Donna uccisa dalla caduta di una palma, i carabinieri forestali acquisiscono documentazione in Comune, all’Aster e al Municipio Medio Levante

I forestali sono stati delegati ad indagare dal pubblico ministero Fabrizio Givri. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Intanto il Comune e Aster varano un piano per abbattere circa 400 alberi invece dei 200 previsti fino a qualche giorno fa. Intanto Cristina Lodi (Azione) ricorda la sua proposta in Consiglio comunale per l’istituzione di un garante del verde che è rimasta lettera morta e per questo minaccia di rivolgersi al Prefetto.

Il sequestro della documentazione relativa alla manutenzione della palma è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta per la morte della funzionaria regionale cinquantasettenne Francesca Testino, uccisa in piazza Paolo da Novi, alla Foce, il 12 marzo scorso dal crollo di una palma. I militari avrebbero anche ricostruito l’organigramma degli uffici responsabili del verde cittadino.

La documentazione raccolta nel Municipio è relativa alle segnalazioni partite dalla giunta del parlamentino verso Aster per segnalare la condizione della pianta, fortemente inclinata e segnalata da diversi cittadini. Il Municipio, infatti, non ha competenza diretta sulle alberature e aveva trasmesso la segnalazione il 3 maggio dello scorso anno. La palma era stata inserita tra gli alberi da controllare, ma non era tra quelli considerati a rischio di crollo e, quindi, da tagliare. L’ultimo controllo, come ha fatto sapere Aster, era stato eseguito il 20 settembre 2024.
Per tornare all’inchiesta, sembra imminente l’iscrizione di alcuni nomi nel registro degli indagati. Questo consentirà alle persone chiamate in causa di incaricare propri periti che potranno presenziare all’autopsia del corpo della cinquantasettenne dipendente regionale che ha perso la vita.
Intanto, dopo la tragedia di piazza Paolo da Novi, il Comune ha varato un “piano della gestione del rischio” che il vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi ha definito «Piano per la sostituzione degli alberi vecchi».
«I criteri di valutazione sono gli stessi perché non esistono altri protocolli validi e che soprattutto abbiamo dei riferimenti di dati precedenti con cui poter fare dei confronti – ha detto Giorgio Costa dirigente Aster -. Cioè chi fa una valutazione vede dei difetti e valutando e misurando questi difetti va a confrontarli con altri alberi già caduti della stessa specie, ovvero le maschi in piedi, quindi i protocolli di valutazione che poi prevedono queste classi di rischio ma al di là della loro uscita devono avere dei riferimenti certi e su questo c’è una certa scuola a livello nazionale, quindi i sistemi sono consolidati, sono dei protocolli nazionali e noi continuiamo a riproporli, laddove si riesce a fare qualche approfondimento in più siamo ben disponibili, ovvero laddove la pianta vale la spesa, perché di nuovo tutti gli interventi con dei costi elevati valgono se la pianta ha un valore e ha una prospettiva di vita».
«Non abbiamo dei numeri certi – ha detto Costa – Se noi passiamo da un’indagine da 2.000 a 4.000 alberi passeremo a senso, a occhio dalle attuali 200 piante abbattute all’anno a 400 piante all’anno, quindi parliamo comunque di tempi, perché servono dei tempi èer i controlli. È di 4.000 è il totale di piante sulle nuove aree (dove ci sono gli alberi da controllare -. Mentre adesso noi analizziamo circa 2.000 piante all’anno passeremo a controllarne altre 2.000. Noi calcoliamo che mediamente, quando si approfondiscono i controlli, si arriva a un 10% di piante da levare. Quindi si può immaginare un aumento del numero di abbattimenti, ma non è niente di particolare perché ragioniamo sempre su 40.000 alberi. È evidente che ci potranno essere delle zone, come è successo a Brignole, in cui c’è una concentrazione forte di alberi, di piante problematiche, ma spesso la presenza è diffusa. È l’occasione anche per fare una riqualificazione. Il tema dell’abbattimento: noi sono anni che abbiamo sperimentato concretamente che se io ho un viale da rinnovare, non necessariamente avrò tutti gli alberi pericolosi da levare, ma se li levo tutti e li rimpianto tutti ho un risultato poi di crescita dei nuovi impianti molto superiore rispetto all’impianto pericoloso, per cui l’obiettivo di superare la necessità della massima pericolosità, per poter abbattere un albero sicuramente è da perseguire, ma in un’ottica di un reimpianto e di una riqualificazione completa e a questo ci stiamo lavorando, ci abbiamo lavorato e ci lavoreremo sempre di più. L’obiettivo è di dire che in quella zona è inutile tenere due piante che sono moribonde, le levo tutte e le sostituisco tutte e quindi ho tutto un rinnovamento, anche nell’ottica di non sprecare soldi nei controlli. Molto spesso la valutazione di stabilità serve per mantenere le piante, non per abbattere, purtroppo invece siamo passati alla mentalità in cui per toccare la pianta devo fare la valutazione di stabilità e quindi la faccio anche quando so già che la devo levare e questo è un po’ una deviazione del sistema, viceversa la valutazione di stabilità è uno strumento gestionale che mi dice da dove posso andare tranquillo e mantenere quelle piante, ovvero invece devo entrare in un’ottica».
«Quando parliamo di alberi stradali, di alberi in ambienti molto frequentati, spessissimo non abbiamo la possibilità di prevedere puntelli, ovvero tiranti, perché non sappiamo dove attaccarci, perché non abbiamo idea di quali forze sono in gioco – ha proseguito il tecnico -. Sono forze enormi e purtroppo, la palma l’ha dimostrato, è qualcosa di estremamente pesante e difficilissimo da governare. Ma soprattutto facciamo venire meno i meccanismi naturali che l’albero ha di tenersi in piedi, gli alberi sono fatti per tenersi in piedi, si costruiscono per tenersi in piedi, si organizzano per mantenersi, si muovono e oscillano per difendersi dal vento, al momento in cui io metto strutture di contenimento, di mantenimento, automaticamente vado ad alterare la loro capacità di mantenimento in piedi. Le piante che, per esempio, sono appoggiate a muretti “sentono” i muretti che fanno parte della loro stabilità. Infatti se crolla il muretto in certi casi può crollare anche la pianta, quindi le strutture che io metto insieme vanno a interferire pesantemente su sistemi naturali che la pianta usa per tenersi in piedi e che non conosciamo così bene. Per cui quando anche noi mettiamo l’anello su una palma, al momento di una ventosità particolare, non di quella normale, la palma si spezza in corrispondenza dell’anello di tenuta e quindi sono andato ad alterare i suoi movimenti, pensavo di tenerla in piedi, ho accelerato la sua caduta. Si può anche entrare nell’ottica transennare tutta l’area come sta succedendo in certi parchi storici. Si transenna tutta l’area della sua proiezione di caduta e voi capite bene che questi spazi raramente li abbiamo a disposizione. Quindi interveniamo levando la pianta e la sostituiamo. Se l’albero è monumentale allora si può discutere, però vi garantisco che ci sono pochissimi i casi in cui si possono applicare (tirati e protezioni n. d. r.)».
Attualmente, per monitorare e intervenire sulle aree controllate si spendono 400 mila euro l’anno, a cui si aggiungono i costi della protezione e stabilità, i costi dell’abbattimento, i costi dei reimpianti. Lo stanziamento a favore di Aster per il nuovo piano è di un milione di Euro.
«Abbiamo deciso questa misura immediata per potenziare l’attività di controllo del nostro patrimonio arboreo – ha dichiarato Piciocchi – oltre alle risorse tecniche e umane che metteremo in campo, pensiamo sia necessario un cambio di approccio e delle regole di ingaggio. Dobbiamo superare un modello per cui oggi si abbattono gli alberi solo quando emerge un elevato rischio di crollo, al termine di analisi molto complesse, e arrivare alla sostituzione degli alberi anche in ragione della loro età e dei cambiamenti climatici, fenomeni meteorici che stressano ulteriormente le piante. Abbiamo una popolazione arborea molto vecchia, molti esemplari non hanno una prospettiva di vita e vanno pertanto sostituiti, rivitalizzando il nostro patrimonio, inserito anche negli interventi di rigenerazione urbana in atto. Abbiamo effettuato un censimento in questi anni, che non esisteva in passato, e abbiamo definito un piano di gestione del rischio, con un monitoraggio continuo tra zone a più alta e minore densità di frequentazione».
Sono 40.000, per la precisione 39.413, gli alberi censiti vivi sull’intero territorio comunale. Sono 2.182 gli alberi sottoposti ad analisi di stabilità nel 2024 (nel 2023 erano 1.898).
Il monitoraggio sino a oggi operato da Aster, ha spiegato il Vicesindaco facente funzioni, sarà incrementato alla luce delle variazioni climatiche delle ultime stagioni. I dati del centro funzionale Arpal di Genova evidenziano, infatti, come la pioggia degli ultimi trenta giorni è stata 170 mm (64 mm solo nei primi 15 giorni di marzo contro i 250 mm su Genova di media nel primo trimestre dell’anno, degli ultimi 40 anni): dal 1° gennaio a oggi sono piovuti 440 mm (un trend ampiamente sopra la media degli ultimi 30 anni in tutta la regione).
I dati
Alberi presenti in località con vulnerabilità arancione:
Municipio 1 Centro est: 757
Municipio 2 Centro Ovest: 179
Municipio 3 Bassa Val Bisagno: 144
Municipio 4 Media Val Bisagno: 100
Municipio 5 Val Polcevera: 50
Municipio 6 Medio Ponente: 50
Municipio 7 Ponente: 150
Municipio 8 Medio Levante: 392
Municipio 9 Levante: 30
Totale piante: 1852
Nel 2024 sono stati abbattuti 183 alberi sul territorio (reimpiantati 245), 277 nel 2023 (reimpiantati 313).
Alberi totali censiti cimiteri: 4767 totali, 724 VTA (verifica di stabilità) in tre anni nelle sole zone a maggior rischio, 600.000 euro in tre anni di controlli, consolidamenti, abbattimenti, potature ed eliminazione vegetazione arborea infestante.
Intanto, Cristina Lodi, capogruppo in Consiglio comunale del gruppo misto (per Azione) ricorda la sua proposta per l’istituzione di un garante del verde che non avrebbe seguito l’inter nei tempi previsti e per questo minaccia di rivolgersi al Prefetto.
«Un anno fa ho proposto la Delibera di Consiglio Comunale sul garante del verde – dice la consigliera -. Per la quale il Comune avrebbero dovuto rispondere in 45 giorni e avviare percorso in aula e invece solo dieci giorni fa una prima commissione e poi il nulla – dice Lodi -. Ma per fare la task force sono bastate 48 ore dopo la morte ingiusta e tragica di una persona. Forse avremmo potuto tutti segnalare la palma al Garante del Verde se fosse stato istituito? Lo avremmo fatto sicuramente. Una politica a senso unico arrogante e indisponibile. Il ricordo di Francesca deve essere di monito per tutti e spero che la giustizia faccia velocemente il suo corso per dare almeno risposte alla famiglia e a chi le ha voluto bene. Chiederò con forza che la delibera arrivi in aula prima della fine del mandato e mi riconvolgerò al Prefetto».
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