Municipi 2025 

Municipi/Ponente, Frulio: «Ponente condannato a non avere diritto alla bellezza. Obiettivo: la vivibilità»

Consigliere municipale Pd, già assessore del Ponente con diversi incarichi, tra cui quello ai lavori pubblici, Matteo Frulio ha ottenuto alle ultime consultazioni 500 voti per il Municipio, secondo in tutta Genova. Affronta il tema delle manutenzioni, della pulizia, della passeggiata, del ruolo dei Municipi. È il nome più quotato come candidato alla presidenza del Ponente per il centrosinistra

Due i nomi che girano: quello di Rita Bruzzone, consigliera comunale, che però preferirebbe candidarsi di nuovo alla Sala Rossa di Tursi, poi quello di Matteo Frulio, una solida esperienza nell’ambito del parlamentino dell’estremo occidente della città. Gli abbiamo chiesto la sua opinione sulla situazione attuale e l’orientamento per il futuro.

Ciò che emerge tra cittadini è la constatazione che il tanto annunciato cambio di passo nelle manutenzioni non c’è stato. Le strade sono sporche, gli interventi di manutenzione ordinaria sono sottoposti a lungaggini incomprensibili. Quelli straordinari invece passano dal Comune centrale e il Municipio ha ormai solo una funzione consultiva. Le decisioni non sono univoche e questa cosa è stata denunciata dalla stessa maggioranza di centrodestra.

Il sistema non funziona. A partire dal 2018, quando ero nel mio secondo anno di assessorato, ai municipi sono stati tolti soldi e competenze. Siamo passati in un solo anno di amministrazione Bucci da quasi due milioni di euro di fondi, al solo fondo ordinario. I municipi hanno perso la possibilità di decidere sugli accordi quadro territoriali e, senza quei 500mila euro all’anno, dati precedentemente dall’assessore Crivello, è stato impedito anche di realizzare dei progetti propri e delle riqualificazioni come quelle messe in opera nel centro storico di Voltri o per la ringhiera di tutta la passeggiata di Pegli.

Se si guarda ai progetti che stanno per concludersi, basta andare a prendere le delibere e i verbali dei tavoli per constatare che i progetti come la piscina di Voltri sia del 2016 e che le riqualificazioni di Palmaro nascano con tavoli a cui partecipava la giunta di centrosinistra nel 2019. A dirla tutta, le pavimentazioni sono state lanciate proprio dal presidente Claudio Chiarotti, quando ero assessore alle manutenzioni, e vengono fuori dai confronti realizzati con i cittadini proprio in quegli anni. Erano previste e contabilizzati sia il centro storico sia i marciapiedi. 

La difficoltà è palpabile proprio nei consiglieri dell’attuale maggioranza di centrodestra. Perché alla fine, se la gente vede le delegazioni sporche, transenne ovunque, lavori a rilento, non va a Palazzo Tursi a protestare. Giustamente le persone vedono nel Municipio il primo luogo con cui confrontarsi e a cui chiedere gli interventi minimi. Si pensi a Fabbriche e ad un semaforo ormai presente da mesi per uno smottamento sulla via che collega tutta la vallata e su cui non è stato fatto alcun intervento. Forse lo sbaglio è stato pensare a progetti impossibili invece di guardare a quello che compete il municipio: le manutenzioni ordinarie e la vivibilità delle persone. 

Lo sbaglio è stato quello di illudere la gente con progettazioni faraoniche, sicuramente interessanti ma poco realistiche con i finanziamenti realmente disponibili. La prima grande bugia è stata raccontata con i fondi Pinqua per la lama d’acqua davanti a Palmaro. La giunta Bucci e quella dell’attuale Municipio sapevano benissimo che i tempi erano strettissimi e che erano ancora in corso i lavori per il viadotto del PSA e lo spostamento dell’asse ferroviario. Palmaro ha bisogno della continuità con la Fascia di Rispetto di Pra’. Non sono stati fatti tavoli ad hoc con ferrovie e con gli enti preposti. E il risultato è quello che vediamo oggi. Fondi di Palmaro girati sulle pavimentazioni e fuori dal quartiere. Una bugia e tanto fumo negli occhi. Palmaro invece ha bisogno di avere una continuità con la fascia di Rispetto. Bastava quello e bastava dire la verità sulle tempistiche. La stessa cosa è accaduta per la passeggiata di Voltri. Devastata due anni fa e ancora in uno stato pietoso. 

La passeggiata di Voltri ha bisogno di una sola cosa: le difese a mare già pensate nel 2008, riprese poi dall’assessore ex PD Renata Briano nel 2013. Progetto abbandonato con l’arrivo di Toti in Regione. Da allora abbiamo assistito a interventi discutibili, tra i quali il ripascimento fatto con i fanghi della foce del San Pietro e che hanno creato una vera e propria crosta sulla spiaggia. Per una sola cosa i voltresi ringraziano le mareggiate: per il fatto che si stanno portando via progressivamente quella crosta indegna. 

La progettazione per il ripristino della passeggiata di Voltri, così come altre progettazioni, ad esempio quelle del casello di Pegli a Multedo  sono stati subiti dalla popolazione che non è stata resa partecipe del processo progettuale stesso. All’Associazione Utrimare, coconcessionaria della passeggiata e che ha una parte della manutenzione ordinaria a suo carico, non è stato nemmeno consegnato il progetto se non durante la seduta di Commissione municipale che come opposizione abbiamo chiesto più volte. Per Multedo la situazione è simile. L’uscita progettata così com’è distruggerebbe le uniche aree collettive del quartiere, aree verdi e di gioco indispensabili per la vita della delegazione che ha visto demolita anni fa la piscina Nico Sapio e che sta vedendo un cantiere infinito per la nuova struttura sportiva mai terminata.

Su Multedo l’idea è chiara. I depositi vicino alle case non possono starci. La bugia raccontata da Marco Bucci è stata quella che questo problema lo avrebbe risolto con un battito di ciglia, spostando le pedine come se l’amministrazione fosse un gioco da tavolo. Forse un tavolo con Autorità di Sistema Portuale e cittadinanza avrebbe potuto individuare probabilmente degli spazi idonei più concreti, esattamente come dimostrato dalla sentenza del Tar. Invece si è usato il Ponente con il concetto di divide et impera, mettendo due quartieri, Multedo e Sampierdarena, in difficoltà, l’uno contro l’altro. Il ponente invece deve essere unito in questa lotta, senza più prese in giro. Quando si hanno persone e territori e altri enti con cui avere a che fare, chi dice che tutto è semplice e risolvibile con uno schiocco di dita, mente. Tutta l’opposizione in comune e nel municipio ha lottato affinché le aree dismesse dell’Eni tornassero al quartiere, magari con una progettazione partecipata.

Per ciò che riguarda la sicurezza sarebbe già un ottimo inizio ripristinare i tavoli di sicurezza municipale a cui partecipavano i rappresentanti delle forze dell’ordine e che si svolgeva in municipio. Prima del 2020 il Municipio era chiamato anche in Prefettura per relazionare e porre problemi. Tutto si è perso con decisioni discutibili.

Chiunque amministrerà il territorio nel futuro dovrà tenere conto prima di tutto della vivibilità. Sentire i bisogni dei cittadini e le loro aspirazioni. Sono cose apparentemente semplici che però l’attuale gestione politica ha messo in secondo piano. Come le grandi promesse per l’apertura di negozi e per i servizi sanitari nei quartieri collinari. 

Sembra quasi che nel Ponente ci si sia dimenticati del diritto a vivere in un quartiere che non sia soffocato dal traffico, ad avere dei marciapiedi puliti o valorizzati, dei giardini ordinati e fioriti. E’ nelle piccole cose che i cittadini vedono dignità. Sembra quasi che il ponente debba essere condannato a non avere diritto alla bellezza. Non è così, e penso che sia arrivato il tempo di reagire con forza ad anni di promesse mancate e bugie ad uso elettorale. 


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