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Comune, fiaccolata per l’Ucraina e sala di Tursi per film filorusso. Azione chiede coerenza: «Annullate la proiezione»

Il corteo organizzato dal Comune con la comunità ucraina si è snodato da via XX Settembre a piazza Matteotti con i notabili dell’Amministrazione in prima fila, vicesindaco facente funzioni in testa. Cristina Lodi, per il partito di Calenda, sottolinea che per venerdì prossimo il Comune ha concesso una sala del palazzo di via Garibaldi per la proiezione di un film che «mira a diffondere le narrazioni del Cremlino sugli eventi in Ucraina del 2014, giustificando – con tesi ampiamente confutate da istituzioni giuridiche internazionali – l’invasione su larga scala dell’Ucraina»

Questa sera lo schermo della Regione Liguria si è illuminato con i colori della bandiera ucraina e i ringraziamenti della comunità alla città di Genova e alla Liguria con la scritta “Noi non siamo soli, grazie Liguria”.
A tre anni dall’inizio del conflitto la comunità ucraina a Genova ha sfilato questo pomeriggio dal ponte monumentale, sotto l’abbazia di Santo Stefano, fino a piazza Matteotti, con una sosta in piazza De Ferrari per un momento di raccoglimento e di condivisione con tutta la cittadinanza. Una fiaccolata di sostegno e di ringraziamento culminata con alcune immagini sullo schermo della Regione Liguria e con i discorsi in piazza Matteotti.

Presenti il vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi, l’assessore regionale Massimo Nicolò, il presidente del consiglio regionale Stefano Balleari, il presidente del consiglio comunale Carmelo Cassibba, gli assessori comunali alla Sicurezza Sergio Gambino e al Sociale Enrico Costa, Patrizia Altobelli in rappresentanza di Città Metropolitana, il presidente del Municipio III Bassa Valbisagno Angelo Guidi, l’assessore del Municipio Centro-Est Stefania Cosso. Era presente anche la candidata sindaca Silvia Salis.

Anche Azione ha partecipato alla fiaccolata e non può fare a meno di sottolineare l’atteggiamento cerchiobottista di Tursi che sfila con gli ucraini ma poi dà spazio alla propaganda filorussa. «Chiediamo al Comune di Genova oggi in fiaccolata di sospendere la proiezione di un film filo russo che si dovrebbe tenere nel salone di rappresentanza di Tursi venerdì . Proiezione autorizzata proprio dal Comune stesso con la concessione della sala di rappresentanza – si legge in una nota -. Abbiamo richiesto la sospensione della proiezione per dare un segnale vero al di là delle parole. Speriamo che questo accada nei prossimi giorni».

La Capogruppo del gruppo misto per Azione Cristina Lodi ha scritto al Vicesindaco reggente e al Presidente del Consiglio: «Apprendo con turbamento che il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, sala “simbolo” della città, sarà sede di un’iniziativa di spiccata caratterizzazione filorussa, che rispecchia quella narrazione che Vladimir Putin continua da anni a raccontarci. La conferenza, organizzata da un consigliere comunale (Mattia Crucioli di Uniti per la Costituzione n. d. r.), si dovrebbe tenere il prossimo 28 febbraio e prevede la proiezione del docufilm “Maidan, una strada verso la guerra”, che mira a diffondere le narrazioni del Cremlino sugli eventi in Ucraina del 2014, giustificando – con tesi ampiamente confutate da istituzioni giuridiche internazionali -l’invasione su larga scala dell’Ucraina. L’Unione europea e l’Italia hanno dall’inizio condannato l’aggressione militare russa contro l’Ucraina e hanno chiesto alla Russia di cessare l’azione militare, rispettando l’indipendenza dell’Ucraina all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti. Per questi motivi, il diniego da parte del Comune di Genova di diffondere contenuti falsi che incitano all’odio verso la popolazione ucraina e giustificano l’aggressione di uno Stato sovrano è moralmente doveroso e pienamente rispettoso delle misure europee. Questo è accaduto in diversi Comuni d’Italia, che hanno negato i propri spazi per la proiezione di questo docufilm. Come segretaria regionale di Azione e come consigliera comunale sento il dovere morale di segnalarVi quanto sopra, affinché la proiezione prevista venga revocata, evitando di legittimare un evento chiaramente propagandistico».


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