaii, in particolare la città di Haleiwa (Honolulu), dove si è registrata un’onda di 1,21 metri. Le webcam in diretta su Kauai e Oahu mostrano un abbassamento significativo del livello dell’acqua, tipico segnale pre-tsunami.

A Los Angeles, le autorità municipali hanno attivato i piani di emergenza, preparandosi a evacuazioni nei porti e nelle comunità costiere, in particolare a San Pedro e nel porto di LA. Il National Weather Service ha previsto onde alte fino a 1,5 metri a Crescent City e Port San Luis in California, con allerta valida per almeno 24 ore.


Anche Perù, Ecuador e Cina in allarme

Il ministero delle Risorse Naturali cinese ha emesso un’allerta tsunami di livello giallo per la costa orientale del Paese, mentre il Perù e l’Ecuador hanno avviato evacuazioni preventive in diverse aree costiere, in particolare nelle isole Galapagos. L’Istituto di Geofisica del Perù ha dichiarato che l’onda potrebbe raggiungere la costa nella mattinata di mercoledì, con un’altezza fino a 3 metri.


Che cos’è uno tsunami e come si forma?

Il termine tsunami deriva dal giapponese e significa letteralmente “onda del porto”. Si tratta di un fenomeno naturale causato dal brusco spostamento di una grande massa d’acqua, solitamente in seguito a un terremoto sottomarino, ma può essere provocato anche da frane, eruzioni vulcaniche o impatti di meteoriti.

Nel caso di un sisma sottomarino come quello di Kamchatka, il fondo dell’oceano si solleva o si abbassa rapidamente a causa del movimento delle placche tettoniche. Questo movimento sposta verticalmente un’enorme quantità d’acqua, generando onde che si propagano a velocità elevate (fino a 800 km/h) in mare aperto. Quando queste onde raggiungono acque meno profonde, rallentano ma crescono in altezza, trasformandosi in muri d’acqua capaci di devastare intere coste.

A differenza delle onde ordinarie, quelle di uno tsunami non si fermano sulla battigia: penetrano anche centinaia di metri all’interno, trasportando barche, veicoli e macerie, e provocando allagamenti letali.


Una minaccia globale ancora in corso

Secondo gli esperti, l’allerta resterà attiva per almeno 24-36 ore. Le autorità del Pacifico invitano la popolazione delle zone costiere a non abbassare la guardia, anche se le prime onde non sembrano catastrofiche: i picchi massimi possono arrivare con ritardo e in modo imprevedibile.

Il Centro di Allerta Tsunami del Pacifico sta monitorando costantemente i livelli del mare e i dati sismici. “È necessario agire con urgenza per proteggere vite e proprietà”, si legge nel loro ultimo bollettino.

Il terremoto, oltre a provocare onde di maremoto, ha fatto riflettere ancora una volta sulla vulnerabilità delle aree costiere e sull’importanza di sistemi di allerta rapidi, educazione civica e piani di evacuazione.


Resta alta la tensione in tutto il Pacifico, mentre le autorità sperano che la furia della natura si plachi senza ulteriori tragedie.

Cinque balene beluga sulla costa della Kamchatka, in Russia sono finite spiaggiate per il ritorarsi dell’acqua che precede la grande onda. I pescatori locali sono accorsi per aiutarle, mantenendole al sicuro e fresche per ore. Quando la marea è tornata, tutte e cinque sono tornate a nuotare nell’oceano dopo il terremoto.


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