Siderurgia a Genova, Salis: «Serve chiarezza sul progetto del forno elettrico. Genova pretende risposte su occupazione, ambiente e costi»

La sindaca attende l’incontro di domani con il ministro Urso: «Le aree ex Ilva restino industriali, ma servono garanzie precise». Piana (Regione): «Segnale concreto per il futuro della siderurgia e dell’occupazione». Bonazzi (Fiom): «Con il forno elettrico Genova può raddoppiare l’occupazione»

Genova vuole risposte concrete sul futuro dell’ex Ilva. A ribadirlo è stata la sindaca Silvia Salis intervenendo al convegno “La siderurgia a Genova. Quale futuro?”, organizzato dalla Fiom Cgil. La prima cittadina ha anticipato che incontrerà il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per discutere del progetto legato alla costruzione del forno elettrico nello stabilimento di Cornigliano, rispetto al quale – ha spiegato – permane la necessità di maggiori chiarimenti.

Salis ha precisato che la città intende capire con precisione da dove verranno reperite le risorse per l’investimento, stimato tra i 5 e gli 8 miliardi di euro, quale sarà la reale ricaduta occupazionale e soprattutto quali garanzie esistano in termini di sostenibilità ambientale. La sindaca ha definito il tema “delicato e complesso”, sottolineando che il destino dello stabilimento di Taranto, da cui dipendono gli equilibri produttivi di Genova, è una questione di rilievo nazionale, che coinvolge l’intero Paese e non solo il quartiere di Cornigliano.









Durante il suo intervento, Salis ha espresso preoccupazione per le molte incognite che ancora accompagnano il piano di decarbonizzazione del governo, pur riconoscendone le potenzialità in termini di sviluppo e nuovi posti di lavoro. Per affrontare efficacemente la questione, ha auspicato l’attivazione di un tavolo congiunto che coinvolga governo, Regione, Comune, sindacati e parti sociali del Nord Italia, affinché la transizione sia realmente sostenibile e condivisa.
La sindaca ha poi ribadito la posizione dell’amministrazione comunale sulle aree oggi occupate dall’Ilva, definite come “tra le più pregiate dal punto di vista industriale del Paese”. Per questo motivo, secondo Salis, è essenziale che tali aree mantengano la loro vocazione industriale, puntando però a un’occupazione di qualità e sostenibile, rifiutando la logica del “lavoro a qualunque costo”.
Infine, ha richiamato l’urgenza di ottenere risposte puntuali sulla ricaduta occupazionale legata all’eventuale transizione verso il forno elettrico, sottolineando che, nonostante le promesse di centinaia di posti di lavoro, l’accordo di programma è stato finora disatteso. Per Salis, solo un approfondimento trasparente e dettagliato della questione potrà offrire certezze alla città.
Piana (Regione): «Segnale concreto per il futuro della siderurgia e dell’occupazione»
Il consigliere delegato allo Sviluppo Economico: “Industria moderna e sostenibile, ora servono tempi certi e informazione trasparente alla cittadinanza”
L’avvio del percorso per la realizzazione del forno elettrico nell’area ex Ilva di Cornigliano rappresenta “un segnale concreto per garantire la continuità dello stabilimento, tutelare i posti di lavoro e rafforzare il ruolo della Liguria nella filiera siderurgica italiana ed europea”. A dirlo è il consigliere delegato allo Sviluppo Economico e all’Industria della Regione Liguria, Alessio Piana, intervenuto al convegno “La siderurgia a Genova: quale futuro?” organizzato dalla Fiom-Cgil Genova.
Piana ha evidenziato come la scelta dell’elettrico e del preridotto sia pienamente coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione e con l’evoluzione di Genova verso un nuovo modello industriale, capace di coniugare crescita economica e tutela ambientale. Per il consigliere regionale, si tratta di una vera e propria opportunità di rilancio per l’economia locale, che deve ora tradursi in “azioni concrete e tempi certi”.
La Regione Liguria – ha assicurato – è pronta a fare la propria parte per accompagnare questa transizione, sostenendo le imprese e promuovendo la centralità del territorio ligure in questa nuova fase dell’industria siderurgica. “Un passaggio – ha precisato – che può generare opportunità tangibili per le famiglie e per i giovani del nostro territorio”.
Un punto centrale, secondo Piana, sarà anche la trasparenza del percorso e la corretta informazione alla popolazione residente. “Sarà fondamentale fornire ai cittadini di Cornigliano dati chiari e accessibili sugli impatti reali del progetto, per garantire consapevolezza e rassicurazioni sul fatto che questa trasformazione industriale non produrrà effetti negativi sul contesto urbano, ma anzi potrà contribuire al suo miglioramento”.
Infine, il consigliere ha sottolineato come dal confronto con lavoratori, istituzioni e imprese sia emersa una volontà condivisa di restituire un futuro alla siderurgia genovese e dell’intero Nord-Ovest. “Lavoreremo insieme – ha concluso – per realizzare questo obiettivo, rafforzando la competitività della Liguria e le prospettive occupazionali in un settore strategico per tutto il Paese”.
La Fiom rilancia: «Con il forno elettrico Genova può raddoppiare l’occupazione”. Bonazzi: la siderurgia torna strategica, ora discussione concreta e non più solo teorica»

Il segretario generale della Fiom Cgil di Genova, Stefano Bonazzi, ha sottolineato come la realizzazione di un forno elettrico – fino a ieri considerato solo un’ipotesi accademica – sia ora diventato concreto grazie all’inserimento del forno elettrico in un piano ufficiale del governo.
Secondo Bonazzi, l’implementazione del forno elettrico rappresenterebbe per Genova una vera e propria occasione di rilancio, con una potenziale ricaduta occupazionale compresa tra i 600 e gli 800 lavoratori: un numero che equivarrebbe di fatto al raddoppio dell’attuale forza lavoro dello stabilimento genovese. Oltre ai benefici in termini di occupazione, il segretario ha evidenziato che tale sviluppo consentirebbe anche un significativo miglioramento nella qualità del lavoro.
Bonazzi ha inoltre ricordato che le moderne tecnologie oggi permettono la costruzione di impianti siderurgici pienamente compatibili con l’ambiente, anche in contesti urbani e costieri come quello genovese, seguendo esempi già esistenti in altri paesi europei.
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