Riconoscimento della doppia maternità, la sentenza della Corte Costituzionale spiegata da Elena Fiorini che con Gibelli aveva patrocinato molte delle cause “genovesi”

Avvocata nel 2018 (oggi è dirigente del ministero della Giustizia), Fiorini spiega perché questa volta si è arrivati fino alla Consulta, organo di garanzia costituzionale, e mette in risalto che restano in ballo i moltissimi casi delle coppie che in passato si sono viste negare il diritto. I commenti di Ilaria Gibelli, legale e referente della Rete Lenford, e di Emilio Robotti, oggi assessore comunale anche al Diritto di Cittadinanza, che anche lui aveva patrocinato alcune delle cause delle mamme

Fiorini, Lei ha condotto le cause genovesi che si erano arenate alla Cassazione. Ora non è più avvocata, ma ha combattuto parecchio perché si giungesse a questo risultato, giusto?
«Sono dirigente del Ministero della Giustizia, ma nel 2018, da avvocata, insieme alla collega Ilaria Gibelli, ho dato il via alle cause per il riconoscimento della doppia maternità a Genova contro il Comune di Genova che ha rifiutato di riconoscere, nei certificati di nascita, la genitorialità della cosiddetta madre intenzionale. Sostenevamo esattamente le motivazioni che sono state accolte dalla Corte Costituzionale. Le nostre cause erano arrivate fino alla Cassazione»
Perché questa volta si è arrivati, invece, alla Corte Costituzionale?
Per andare alla Corte Costituzionale ci vuole un giudice che dica che bisogna andare alla Corte Costituzionale, che questa cosa non si risolve se non con la decisione della Corte Costituzionale.
Non può deciderlo la parte che promuove la causa, quindi?
No, non posso andare io alla Corte Costituzionale. Io avevo sostenuto una interpretazione costituzionalmente orientata. La Corte Costituzionale, con la recente sentenza, ha riconosciuto l’illegittimità costituzionale dell’articolo 8 della legge 40, che è quella sulla procreazione medicalmente assistita.
Questo articolo 8 cosa dice?
Dice che fino al momento in cui una coppia si rivolge congiuntamente per la procreazione medicalmente assistita, gli embrioni sono figli legittimi di quella coppia. Quindi è anche molto bella la sentenza della Corte Costituzionale perché parla di responsabilità genitoriale. Quindi, nel momento in cui tu hai usufruito della procreazione medicalmente assistita, ti sei preso questa responsabilità, in sostanza. Questo noi l’avevamo detto fin dall’inizio che potesse dirlo anche il giudice, siccome la legge dice, “sono figli legittimi della coppia che si è rivolta alla procreazione medicalmente assistita”, non importa che l’abbiano fatto all’estero. In Italia non si può e quindi non l’hanno fatto, ma chi l’ha fatto all’estero, secondo la legge di quel paese, può farlo. Le coppie che avevo assistito io con l’avvocata Gibelli, tutte genovesi, erano andate alcune in Spagna, una in Austria. Erano circa dodici. Comunque, nel momento in cui io sono andata in un paese, l’Unione Europea, e ho fatto ricorso, secondo la legge di quel paese, alla procreazione medicalmente assistita, nel momento in cui la legge italiana mi diceva, se tu hai usato la procreazione medicalmente assistita sei genitore, me lo devi applicare lo stesso, non importa se siamo femmine. Questo principio ci era stato accolto dal Tribunale di Genova con una sentenza favorevolissima e scritta molto bene, poi la Corte d’appello ci aveva dato torto, e la Corte di Cassazione con una sentenza, devo dire, molto poco motivata, ci ha detto che no. C’era un problema legislativo, sostanzialmente. La Corte Costituzionale, che alla fine si è espressa, ha detto, se la legge dice che non si può registrare il figlio di due mamme perché non sono genitori di sesso diverso, allora è incostituzionale.
Sotto quali profili?
Sotto tre profili. Uno l’articolo 2, tra il diritto e la dignità, perché è una questione di diritto del minore all’identità propria. Cioè ciascuno di noi ha diritto a conoscere i propri genitori, sono una parte di sé, sono la tua origine, e quindi il minore ha diritto a essere identificato e a conoscere come tale il suo genitore fin dalla nascita. Perché il diritto è il suo, prima di tutto. Quindi in primo piano deve stare l’interesse del minore. L’interesse del minore sempre di più governa il diritto di famiglia, per cui un tempo non si riconoscevano i figli illegittimi ad esempio, poi l’ultimo limite che era caduto era quello dei figli incestuosi, che non potevano avere riconoscimento, ma anche lì è stato riconosciuto il fatto che il diritto è quello del minore ad avere il genitore. Poi l’articolo 3, perché è una disparità di trattamento tra minori, il fatto che quei nati all’interno di una coppia dello stesso sesso non possano avere un riconoscimento, mentre se una coppia di sesso diverso va e fa una fecondazione eterologo totale, cioè senza ovulo e spermatozoo della coppia – e quindi non c’è alcun legame biologico, il figlio è figlio di quella coppia, ma invece se i genitori sono due donne, no, anche se l’ovulo è di una delle due. Infine l’articolo 30 della Costituzione dice, in sintesi, che è diritto-dovere dei genitori educare, mantenere e curare i figli sostanzialmente. Per cui la legge negava al minore di avere un genitore che si prendesse cura di lui, ma quel genitore ha anche il dovere di prendersi cura. Ad esempio il dovere di mantenimento se la coppia si lascia, il dovere di dare una parte della propria eredità al figlio. Quindi se tu lo privi di un genitore, cioè se succedesse qualcosa alla compagna che ha fornito l’ovulo, il bambino non avrebbe potuto essere l’erede, se non a fronte di un testamentoal e comunque al di fuori della “legittima” comunque e con delle tasse di successione altissime perché secondo la legge non esisteva alcun legame di parentela. Il tema è quello dell’evoluzione del diritto di famiglia che, si sa, è sempre in evoluzione. Prima non si riconosceva, ad esempio, alle coppie conviventi alcun tipo di diritto. Adesso se io sono convivente more uxorio e finisco sotto una macchina, al mio compagno danno un risarcimento. Questo non accadeva negli anni 50. Quindi è normalissimo che le cose si evolvano, nessuno si segnerebbe di dire che se io ho un figlio fuori dal matrimonio è figlio di NN. Questo è un ulteriore passo. Avevo sempre detto che è solo una questione di tempo. E c’è chi ha fatto resistenza a questo, purtroppo.
E le coppie che si sono viste negare il diritto in questi anni?
Adesso c’è una questione giuridica in cui il tema, che è un tema molto complicato, il valore delle sentenze della Corte costituzionale. E il tema è capire se la sentenza della Corte Costituzionale possa incidere su qualcosa che è già completamente esaurito. Faccio un esempio: se tu hai scontato sei mesi di carcere per un reato che ormai è stato abrogato dalla Corte Costituzionale perché dichiarato incostituzionale, non è che puoi chiedere un risarcimento, perché tu, precedentemente, hai scontato quel periodo in carcere. In questo caso, secondo me, invece, non sono ancora esauriti gli effetti, perché è vero che non c’è stato il riconoscimento della seconda mamma, ma è anche vero che questo status provoca degli effetti per tutta la vita delle persone. Certo. Quindi c’è il diritto ad avere un riconoscimento ad origine del proprio status. Credo che questo si possa sostenere validamente. Sì, penso anch’io.
Sono contenta, perché poi sono questioni sempre molto complicate e io lo capisco che faccia paura il fatto che la procreazione non sia più legata alla naturalità. La procreazione, la filiazione, il rapporto di filiazione adesso è complicatissimo, nel senso che hai figli adottivi, figli affidati, figli naturali. E poi la procreazione medicalmente assistita, che è una cosa molto delicata, perché è successo in un sacco di casi che ci siano delle coppie che hanno creato degli embrioni e poi li abbiano abbandonati, o che il marito non volesse più riconoscere il figlio. Ci sono tante cose complicate. Un altro caso storico è stato quello della donna si era fatta fecondare col seme del marito che era già morto da anni. È chiaro che si viene a creare tutta una serie di situazioni che sono tutte molto delicate. Questa battaglia è stata una sfida del diritto. Il diritto quello vero va a… Interpretare anche il momento della società, soprattutto su temi così delicati e personali come il status familiare.

«Una grandissima vittoria di Rete Lenford oggi in Corte Costituzionale» ha dichiarato l’avvocata Ilaria Gibelli, avvocata di Rete Lenford* e attivista LGBTQIA+, commentando la sentenza nº 68 del 2025. «Con questa decisione – ha proseguito -, la Corte ha dichiarato l’incostituzionalità dell’articolo 8 della legge 40 del 2004, che fino ad oggi impediva alla madre intenzionale di vedere riconosciuto il proprio figlio o la propria figlia, nati in Italia tramite procreazione medicalmente assistita effettuata all’estero. Possiamo quindi dire che quel divieto non esiste più. In pratica questo significa che i figli e le figlie nati in una coppia omoaffettiva devono essere trattati, a tutti gli effetti, come quelli nati da coppie eterosessuali tramite PMA. La Corte ha ribadito che la capacità genitoriale prescinde dall’orientamento sessuale, e che al centro deve esserci sempre l’interesse del minore, in particolare il diritto a veder riconosciuta la propria identità personale fin dalla nascita, a partire dalla propria origine. È una grande soddisfazione perché finalmente la legge dovrà garantire il riconoscimento alla nascita di entrambe le madri. Sono battaglie che Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno portano avanti dal 2018, da quando la sindaca Chiara Appendino decise coraggiosamente di riconoscere in via amministrativa i figli delle coppie omoaffettive. In questi anni molti sindaci ci hanno voltato le spalle, ignorando le nostre vite. Oggi possiamo finalmente dire che hanno vinto il diritto e la giustizia. Non ha vinto l’ideologia: hanno vinto le nostre vite».
Anche Emilio Robotti, avvocato e oggi assessore comunale, tra le altre cose, ai Servizi Demografici e al Diritto di Cittadinanza, aveva promosso alcune delle cause delle coppie omogenitoriali per il riconoscimento della maternità: «Grazie alla Corte Costituzionale – dichiara Robotti – finalmente sono state spazzate via tutte quelle posizioni ideologiche che non solo mortificavano il diritto delle coppie omogenitoriali a veder affermato il diritto ad essere riconosciute genitori, ma impedivano soprattutto anche il pieno godimento dei propri diritti a bambine e bambini con due mamme. Costringendole, perché il minore avesse due genitori, a ricorrere allo strumento dell’adozione speciale, che rappresenta però una diminuzione dei diritti del minore ingiustificata, rispetto alla dichiarazione di maternità piena per entrambe le mamme. Ricordiamo che l’amministrazione precedente ha condotto una vera e propria battaglia giudiziaria contro queste mamme e queste bambine e bambini, in base a posizioni ideologiche che la Corte Costituzionale ha sconfessato. È bello che uno dei primi atti della sindaca e di questa nuova Amministrazione sia oggi quello di restituire a queste bambine e questi bambini un loro diritto». La dichiarazione è sottoscritta da tutta la segreteria di Sinistra Italiana Genova: Simona Cosso, Roberto Bittarello, Lorena Lucattini, Damiano Gurrieri, Marina Cassani.
- * “Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+” è un’associazione di promozione sociale nata nel 2007. L’associazione è costituita da avvocate, avvocati, praticanti, giuriste e giuristi, studentesse, studenti e soggetti di comprovata esperienza o competenza in materie LGBTI+. Le associate e gli associati operano, senza scopo di lucro, a livello nazionale e internazionale per la tutela dei diritti fondamentali. L’associazione prende il nome da Harvey Lenford, attivista giamaicano impegnato in favore dei diritti delle persone sieropositive, barbaramente ucciso nel 2005 perché omosessuale.
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