Comunali 2025 

Campagna elettorale, battaglia su rifiuti e sull’inceneritore. Scontro anche sulla Tari da pagare in anticipo

Polemiche tra candidati sindaci. Salis (centrosinistra): «Venga fatta chiarezza sul rischio dell’aumento della tassa». Piciocchi (centrodestra): «Chi è contro gli impianti dica come intende ridurre la Tari». Candia (Avs): «No all’impianto per la combustione dei rifiuti. Serve un impegno a lungo termine che promuova la raccolta differenziata, il riciclaggio, il riuso, il compostaggio e l’economia circolare». Natale e Arboscello (Pd): «Il termovalorizzatore nessuno lo vuole sul proprio territorio, nemmeno Piciocchi»

“Il Comune di Genova fa cassa sui cittadini e oltre alla Tari più alta d’Italia chiede il pagamento in anticipo a soli tre mesi dall’ultimo versamento – aveva detto ieri Silvia Salis, candidata sindaca del centrosinistra  -. Perché questa richiesta anticipata? Quale sarebbe stata l’emergenza che lo scorso anno ha portato l’amministrazione a chiedere la riscossione prima? Non sentiamo altro che annunciare opere faraoniche da centinaia di miglia di euro, investimenti per l’ordinaria amministrazione fatti passare per piani Marshall e poi però ai cittadini si chiede la Tari in anticipo. Una situazione inaccettabile. Sono molto preoccupata dei conti che troveremo in Comune, perché si promettono finanziamenti a destra e a manca, ma con quale risorse?».

«Il Comune non deve vessare i cittadini ma ha il dovere di tutelarli, per questo chiediamo anche che al più presto si faccia chiarezza sul rischio di un ulteriore aumento della tassa sui rifiuti, perché se è vero che il contratto onnicomprensivo (che comprende sia lo smaltimento dei rifiuti sia tutti gli altri servizi) sembrerebbe non preveda un aumento dell’iva dal 10 al 22 per cento, è anche vero che manca un documento che lo attesti nero su bianco. Bisogna assolutamente scongiurare questo scenario: un possibile aumento dell’iva sulla Tari, che è già la più alta d’Italia, sarebbe uno schiaffo ai cittadini – aveva aggiunto la candidata sindaca -. Piciocchi poi si esprima sull’inceneritore. Vuole sempre portarlo a Scarpino? Bucci prima della campagna elettorale aveva detto che lo voleva a Genova, quindi Scarpino. Poi il silenzio. È giunto il momento che dicano chiaramente ai cittadini cosa vogliono fare, perché le scelte dell’amministrazione ricadono sul futuro della città»

«Nei giorni scorsi la Giunta comunale di Genova ha dato mandato ad Amiu di partecipare alla manifestazione di interesse indetta da Regione Liguria per la realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti – risponde oggi il candidato sindaco del centrodestra, Pietro Piciocchi -. Una decisione che ha immediatamente scatenato le reazioni di parte delle opposizioni, contrarie a qualunque ipotesi di impianto di incenerimento e di trasformazione dei rifiuti in energia. Eppure, proprio questi impianti – come è noto – sono presenti e operativi nei Paesi più avanzati al mondo in tema di tutela ambientale. Strutture moderne che, grazie alla produzione e vendita di energia, consentono un notevole abbattimento dei costi e, di conseguenza, una significativa riduzione della Tari per cittadini e imprese. A Roma, ad esempio, il sindaco Roberto Gualtieri – espressione del Partito Democratico – è oggi tra i più convinti sostenitori della realizzazione del grande termovalorizzatore della Capitale, arrivando a dichiarare pubblicamente che, grazie alle moderne tecnologie, “produrrà meno inquinamento di una strada trafficata. Un duemillesimo di un cucchiaio di farina, questa è la quantità di polveri”, parole dello stesso Sindaco di Roma. Proprio nei giorni scorsi, da Genova, la candidata della sinistra ha parlato di Tari e del suo impegno a ridurla. Un annuncio che lascia spazio a più di una domanda. Intanto, le sarebbe utile far chiarezza con il suo stesso schieramento politico, dal momento che la bolletta che oggi pagano i genovesi è gravata ancora dal buco da 180 milioni di euro lasciato in eredità dalla Giunta Doria. Poi, nel merito: pensa anche lei, come Gualtieri, che il termovalorizzatore sia l’unica soluzione seria per ridurre davvero la Tari? È d’accordo che AMIU partecipi alla gara regionale per la realizzazione dell’impianto? E cosa risponde ai partiti della sinistra che fanno parte della sua coalizione e che da sempre si oppongono ad ogni progetto di questo tipo? Domande concrete, perché la realtà impone pragmatismo e soluzioni chiare. Anche con l’aumento della raccolta differenziata – che resta un obiettivo fondamentale, pur con le evidenti complessità di una città come Genova – ci sarà sempre una quota di materiale non recuperabile. Come intende trattarla? Qual è la sua proposta sul piano impiantistico per chiudere davvero il ciclo dei rifiuti? E soprattutto: come pensa di ridurre il costo della TARI per i genovesi? Perché è venuto il tempo di abbandonare gli slogan, di smettere di lanciare sassi e fare promesse senza prospettiva. È il momento delle risposte chiare, delle proposte serie, del rispetto per gli elettori che, fra pochi mesi, saranno chiamati a scegliere chi dovrà guidare Genova. Perché Genova non può permettersi di tornare indietro e di assistere agli interminabili psicodrammi, tipici di questa sinistra, sulle grandi scelte di cui necessita la Città».

Selena Candia, capogruppo di AVS in consiglio regionale, ribadisce la ferma contrarietà alla realizzazione di un impianto per la combustione dei rifiuti. «Le parole di Piciocchi sull’inceneritore sono prive di qualsiasi fondamento. Nella città di Genova, la raccolta differenziata si ferma al 51,4%, un dato ben al di sotto dell’obiettivo del 65% fissato per legge già dal 2012. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo ha comportato il versamento lo scorso anno da parte del Comune di Genova di una multa di 251 mila euro alla Regione Liguria. Nel 2023, la produzione totale dei rifiuti urbani in Liguria è cresciuta di quasi duemila tonnellate rispetto all’anno precedente», ricorda Selena Candia. «In Liguria, nel 2023 sono stati prodotti rifiuti indifferenziati per 327 mila tonnellate. Il termovalorizzatore che vuole fare la Regione, in accordo con il Comune di Genova, è da 320 mila tonnellate: questo significa che se aumentiamo la raccolta differenziata, non sapremo come alimentarlo e l’unico modo per farlo funzionare diventa importare rifiuti da altre regioni”, sottolinea la capogruppo di AVS in consiglio regionale – prosegue Candia -. Non è vero che col termovalorizzatore si abbasserà la Tari: anzi, come dimostrano gli impianti di altre città, i costi di realizzazione sono messi nella bolletta. E poi non si capisce dove possa essere realizzato, visto che mancano gli spazi e il sito di Scarpino si è mostrato già critico per la realizzazione del trattamento biologico-meccanico. Per chiudere il ciclo in modo circolare senza fare un termovalorizzatore e senza usare le discariche, serve un impegno a lungo termine che promuova la raccolta differenziata, il riciclaggio, il riuso, il compostaggio e l’economia circolare. È necessario investire in infrastrutture, educare la popolazione e collaborare tra i diversi attori sociali ed economici per rendere il sistema di gestione dei rifiuti più sostenibile».

Ieri Piciocchi, che è vicesindaco fante funzioni, ha detto che il termovalorizzatore per la chiusura del ciclo dei rifiuti non sarà realizzato a Scarpino. La giunta comunale ha approvato le Linee di indirizzo ad Amiu Genova spa per la partecipazione alla manifestazione di interesse regionale per la realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti a carattere regionale.

«Le linee guida – ha spiegato il facente funzioni sindaco Pietro Piciocchi – danno il mandato ad Amiu di partecipare alla manifestazione di interesse regionale che rappresenta un’opportunità per il rafforzamento della società e per lo sviluppo di un’infrastruttura strategica per la città e per l’intera regione nella chiusura del ciclo dei rifiuti con un impianto di incenerimento che, voglio chiarirlo subito, non sarà realizzato a Scarpino. Oggi Amiu è un’azienda che si occupa solo di raccolta di rifiuti: vogliamo che gestisca anche l’impiantistica, con un ruolo da protagonista magari in jointventure con altri soggetti».

La Regione Liguria ha approvato in data 06/02/2025 la Delibera di Giunta Regionale n. 71 con la quale ha stabilito indirizzi generali e vincolanti per Agenzia Regionale Ligure per I Rifiuti (da qui ARLIR) in merito alla pubblicazione di una manifestazione di interesse per la realizzazione di un impianto finale a carattere regionale per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Scarpino e la Valpolcevera erano i due siti genovesi possibili dei cinque siti individuati dal Rina per la possibile localizzazione dell’impianto attraverso un’analisi tecnico scientifica: le altre aree sono Valle Scrivia, Vado-Quiliano, Cairo Montenotte e Cengio.

«Marco Bucci e Giacomo Giampedrone (rispettivamente presidente e assessore all’ambiente della Regione n. d. r.) hanno fatto tombola: bocciati su tutta la linea. Non è rimasto nessuna localizzazione di quelle indicate dallo studio del Rina. Per quanto riguarda la chiusura del ciclo dei rifiuti, dopo la levata di scudi di tutti i sindaci, sia di centrodestra sia di centrosinistra, della Valbormida, oggi si aggiunge il no di Picciocchi sul termovalorizzatore a Scarpino – dicono i consiglieri regionali Pd Davide Natale, vicepresidente Commissione Ambiente, e Roberto Arboscello -. Un vero e proprio schiaffo all’amministrazione regionale di centrodestra e a Bucci che aveva candidato Genova tra i siti pronti ad accogliere il termovalorizzatore. Alla fine, dei cinque luoghi individuati dallo studio di Rina, nessuno trova il parere favorevole degli amministratori, che è uno degli elementi caratterizzanti della manifestazione di interesse pubblicata dall’agenzia regionale dei rifiuti, che chiedeva proprio che i soggetti promotori dovevano avere il parere favorevole delle amministrazioni. Anche se Lo schiaffo politico dato a questa giunta dagli amministratori locali è molto pesante. Nulla servirà chiamare alla responsabilità o alla solidarietà politica da parte di Bucci nei confronti dei sindaci di centrodestra. Senza un confronto preventivo non si passa. Bisogna cambiare radicalmente il modo di affrontare il tema dei rifiuti, bisogna aprire un confronto con le regioni vicine per capire quali siano le reali esigenze, per lo smaltimento dei rifiuti, di un’area più vasta e come eventualmente trovare sinergie tra territori diversi. Gli annunci a vuoto, le prese di posizione, lo sbeffeggiamento dell’opposizione, anziché una leale collaborazione, porta a questi risultati: non sapere dove collocare l’impianto. È il fallimento della pianificazione regionale, è il fallimento di questa giunta a guida Bucci. Lo studio commissionato e pagato profumatamente dalla Regione per individuare queste localizzazione si è rivelato un nulla di fatto e anche di questo se ne dovrà occupare la Corte dei conti, oltre a capire come possa gestire le gare un’Agenzia che non ha nessun dipendente».

intanto i genovesi, in questi giorni, hanno avuto la non gradita sorpresa di trovarsi nella cassetta della posta la bolletta della Tari con due mesi anticipo rispetto al consueto. Sui social infuriano le polemiche. Per l’anno 2025, gli avvisi di pagamento dell’acconto Tari 2025 vengono distribuiti nel mese di marzo. Anche per l’anno 2025 la Tari sarà riscossa in acconto e saldo.

Utenze Domestiche – ACCONTO

1° rata o unica soluzione: 30 marzo 2025
2° rata: 30 aprile 2025
3° rata: 30 maggio 2025

Utenze Non Domestiche – ACCONTO

1° rata o unica soluzione:15 aprile 2025
2° rata: 15 maggio 2025
3° rata: 15 giugno 2025
4° rata: 15 luglio 2025

«L’anticipo di due mesi dei termini di pagamento è legato a sollecitazioni da parte del ministero delle Finanze e all’esigenza posta dalla Ragioneria dello Stato di migliorare le performance di riscossione delle entrate, evitare difficoltà di gestione di cassa e accantonamenti di somme al fondo rischi, tutte situazioni che producono danni rilevanti ai cittadini, diminuendo le risorse a beneficio dei servizi ovvero imponendo di chiedere prestiti alle banche con oneri a carico dei contribuenti – aveva commentato ieri l’assessore comunale all’ambiente Mauro Avvenente -. Avere anticipato di due mesi un termine, comunque dovuto, non porta alcun effetto negativo: a giugno ci sono già scadenze fiscali importanti e si evitano accavallamenti. Invito le opposizioni e paracadutati vari in campagna elettorale a studiare». L’effetto negativo le famiglie lo sentono eccome, perché si programmano le spese necessarie facendo i conti con il proprio bilancio e l’uscita per la Tari è pari – per la maggior parte degli utenti – a diverse centinaia di euro. Forse non cambia nulla per chi ha ricchi conti in banca a disposizione, ma per i tanti che faticano ad arrivare a fine mese il problema dell’anticipo esiste eccome. Dire che anticipare il termine «non porta alcun effetto negativo» suona un po’ come quando Maria Antonietta pare abbia detto dei cittadini francesi che facevano la fame: «Non hanno pane? Che mangino delle brioche».


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