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30 giugno la città ricorda i fatti del 1960: commemorazione ufficiale in piazza della Vittoria, polemiche da Plinio e corteo alternativo degli antifascisti militanti

A 65 anni dallo sciopero generale che fermò il congresso del MSI e fece cadere il governo Tambroni, Genova torna in piazza tra memoria, istituzioni e polemiche

A 65 anni da uno degli eventi più significativi della storia democratica italiana del dopoguerra, Genova si prepara a commemorare i fatti del 30 giugno 1960. Lunedì, alle ore 16.30, partirà da piazza della Vittoria il corteo organizzato da CGIL Genova e ANPI Genova per ricordare lo storico sciopero e le manifestazioni che portarono alla caduta del governo Tambroni, sostenuto dal Movimento Sociale Italiano.

Nel 1960, l’annuncio della convocazione del congresso nazionale del MSI all’allora Teatro Margherita, con la presidenza del prefetto Basile – lo stesso che nel giugno del 1944 firmò la deportazione di 1.500 operai del ponente genovese – fu vissuta come una provocazione in una città medaglia d’oro alla Resistenza. La risposta fu uno sciopero generale, fortemente sostenuto dalla Camera del Lavoro di Genova, che sfociò in violenti scontri con le forze dell’ordine. Le proteste genovesi si estesero poi in tutta Italia, segnando la fine dell’esecutivo guidato da Fernando Tambroni e rafforzando la spinta antifascista nel Paese.

Il corteo del 2025 partirà da piazza della Vittoria e si fermerà sotto il Ponte Monumentale per la deposizione di due corone in omaggio ai partigiani e ai deportati. La commemorazione proseguirà in largo Pertini, dove saranno deposte altre due corone: una presso la lapide dedicata a Sandro Pertini, l’altra nel porticato del Teatro Carlo Felice, in memoria di Fulvio Cerofolini.

Dopo il saluto istituzionale della sindaca Silvia Salis, interverranno il segretario generale della Camera del Lavoro di Genova, Igor Magni, il presidente di ANPI Genova, Massimo Bisca, e il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che concluderà l’iniziativa. Gli interventi saranno introdotti da Vanda Valettini di CGIL Genova.

Corteo alternativo e polemiche politiche

Parallelamente all’iniziativa ufficiale, il collettivo Genova Antifascista ha annunciato la propria non adesione alla commemorazione istituzionale. In una nota, ha dichiarato: «Il 30 Giugno non si commemora con una sfilata. Il corteo antifascista militante sarà lunedì 30 giugno con concentramento alle ore 18 in piazza Alimonda».

Dura la reazione di Gianni Plinio, esponente di CasaPound, che ha chiesto alle autorità competenti il divieto del corteo di ANPI e CGIL, definendolo “apologia di reato”. Plinio ha ricordato che «il 30 giugno 1960 la violenza di piazza scatenata dai comunisti impedì lo svolgimento di un congresso regolarmente autorizzato di un partito con rappresentanza parlamentare». Secondo l’ex consigliere, gli scontri provocarono il ferimento di 162 carabinieri e poliziotti e si conclusero con «41 condanne penali per gli antifascisti coinvolti».

Un’eredità ancora viva

Le polemiche confermano quanto il 30 giugno 1960 continui a rappresentare una data cardine per la storia civile e politica italiana. Per CGIL e ANPI, quel giorno fu «una grande vittoria del Paese e del mondo del lavoro», che ancora oggi rivendica pace, giustizia sociale e diritti democratici. Per altri, invece, resta una pagina controversa. Ciò che è certo, è che Genova si appresta ancora una volta a fare memoria, e lo farà come sempre: in piazza.

Sessantacinque anni fa, Genova scrisse una delle pagine più importanti dell’antifascismo italiano del dopoguerra. Il 30 giugno 1960 lo sciopero che cambiò la storia repubblicana


Era il 30 giugno 1960 quando Genova, città Medaglia d’Oro della Resistenza, si sollevò compatta contro il tentativo di tenere il congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano, partito erede del fascismo, all’interno del Teatro Margherita di via XX Settembre. La decisione, fortemente voluta dal governo Tambroni e appoggiata dal Prefetto Ettore Basile — lo stesso che, durante l’occupazione nazista, aveva firmato la deportazione di oltre 1.500 operai dalle fabbriche del ponente genovese — fu percepita come una vera e propria provocazione.

Lo sciopero generale, proclamato dalla Camera del Lavoro, vide una mobilitazione straordinaria: migliaia di lavoratori, studenti e partigiani scesero in piazza per impedire lo svolgimento del congresso neofascista. Le manifestazioni furono decise, partecipate, ma anche segnate da duri scontri con le forze dell’ordine. Gli episodi di violenza, documentati e denunciati all’epoca, coinvolsero anche altri centri urbani come Reggio Emilia, Roma e Palermo, dove purtroppo si registrarono vittime.

A Genova, però, la mobilitazione ottenne un risultato storico: il congresso del MSI fu annullato e, pochi giorni dopo, il governo Tambroni fu costretto a dimettersi. Per la prima volta dal dopoguerra, la piazza aveva riportato la politica sulla strada della Costituzione antifascista. Fu una grande vittoria morale e civile per l’Italia democratica, che segnò la fine definitiva di qualsiasi tentativo di “normalizzazione” neofascista nel tessuto istituzionale.

Quei giorni fecero emergere un’identità forte e radicata della città, quella di Genova antifascista e operaia, in cui il ricordo della guerra, della Resistenza e delle lotte sindacali era ancora vivido e vivo.


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