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Genova riconosce i figli di due madri, Salis «Una città che si adegua alla legge e alla società del 2025»

Palazzo Tursi ufficializza le registrazioni alla presenza delle famiglie. Piciocchi polemico. La Sindaca: «Non è un atto straordinario, è un dovere»

Il Comune di Genova ha registrato i primi 11 riconoscimenti ufficiali di figli nati da coppie di donne, concepiti con tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) all’estero. Genova fa un passo avanti sui diritti civili. Con una cerimonia ufficiale tenutasi nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, il Comune ha formalizzato per la prima volta il riconoscimento anagrafico dei figli e delle figlie di coppie formate da due madri. Un momento accompagnato da un lungo applauso, che ha sancito l’entrata in vigore di una prassi fino ad oggi ignorata, ma ora sancita dalla sentenza n. 68 del 22 maggio 2025 della Corte Costituzionale.

La sindaca Silvia Salis ha firmato il primo degli undici atti che hanno ufficializzato le registrazioni, sottolineando che non si tratta di un’iniziativa eccezionale, ma della naturale applicazione della legge e del principio di uguaglianza. Ha spiegato che troppo spesso temi come questi vengono strumentalizzati per creare contrapposizioni ideologiche e che non intende permettere che la politica si faccia sulla pelle delle famiglie e dei bambini. Ha ribadito che tutte le madri sono tali, indipendentemente dalla loro condizione anagrafica o biologica.

L’assessore ai Servizi demografici Emilio Robotti ha evidenziato come, già in passato, vi fossero margini normativi per procedere in questa direzione. Secondo quanto illustrato, la dottrina giuridica e alcune procure avevano già indicato la strada di un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme, mettendo al centro l’interesse superiore del minore. La mancata applicazione, secondo Robotti, è stata dunque anche una scelta politica.

Alla cerimonia ha preso parte anche l’avvocata Ilaria Gibelli, attivista della Rete Lenford, che ha sottolineato come a Genova ci siano già circa cinquanta famiglie in situazioni analoghe e che, ora che il diritto è stato riconosciuto, molte altre potrebbero uscire allo scoperto.

Non sono mancate, però, le critiche. Pietro Piciocchi, ex vicesindaco e oggi capogruppo dell’opposizione in Consiglio comunale, ha contestato la scelta della sindaca di dare così tanto risalto mediatico al gesto, accusandola di aver offeso la sensibilità di una parte della città e di voler screditare la precedente amministrazione. Salis ha replicato che non vi è alcuna intenzione di provocare divisioni, ma solo di applicare una sentenza della Corte. Ha aggiunto che Piciocchi ha pieno diritto di esprimere la sua opinione, ma ha anche ricordato che l’attuale maggioranza, progressista, è stata scelta democraticamente dai cittadini.

Ad assistere ad una mattinata definita “storica” dalla stessa Salis, c’erano anche tutti gli assessori della giunta.

Un gesto concreto che arriva a seguito della storica sentenza della Corte costituzionale, la numero 68/2025, che ha dichiarato illegittimo il divieto per la madre non biologica di riconoscere il figlio fin dalla nascita. Una pronuncia che ha ribaltato l’orientamento restrittivo seguito da molti Comuni negli ultimi anni e ha ristabilito il principio chiave per cui a prevalere deve essere l’interesse del minore.

Secondo quanto stabilito, impedire il riconoscimento della madre intenzionale viola il diritto fondamentale del bambino o della bambina ad una chiara identità giuridica, alla stabilità familiare e alla piena tutela da parte di entrambe le figure genitoriali.

In concreto, con il riconoscimento ufficiale arrivato questa mattina dalla sindaca Silvia Salis, da oggi anche a Genova le madri intenzionali non dovranno più affrontare lunghi iter di adozione per ottenere il riconoscimento legale dei propri figli e i bambini nati grazie alla PMA realizzata all’estero, avranno due madri e potranno essere iscritti all’anagrafe come figli di entrambe. Una giornata storica per il Comune di Genova che così dimostra una grande attenzione per un tema sociale sentito e discusso, ponendosi tra le prime amministrazioni in Italia ad applicare la sentenza della Corte.

«Oggi Genova ha scritto una pagina di storia. Per la prima volta, due madri sono state registrate all’anagrafe comunale- dichiara la sindaca Silvia Salis– È la fine di una contraddizione che finora riconosceva come genitrice solo la donna biologicamente legata alla propria figlia o al proprio figlio. Eravamo di fronte a un’esclusione ingiusta, come sancito dalla sentenza n. 68 della Corte Costituzionale. Genova oggi è tra le prime grandi città italiane a riconoscere entrambe le madri sin dalla nascita, con la convinzione che non si tratti solo di un atto amministrativo, ma di una dichiarazione di civiltà: è lo Stato che si ricorda di essere laico, giusto, moderno.  A chi ha storto il naso rispondiamo che famiglia è dove si cresce insieme, dove si educa, dove si ama.  Ogni famiglia deve avere la libertà di esistere, ogni bambino quella di essere riconosciuto. Dobbiamo avere la consapevolezza di vivere in uno Stato laico: la laicità non è una minaccia alla religione. È il suo presupposto. Il mio impegno, da donna, è affinché tutte le donne possano decidere del proprio corpo, della propria vita e della propria famiglia. Non pretenderò mai che la mia fede diventi un obbligo per chi crede in altro. La laicità è l’unica forma di giustizia che garantisce davvero il diritto di tutti. A Genova i diritti non si misurano con l’orientamento sessuale».

«Grazie alla Corte Costituzionale- dichiara l’assessore ai Servizi Demografici e Diritto di Cittadinanza Emilio Robotti – finalmente sono state spazzate via tutte quelle posizioni ideologiche che non solo mortificavano il diritto delle coppie omogenitoriali a veder affermato il diritto ad essere riconosciute genitori, ma impedivano soprattutto anche il pieno godimento dei propri diritti a bambine e bambini con due mamme. Costringendole, perché il minore avesse due genitori, a ricorrere allo strumento dell’adozione speciale, che rappresenta però una diminuzione dei diritti del minore ingiustificata, rispetto alla dichiarazione di maternità piena per entrambe le mamme. Ricordiamo che l’amministrazione precedente ha condotto una vera e propria battaglia giudiziaria contro queste mamme e queste bambine e bambini, in base a posizioni ideologiche che la Corte Costituzionale ha sconfessato. È bello che uno dei primi atti della sindaca e di questa nuova Amministrazione sia oggi quello di restituire a queste bambine e questi bambini un loro diritto».

«Dopo anni e anni di lotte nei tribunali da parte di Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno, finalmente è stato fatto un grandissimo passo: un bambino o una bambina figli di due madri avrà finalmente il diritto alla doppia maternità – spiega Ilaria Gibelli, avvocata di Rete Lenford e attivista Lgbtqia+- Questo grazie alla sentenza del 22 maggio di quest’anno della Corte costituzionale che elimina questa discriminazione. La strada però è ancora lunga, per evidenziare alcuni dei tasselli che mancano, ad esempio perché la sentenza non riconosce lo stesso diritto a due padri e perché l’accesso alla procreazione medicalmente assistita resta ancora vietata sia ai single che alle coppie dello stesso sesso. Sono convinta che le buone pratiche delle amministrazioni, come ha garantito la sindaca Salis, possano rendere le vite delle persone Lgbtqia+ meno difficili, garantendo loro un maggior benessere: bisogna partire dall’ascolto dei cittadini e delle cittadine e da lì trovare la giusta spinta per riuscire a cambiare quelle leggi nazionali che discriminano e che, pertanto, sono ingiuste».

Grande soddisfazione è stata espressa da Arcigay Genova, che ha definito il riconoscimento “un atto dovuto, ma per troppo tempo negato”. L’associazione ha ringraziato la sindaca e la giunta per aver agito con coraggio e per aver dato dignità pubblica a un momento che rappresenta, a tutti gli effetti, un cambio di passo storico per la città.

Federico Orecchia, presidente di Arcigay Genova, ha commentato che si tratta di una conquista civile dopo anni di ostilità istituzionale. Ha ricordato come il cambiamento sia stato possibile anche grazie alla sentenza della Corte, ma ha ribadito che i diritti vanno sempre conquistati con la forza della visibilità e della lotta. L’obiettivo ora, ha aggiunto, è il riconoscimento anche delle famiglie con due padri, perché nessuno resti indietro.


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