Centro storico, le promesse di Piciocchi, lo stupore di Cosso: «L’Amministrazione comunale ha investito pochissimo su quelle che sono diventate priorità in campagna elettorale»

L’attuale impegno di Piciocchi in occasione della sfida per la poltrona di Palazzo Tursi non è molto diverso rispetto a quello di Marco Bucci risalente a 8 anni fa. Che non è stato attuato se non in minima parte, soprattutto per quanto riguarda le zone di via Pré e via del Campo. La candidata progressista al Municipio Centro Est: «Bisogna riportare i servizi nei quartieri, fare rete con le associazioni, investire negli spazi pubblici, creare condizioni dignitose per chi vuole vivere, lavorare e crescere in questa città. Significa progettare con le persone, non senza di loro»

Le promesse del candidato Sindaco del centrodestra per il centro storico sono un copiaincolla del programma di Marco Bucci di 8 e 3 anni fa. Promesse affidate per la realizzazione prima a Paola Bordilli, poi a Mauro Avvenente, che hanno avuto la delega. Promesse per la maggior parte disattese, soprattutto nella zona a ponente di via Lomellini e piazza Fossatello. Tante iniziative di facciata, feste e festicciole che hanno lasciato il tempo che hanno trovato, poca concretezza, soprattutto nella riapertura delle vetrine dei negozi. Facile piazzare quelli della zona est, che hanno un valore commerciale al di là del cosiddetto “piano caruggi” (pervicacemente scritto con una sola G, per fare “local”), meno bene è andata con quelli delle restanti aree. In via del Campo, ad esempio, il numero delle vetrine aperte è più basso di quello di 8 anni fa. Completamente disatteso l’indirizzo di Marco Bucci, quello di conquistare le aperture sulle principali direttrici di attività di forte richiamo e, perché no, delle grandi firme, in modo da riconquistare passaggio, frequentazione. Si è perpetrato il modello (perdente) che ha visto per diversi lustri rovesciare come in un buco nero i fondi della legge Bersani. Troppe le associazioni che hanno trovato casa nei locali, attività di scarsa attrazione di passaggio, che è quello di cui il centro storico ha assoluta necessità. Salvo poche eccezioni (ad esempio l’Occhialeria Sociale di via Pré) le attività insediate è già un miracolo che bastino a se stesse e diverse hanno giù gettato la spugna. Insomma, il centrodestra, nei fatti, non ha imparato niente dai precedenti errori della sinistra e, anzi, li ha perpetrati: massima spesa, minima resa. C’è poi la questione dei progetti del Pnrr che salvo poche eccezioni procedono a rilento tra mille difficoltà. E c’è il mancato dialogo con i cittadini. Emblematico il caso di piazza Caricamento: un progetto, quello dei vasconi con gli alberi, che i cittadini non volevano perché temevano e temono – ora – che la piazza, molto in ritardo (perché i progettisti avevano dimenticato che sotto ci sono i moli storici, cosa che a Genova sanno anche le pietre) che diventino imbosco per gli spacciatori contro i quali la polizia locale (l’unica cosa in cui la maggior parte dei cittadini riconosce che la destra abbia fatto meglio della sinistra) combatte una guerra senza quartiere al ritmo di tre o quattro arresti a settimana. L’amministrazione aveva promesso che non ci sarebbero state sedute. Ce ne sono 250. Ed è già un accampamento. Ma poco importa, perché l’Amministrazione concede spazio a fiere ad ogni piè sospinto e le bancarelle non vengono sistemate in modo da accompagnare genovesi e turisti verso il centro storico, ma si ergono in fila parallele alla palazzata della Ripa Maris, coprendola e creando una diga al flusso verso la città vecchia. E a chi dopo l’Expo ha lottato perché si abbattessero i cancelli tra l’area turistica e la città vecchia la cosa piace davvero poco.

Ma veniamo alle promesse di Piciocchi: «Nei prossimi anni vogliamo puntare con forza alla rigenerazione del nostro centro storico, patrimonio Unesco che merita un’attenzione sempre più mirata» si legge sulla sua pagina Facebook. I punti: censimento dei locali sfitti (già fatto da anni), rivitalizzazione del sistema delle piazze, piano di potenziamento della sicurezza (l’unica cosa che in questi anni è stata fatta e fatta bene, tra potenziamento della PL (passata da due agenti per turno nei soli due turni diurni a un’ottantina di uomini compreso il Gruppo Operativo Contrasto Stupefacenti che, come si diceva, arresta pusher a nastro, e moltiplicazione delle telecamere), piano straordinario di manutenzione. Ecco, la manutenzione è la nota dolente. In questi anni, l’Amministrazione ha tolto la maggior parte dei fondi ai Municipi e il risultato è stato drammatico in termini di velocità e puntualità degli interventi.
«Leggiamo con stupore le dichiarazioni di Pietro Piciocchi sulla rigenerazione del centro storico – commenta Simona Cosso, candidata presidente Municipio I Centro Est per Silvia Salis sindaca -. Dopo due mandati passati a promuovere grandi opere calate dall’alto e cementificazioni inutili, oggi scopre improvvisamente l’importanza dei locali sfitti, delle piazze, della socialità. In questi anni l’Amministrazione comunale ha investito pochissimo su quelle che sono diventate priorità in Campagna elettorale. Ma dov’era il Comune quando il centro storico veniva abbandonato? Quando le saracinesche chiudevano una dopo l’altra, i quartieri si svuotavano, le piazze si trasformavano in scenari di degrado e insicurezza. Le promesse di oggi smentiscono le scelte di ieri. In questi anni non abbiamo visto rigenerazione urbana, ma consumo di suolo, assenza di regia pubblica, mancanza di visione. Piciocchi parla di legalità e inclusione, ma ha governato lasciando che diseguaglianze e solitudine sociale crescessero. Incrementando la percezione di insicurezza delle cittadine e dei cittadini. Impostando una visione miope del pensiero di chi vive i nostri territori. Per noi rigenerare significa ricucire, non cementificare. Significa riportare i servizi nei quartieri, fare rete con le associazioni, investire negli spazi pubblici, creare condizioni dignitose per chi vuole vivere, lavorare e crescere in questa città. Significa progettare con le persone, non senza di loro. Il Centro Est merita un piano vero, partecipato, che restituisca senso di comunità e diritto alla città. Genova può tornare a essere giusta solo se chi l’amministra sceglie il coraggio dell’ascolto e della cura, non la scorciatoia degli annunci in campagna elettorale».
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