Porto e città, una relazione da riscrivere: Alberto Cappato racconta il futuro possibile di Genova. Passa (anche) per la balneabilità del Porto Antico

Tra le proposte concrete, il candidato della lista civica “Riformiamo Genova” (che appoggia Silvia Salis) cita l’idea – ispirata da esperienze internazionali come Parigi, Copenaghen e New York – di rendere balneabile una parte dello specchio acqueo del Porto Antico. “In un futuro sempre più segnato da ondate di calore, pensare a luoghi accessibili e attrattivi per residenti e turisti è fondamentale. C’è già un miglioramento nella biodiversità dell’acqua, lo dimostrano studi dell’Acquario”

Non solo turismo, ma infrastrutture, innovazione e un nuovo equilibrio tra città e porto. È questa la visione che Alberto Cappato, ex direttore del Porto Antico (di cui oggi è direttore Innovazione Sviluppo e Sostenibilità) e vicepresidente dell’associazione internazionale Città-Porti, traccia in un’intervista che si trasforma in una riflessione profonda sul ruolo che Genova potrebbe e dovrebbe giocare nel contesto urbano e marittimo globale. Cappato è candidato in “Riformiamo Genova”, una delle liste (di area centrista e riformista) che sostengono la candidata sindaca del campo largo Silvia Salis.

Città-Porto, una relazione da ricostruire
L’associazione Città-Porti nasce negli anni ’80 per affrontare una frattura epocale: quella creata dall’avvento del container, che ha stravolto la logistica e liberato enormi spazi urbani prima destinati al carico e scarico delle merci. L’associazione è una ong che da 30 anni riunisce gli attori urbani e portuali e i loro partner in tutto il mondo. Il suo obiettivo è migliorare il rapporto tra città e porto nel quadro di una cooperazione reciproca per uno sviluppo urbano, portuale ed economico più sostenibile, responsabile e innovativo, ponendo il cittadino al centro della propria azione. Protagonista della globalizzazione, la città portuale è un laboratorio per la città e l’economia di domani, dove è necessario incoraggiare le innovazioni.
“Le città mediterranee – spiega Cappato – sono nate intorno ai porti. A differenza di quanto accade per i nuovi porti – come quelli di Tangeri (Tanger Med) o Gioia Tauro, ad esempio – qui il porto è nel cuore della città, con tutto ciò che ne consegue: inquinamento, rumore, traffico. Ma anche grandi opportunità”.
Oggi l’associazione, che conta oltre 200 membri in tutto il mondo, è guidata dall’ex premier francese e sindaco di Le Havre Edouard Philippe, segno della crescente rilevanza geopolitica delle città portuali. “Una città che vuole contare a livello economico globale deve avere un porto”, sintetizza Cappato.
Genova e le occasioni mancate
E Genova? “È parte di questa rete, ma rischia di non cogliere le opportunità”, afferma Cappato, che lamenta la mancanza di una visione strategica e l’assenza di interlocutori locali pronti a valorizzare le competenze acquisite. “C’è chi preferisce ignorare il valore che questa esperienza può portare, anche per ragioni personali o politiche”.
Tra le proposte concrete, Cappato cita l’idea – ispirata da esperienze internazionali come Parigi, Copenaghen e New York – di rendere balneabile una parte dello specchio acqueo del Porto Antico. “In un futuro sempre più segnato da ondate di calore, pensare a luoghi accessibili e attrattivi per residenti e turisti è fondamentale. C’è già un miglioramento nella biodiversità dell’acqua, lo dimostrano studi dell’Acquario”.
Crociere e turismo: vantaggi o costo sociale?
Sul tema delle crociere, Cappato è netto: “Servono politiche di regolazione. Le grandi navi portano molti passeggeri, ma lasciano poco valore alla città e tanti disagi. Bisogna sedersi ai tavoli con le compagnie e chiedere investimenti e sulla gestione dei flussi turistici. Altrimenti paghiamo i costi senza ottenere i benefici”.
Il vicepresidente dell’associazione internazionale sottolinea anche la disparità tra i croceristi in transito e i turisti culturali: “I primi spendono in media meno di 35 euro, i secondi possono arrivare a 160 euro al giorno. Dunque, servono politiche che puntino su un turismo di qualità”.
Intelligenza artificiale e gestione urbana
Un altro fronte di riflessione è quello dell’intelligenza artificiale. Cappato racconta di un esperimento editoriale condotto con un amico programmatore: “Abbiamo confrontato le nostre opinioni sull’IA e chiesto anche a lei cosa ne pensasse. Ho capito che ha una grande capacità di calcolo, ma non è intelligenza. Il rischio è l’atrofizzazione del pensiero umano”.
Eppure, usata bene, l’IA può essere uno strumento utile per la gestione turistica e urbana. “Può aiutarci a capire le tendenze, profilare i gusti, elaborare itinerari su misura, ma anche a gestire i flussi in città, come quelli del traffico portuale. Immagina pannelli variabili che indirizzano i passeggeri verso i varchi più liberi. Si può fare. Non è fantascienza”.
Uno sguardo verso il futuro
Alla base della visione di Cappato c’è l’idea che solo una città che investe su sostenibilità, innovazione, inclusione urbana e governance integrata tra porto e città potrà affrontare le sfide del futuro. “Genova ha tutto per diventare un modello. Ma serve una classe dirigente capace di guardare oltre il quotidiano, oltre le piccole contese. Serve coraggio e visione”.
Un messaggio che va ben oltre la politica: è un appello a pensare in grande per il bene collettivo.
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