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Genova, la giunta Salis verso l’aumento dell’Imu sugli affitti a canone concordato. Salis: «Senza interventi a rischio i servizi essenziali»


Previsto un incremento dell’aliquota dallo 0,78 all’1,06% per recuperare 5 milioni: insorgono i piccoli proprietari. A.S.P.P.I. e Confedilizia annunciano il boicottaggio degli incontri col Comune

Aumenta l’Imu sulle case affittate a canone concordato. La notizia è stata confermata ieri durante un incontro tra il vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Terrile, l’assessore alla Casa Davide Patrone e i sindacati degli inquilini. La misura, che sarà formalizzata giovedì 17 luglio con l’assestamento di bilancio in giunta comunale, prevede l’innalzamento dell’aliquota dallo 0,78 all’1,06%: un aumento medio di circa 190 euro per ciascuna delle 27mila abitazioni interessate. Lo scopo è recuperare circa 5 milioni dei 50 necessari per far quadrare i conti comunali entro la fine del 2025.

Il provvedimento – una rimozione di fatto dell’agevolazione sui canoni calmierati – ha provocato la durissima reazione delle associazioni dei proprietari, che accusano la giunta Salis di aver tradito le promesse elettorali.

A.S.P.P.I.: “Un errore politico, saremo assenti all’incontro”
Valentina Pierobon, presidente provinciale dell’A.S.P.P.I. (Associazione Sindacale Piccoli Proprietari Immobiliari), ha definito l’aumento dell’Imu «un tradimento grave verso chi garantisce l’offerta abitativa della città». Pierobon sottolinea come la misura smentisca «quanto promesso in campagna elettorale, ovvero l’impegno a tenere conto delle esigenze della proprietà immobiliare». E accusa: «Si colpiscono i piccoli proprietari, trasformandoli ancora una volta in un bancomat per coprire i buchi di bilancio».

Sotto accusa anche il metodo: «Incontrare prima i sindacati degli inquilini è un segnale inaccettabile. Siamo stati convocati per venerdì, ma oggi apprendiamo dalla stampa che l’aumento è già deciso. Per questo motivo, A.S.P.P.I. non parteciperà all’incontro, e auspichiamo che anche gli altri sindacati della proprietà facciano lo stesso».

Confedilizia: “Scelta sbagliata, inutile e dannosa”
Sulla stessa linea Vincenzo Nasini, presidente di APE Confedilizia, che ha parlato di «pessimo esordio della giunta Salis», definendo la decisione «una beffa». Nasini sottolinea l’assurdità dell’intervento: «Si aumenta l’Imu proprio sugli immobili a canone concordato, frutto di una recente intesa tra proprietari e inquilini. Una mossa che mina anni di trattative».

Il leader dei proprietari ha annunciato che Confedilizia non parteciperà all’incontro previsto con il Comune: «È inutile sedersi a un tavolo quando la decisione è già stata presa alle nostre spalle. Riteniamo questa convocazione un insulto istituzionale e non prenderemo parte né a questo incontro, né ad alcuna iniziativa come le agenzie sociali per la casa».

Una manovra da 50 milioni
Il bilancio comunale necessita di una manovra da 50 milioni, tra minori entrate e maggiori costi. Oltre all’aumento dell’Imu, la giunta Salis prevede di inserire 250mila euro per rafforzare il fondo per la morosità incolpevole. Ma la tensione con i rappresentanti dei proprietari immobiliari, già alta, potrebbe compromettere il dialogo su altre misure relative alla casa.

La questione approderà in aula per il voto finale entro la fine di luglio. Ma la strada si annuncia in salita, non solo per i conti, ma anche per la tenuta dei rapporti con una parte essenziale del tessuto abitativo genovese.

Salis difende la manovra: «Senza interventi a rischio i servizi essenziali. Non una decisione presa a cuor leggero, ma il bilancio imponeva scelte difficili»

Salis ha spiegato che, al momento del suo insediamento, l’amministrazione si è trovata di fronte a uno sbilancio di 50 milioni di euro e a uno sciopero delle educatrici dei servizi 0-6, che denunciavano condizioni di lavoro difficili e insostenibili. Da lì, ha sottolineato, è partito un lavoro per rafforzare i servizi pubblici fondamentali: scuola, sociale, disabilità.

Pur avendo individuato 26 milioni di euro aggiuntivi, la sindaca ha ammesso che le misure adottate – come l’aumento dell’Imu – possono lasciare insoddisfatti, ma ha evidenziato che si tratta di scelte simili a quelle già adottate da altre grandi città italiane come Milano, Napoli e Palermo. Nulla, secondo Salis, di straordinario, ma piuttosto un allineamento con una gestione realistica dei bilanci municipali.

La sindaca ha inoltre avvertito che, senza questo intervento, si rischiava di compromettere la continuità dei servizi essenziali. A suo avviso, è in atto a livello nazionale una progressiva erosione dei servizi pubblici, come si sta già vedendo in sanità, dove – ha affermato – «piano piano non te ne accorgi e ti vengono sfilati i servizi».

Ha poi ribadito che l’aumento dell’Imu non è una notizia piacevole da comunicare, ma si è trattato di una misura obbligata da una situazione finanziaria difficile. Servizi all’infanzia, assistenza alle persone con disabilità, stato delle scuole e delle strade – ha concluso Salis – erano tutte aree che richiedevano un intervento deciso. «Non è stata una decisione presa a cuor leggero – ha chiarito – ma la necessità di reperire risorse era troppo urgente per restare immobili».


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