Bandiera palestinese in aula, Pastorino accusa «Genocidio a Gaza». Presentato ordine del giorno per rompere i rapporti con il governo israeliano

Nel suo intervento, il consigliere ha chiesto alla Regione Liguria di seguire l’esempio già intrapreso da altre amministrazioni italiane – tra cui Regione Puglia, Emilia Romagna e Comune di Bari – e ha depositato un ordine del giorno con cui si propone di interrompere ogni rapporto istituzionale, economico e promozionale con l’attuale governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu

Scena carica di significato politico e simbolico questa mattina durante la seduta del consiglio regionale della Liguria. Il consigliere Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Orlando Presidente e rappresentante di Linea Condivisa, ha fatto il suo ingresso in aula con la bandiera palestinese sulle spalle. Un gesto forte, accompagnato da un duro intervento in cui ha denunciato con fermezza la situazione nella Striscia di Gaza, definendola senza mezzi termini “un genocidio”.

«Cosa resta di Gaza oggi? Una popolazione massacrata. Un silenzio che urla complicità» – ha dichiarato Pastorino davanti all’aula – «Siamo di fronte a un assedio che colpisce scientificamente i più fragili: donne, bambini, anziani, malati. Si muore di fame, di sete, di bombardamenti. Ma soprattutto si muore nel silenzio colpevole dell’Europa e dell’Occidente».
«Basta indifferenza. Basta relazioni istituzionali che diventano complicità. Chi tace è complice. Non è una posizione contro il popolo israeliano né contro la comunità ebraica, ma contro un governo che ha superato ogni limite, scegliendo la via della vendetta e dell’annientamento sistematico», ha proseguito Pastorino.
L’ordine del giorno richiama esplicitamente le gravi violazioni del diritto internazionale e il rischio di genocidio già evidenziato dalla Corte Internazionale di Giustizia, sollecitando la Regione ad assumere una posizione netta e a promuovere azioni concrete per la pace e la tutela dei diritti umani.
«Oggi chiediamo un atto di dignità e giustizia», ha concluso Pastorino. «La Regione Liguria deve fare la sua parte: non possiamo dirci umani se restiamo in silenzio».
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