Ducale, primavera senza grandi mostre di richiamo. Nell’appartamento del Doge la “personale” dell’artista vivente Giorgio Griffa

Per ottobre si parla, senza fornire particolari, di una mostra sulle balene, partendo da una prevedibile Moby Dick di Melville. Confermate le consuete rassegne “La storia in Piazza”, Festival di Limes, Book Pride e Festival della Scienza

La tradizionale “grande mostra di primavera” quest’anno, per la prima volta dall’avvio della Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale, non ci sarà. È prevista invece, nientemeno che nel prestigioso appartamento del Doge dove in passato hanno trovato posto le opere, tra gli altri, Rubens, di Modigliani, di Warhol, di Munch, di Mirò, di Van Gogh e di Gauguin, una mostra del pittore, contemporaneo e vivente, Giorgio Griffa, già proposto nel 2017 dall’attuale direttrice del Ducale, Ilaria Bonacossa, ad Artissima una elegante fiera, la principale mostra-mercato italiana di arte contemporanea, di cui all’epoca era direttrice.

«Una grande monografica di un artista che ha scritto la storia dell’arte italiana attraverso una pittura poetica, astratta e performativa, dove il gesto e il segno trasportano il pubblico in un’esperienza sospesa fuori dal tempo”» si legge sul pieghevole presente online sul sito del Ducale, che si ferma al prossimo marzo. Per “grande monografica” si intende, di fatto, quella che in una galleria privata si chiamerebbe “personale”, solo che verrà allestita nello spazio espositivo più prestigioso della città, con soci fondatori pubblici (Comune e Regione). Basta dare un’occhiata per capire che il valore economico e la capacità attrattiva delle opere dell’artista non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle delle pietre miliari dell’arte elencate sopra. Insomma, sarà una mostra dichiaratamente “di nicchia” e, come tale, non certo attrattiva come le grandi mostre del passato. E questo nonostante che nello statuto si legga che «La Fondazione promuove la crescita culturale della comunità locale, anche allo scopo di contribuire allo sviluppo sociale ed economico del territorio genovese e ligure», intenzione scritta nero su bianco e che al momento viene palesemente disattesa. La nicchia non sostiene l’economia e questa rischia di essere proprio una nicchia piccola piccola.
L’anticipazione di questa mostra ad alcuni media ha fatto sobbalzare sulla sedia proprio il tessuto economico genovese, ad esempio quegli albergatori che, grazie ad una convenzione annosa col Comune, raccolgono la tassa di soggiorno che pagano i clienti, evitando all’ente pubblico una complessa e costosa organizzazione per l’esazione. In cambio, l’Amministrazione comunale si impegna a concordare con loro la destinazione dei fondi, di cui una fetta finisce proprio al Ducale, attraverso quello che si leggeva a bilancio, come “contributo grandi mostre”. Se la grande mostra, di fatto, non c’è, come la prenderanno le aziende dell’ospitalità, che già lo scorso anno avevano minacciato Tursi di mandare a monte la convenzione visto che sul tavolo era arrivato, bello e pronto, un pacchetto di spese non concordato?
«Con oltre 50 anni di pittura, Giorgio Griffa (Torino, 29 marzo 1936) annovera tre Biennali di Venezia (nel 1978, 1980 e 2017) e oltre 200 mostre personali in musei e istituzioni di tutto il mondo, tra cui quelle organizzate da Ida Giannelli, negli anni ‘70-‘80, proprio a Genova alla SamanGallery – si legge nel pieghevole del Ducale a proposito del pittore che monopolizzerà l’Appartamento del Doge nel periodo di maggiore affluenza turistica della città -. Le opere esposte nell’Appartamento del Doge dialogano con la storia e l’architettura dell’edificio, presentando grandi tele, opere su carta e installazioni, tra cui un omaggio a Montale nell’anno che celebra i 100 anni di “Ossi di seppia”».
Filo rosso annunciato del programma dell’anno in corso sarà, secondo Bonacossa, proprio la contemporaneità. «Un anno che definirei “policromo” – ha detto la direttrice – con mostre stimolanti, festival e cicli di incontri in grado di suscitare partecipazione e dibattito, presentazione di libri e, più in generale, la capacità di Palazzo Ducale di stare al centro della scena culturale non soltanto cittadina».
Se da una parte è legittima una offerte di arte contemporanea, che tenga però conto – vista la natura del Ducale – di processi di avvicinamento del pubblico al contemporaneo stesso, dall’altra parte una tale egemonia di offerta (la grande mostra di richiamo sostituita da una “monografica di nicchia”) esclude di fatto la grande partecipazione del pubblico agli eventi. Se non c’è condivisione si parla solo all’élite e quindi certo l’esposizione non si può dire inclusiva. Né sul piano culturale né su quello economico della città: sul turismo non campano solo le strutture ricettive, ma anche ristoranti e locali.
«L’attenzione al contemporaneo – ma non solo – innerva anche l’altra grande mostra nell’Appartamento del Doge, che verrà inaugurata in ottobre – si legge sulla nota di Palazzo Ducale -. Moby Dick la balena prende le mosse dal celebre romanzo di Melville e ripercorre attraverso un lungo viaggio che approda dall’antichità all’arte contemporanea la storia di un mito e delle sue suggestioni». Non si conoscono ulteriori particolari salvo la strascontata ispirazione. La speranza è che al di là delle nostre di nicchia e del tema del mare e dei pesci, certamente caro al presidente Beppe Costa, presidente e amministratore delegato di Costa Edutainment Spa che ha tra le proprie attrazioni l’Acquario di Genova e gli Acquari di Livorno e Cattolica, il risultato del programma presentati non deluda le aspettative degli operatori economici cittadini. È lo stesso Costa a dire «sono fermamente convinto che la cultura, oltre a rappresentare un valore in sé, costituisca un eccezionale strumento per la valorizzazione del territorio. E con “valorizzazione” non intendo soltanto l’aspetto economico – che comunque non deve essere dimenticato – ma anche un’idea strettamente collegata alla crescita civile di una comunità». Le rassegne confermate, “La storia in Piazza”, Festival di Limes, Book Pride e Festival della Scienza, da sempre assolvono al dovere del contenitore della cultura cittadino di crescita che, più che “civile” noi preferiamo chiamare culturale in senso lato. Bisognerà vedere se, senza una grande mostra (quella di primavera non lo è con certezza, quella di ottobre non si può valutare perché manca praticamente ogni informazione utile), il programma proposto assolverà al dovere di contributo alla crescita economica della città, scritto a chiare lettere sullo statuto della Fondazione.
Le mostre, anche quelle grandi, hanno bisogno di promozione, soprattutto fuori Genova, in Italia e all’estero, e la promozione normalmente comincia mesi e mesi prima. Quella di primavera, ad oggi, non risulta sia stata promossa e tantomeno si è mai parlato della mostra sulle balene di ottobre.
Previste nel 2025 anche alcune esposizioni fotografiche. La mostra delle immagini vincitrici della World Press Photo Foundation di Amsterdam, che coprono una vasta gamma di temi, dall’attualità alla cultura, e affrontano questioni sociali e ambientali, si terrà nella Loggia degli Abati tra maggio e giugno. In questa esposizione, sarà possibile ammirare le opere di Iole Carollo, Anna Positano e Delfino Sisto Legnani, in occasione del centenario della prima pubblicazione di “Ossi di seppia”. Dal 9 maggio al 29 giugno, nel sottoporticato, si potrà visitare anche la mostra “Jacopo Benassi – Libero”, che presenta una serie di grandi installazioni e produzioni inedite, sollevando interrogativi sul ruolo della fotografia e sulla sua capacità di affrontare il contemporaneo. Questa parte dell’esposizione sarà disponibile da luglio a settembre alla Loggia degli Abati. Infine, gli scatti di Paolo di Palo saranno presentati nel Sottoporticato ad ottobre.

Aggiornamento: l’immagine della balena inviata dal Ducale può regalare qualche indizio. Viene da qui.
In occasione del programma pubblico correlato alla mostra Of Whales di Wu Tsang, il film MOBY DICK; or, The Whale è stato proiettato nell’Auditorium del Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid dal 25 febbraio al 6 maggio 2023.
Il museo ha proiettato il lungometraggio muto MOBY DICK; or, The Whale , basato sul grande romanzo del 1851 dello scrittore americano Herman Melville. In questo adattamento cinematografico, scritto dall’artista e regista qatariota-statunitense Sophia Al-Maria e diretto dall’artista Wu Tsang, la narrazione è intervallata da estratti letti da uno dei personaggi del romanzo, il Sub-Sub-Bibliotecario, qui interpretato dal poeta Fred Moten. Questi estratti servono a introdurre alcune delle sottotrame del romanzo, come la resistenza alla gerarchia stabilita tra l’equipaggio della baleniera e da parte di “marinai, rinnegati e naufraghi”, come li ha descritti lo storico afroamericano CLR James (1901-1989).
Il film, che Wu Tsang aveva originariamente concepito per essere accompagnato da un’orchestra dal vivo, è stato prodotto dalla Schauspielhaus di Zurigo con la collaborazione di Moved by the Motion ed è stato commissionato da TBA21-Academy insieme a LUMA Foundation, Superblue, Harwig Art Foundation, The Shed, DE SINGEL e The Whitney Museum of American Art. In concomitanza con l’inaugurazione al museo della mostra Wu Tsang. Of Whales, la versione originale è stata presentata il 20 e 21 febbraio 2023 al Teatro Fernando de Rojas del Círculo de Bellas Artes di Madrid, con musica dal vivo eseguita dall’Orquesta Clásica Santa Cecilia, un evento che beneficia del sostegno dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.
La versione cinematografica, realizzata con la collaborazione della Zürcher Kammerorchester, poteva essere vista durante la durata della mostra in diverse proiezioni giornaliere il martedì e il sabato nell’Auditorium del museo, con testi in inglese e sottotitoli in spagnolo.


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