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Dalla Regione quasi 2 milioni di euro per compensare gli allevatori che perdono animali perché predati dai lupi

Il bando tiene conto anche delle misure di prevenzione messe in atto dagli allevatori, perché prevenire si può. Ecco come

La Regione Liguria ha previsto uno stanziamento di oltre 1,86 milioni di euro in cinque anni per sostenere gli allevatori liguri contro i danni causati dai predatori. Si tratta di fondi provenienti dal nuovo CSR 2023/2027, il Complemento regionale per lo Sviluppo rurale (ex PSR).

Il lupo (Canis lupus) si alimenta principalmente di prede selvatiche (Marucco et al., 2010), ma in determinate circostanze può anche attaccare il bestiame domestico. Le strategie per impedire al lupo di predare gli animali domestici si fondano sul principio di ridurre al minimo le situazioni che potrebbero facilitare l’attacco del predatore e sull’implementazione di misure di protezione specifiche. Queste misure variano in base al tipo di pascolo o allevamento e producono risultati ottimali quando utilizzate in maniera combinata. Tra gli animali domestici, le specie più frequentemente vittime di predazione sono gli ovini, seguiti dai caprini e, in misura minore, dai bovini e dagli equini.

Queste le situazioni più a rischio:

  • animali liberi al pascolo senza l’adozione di misure di protezione;
  • femmine a termine di gestazione, libere al pascolo (la tendenza ad isolarsi le rende più
    vulnerabili);
  • animali appena nati e durante i primi mesi di vita (maggiori difficoltà nel seguire il
    gregge/mandria);
  • animali feriti o malati (maggiori difficoltà nel seguire il gregge/mandria);
  • numero di capi elevato (controllo più difficile);
  • situazione ambientale caratterizzata da densa vegetazione che riduce la visibilità e consente
    al predatore di nascondersi e, quindi, di sorprendere gli animali al pascolo;
  • la notte risulta essere il momento più vulnerabile per gli attacchi da lupo, viste le abitudini
    prevalentemente crepuscolari e notturne della specie.

Come difendersi?

Un’adeguata strategia antipredatoria abbina l’utilizzo di più sistemi di prevenzione ad una corretta gestione del bestiame. La presenza costante di personale a sorveglianza del bestiame è considerata il più efficace tra i sistemi di protezione, ma questa però non sempre è attuabile.

Questi sono i sistemi di protezione del bestiame maggiormente utilizzati:

  • Contenimento notturno degli animali, possibilmente da estendersi anche ai periodi crepuscolari, alba e tramonto.
  • Contenimento degli animali con problemi sanitari, delle femmine gravide e dei nuovi nati.
  • Costituzione di più punti di abbeverata, in modo da ridurre lunghi spostamenti del bestiame, in particolare in aree con densa vegetazione.
  • Nei bovini evitare il taglio delle corna che sono un utile strumento di difesa.
  • Presenza di cani da guardiania, utilizzando preferibilmente le razze Cane da montagna dei Pirenei e Pastore maremmano abruzzese. I cani devono, preferibilmente, nascere e crescere con il gregge o essere inseriti nei primi mesi di vita con il bestiame che dovranno proteggere. I cani devono seguire una corretta fase di “socializzazione” fin dai primi mesi di vita, che li porti ad avere in età adulta un comportamento corretto nei confronti del bestiame, di altri cani e, soprattutto, nei confronti dell’uomo. La presenza dei cani da guardiania va comunque segnalata utilizzando appositi cartelli informativi. Il numero di cani da inserire con il bestiame varia a seconda della situazione e del contesto aziendale e ambientale. Per garantire una buona difesa del bestiame non devono essere presenti meno di 2 cani. Il numero esatto dipende dall’esperienza e capacità di gestire i cani da parte del proprietario, dal numero di capi da proteggere e dall’orografia del territorio. È sconsigliato un numero elevato di cani, in quanto potrebbero diventare difficilmente gestibili.
  • Utilizzo di recinzioni elettrificate. Nel caso di recinti per ovi-caprini, i principali componenti sono: rete elettrificata a maglie quadrate, elettrificatore, batteria e pannello solare. Nella costruzione di una recinzione è preferibile l’adozione di un perimetro tondo rispetto ad uno con angoli, nei quali il bestiame spaventato potrebbe ammucchiarsi, con il conseguente abbattimento della recinzione stessa. Laddove possibile, la maggiore efficacia di protezione si raggiunge utilizzando due recinti concentrici, separati da un corridoio di circa 1,5 metri, così da aumentare la distanza tra bestiame e predatore ed evitare fenomeni di panico con ilconseguente abbattimento della recinzione (la recinzione interna può anche essere non elettrificata se non si dispone di 2 recinzioni elettrificate). La recinzione deve essere controllata periodicamente per evitare, in particolare, la formazione di sacche in cui gli animali potrebbero rimanere intrappolati, cortocicuiti nel passaggio della corrente elettrica dovuti alla crescita della vegetazione, il sollevamento della rete con la possibilità di passaggio del predatore. Nel caso di recinti per bovini o equidi si consiglia l’utilizzo di almeno due fili elettrificati (il filo singolo non ha alcuna funzione di protezione), elettrificatore, batteria. Tale recinto non ha lo scopo di evitare l’ingresso del predatore, ma serve a mantenere tutto il bestiame, compresi gli animali più giovani, al suo interno. In generale il voltaggio dell’impulso elettrico di un recinto elettrificato deve essere di circa 8.000 – 10.000 Volt per dissuadere i predatori dal contatto.
  • Utilizzo di dissuasori acustici e visivi. Diversi studi hanno dimostrato che sono efficaci per evitare predazioni da lupo su brevi periodi. I predatori tendono ad abituarsi velocemente, e, quindi, devono essere utilizzati non continuativamente, ma solo in determinate situazioni di emergenza, cioè quando c’è un maggiore rischio di attacco. Dissuasori acustici: apparecchi elettronici che emettono suoni registrati (efficaci risultano, ad esempio, voci umane) ad intervalli programmati (è consigliabile l’utilizzo in orari sensibili, crepuscolari e notturni) o, se dotati di sensori a infrarossi, al passaggio di animali. I dissuasori devono essere posizionati in alto, vicino al bestiame domestico, in modo che siano udibili a grandi distanze. Dissuasori ottici: bandierine di nylon rosso (50 x 10 cm) attaccate ad una corda o ad un filo elettrificato, posizionati a 50 cm dal suolo, il loro movimento viene percepito dal predatore come una barriera invalicabile. Dissuasori ottici luminosi: lampeggiatori ad intermittenza, che devono essere posizionati lungo il perimetro delle recinzioni. Possono anche essere dotati di sensore che li attiva al passaggio di animali.


“L’approvazione del bando dal titolo ‘Impegni specifici di convivenza con i grandi carnivori’ rappresenta una misura cruciale per il sostegno dell’attività zootecnica nelle aree montane e rurali della Liguria, dove è maggiore la presenza di grandi carnivori – commenta il vicepresidente della Regione Liguria con delega all’Agricoltura, Allevamento, Entroterra e Biodiversità Alessandro Piana – L’intervento è una risposta concreta alle esigenze degli allevatori liguri, spesso messi in difficoltà dai danni causati dalla predazione. Questa misura rafforza le azioni di prevenzione già adottate, promuove la convivenza tra attività zootecnica e fauna selvatica e garantisce un sostegno economico a chi tutela il nostro patrimonio rurale e naturale”.

“Il bando – prosegue Piana – prevede un pagamento annuale proporzionato agli ettari di superficie pascolata e agli impegni assunti dagli allevatori. Per superfici superiori ai 50 ettari, il premio è modulato per tenere conto delle economie di scala. Gli allevatori che aderiranno al bando si impegneranno, per un periodo di cinque anni, ad adottare misure minime di prevenzione, come l’installazione e il mantenimento di recinzioni e la sorveglianza continua del bestiame. La scelta di utilizzare cani da guardia è facoltativa, ma incentivata in quanto rappresenta un’efficace misura per ridurre i rischi di predazione. Non si tratta solo di un sostegno economico, ma anche di un passo avanti per gestire il problema della presenza dei grandi carnivori nelle nostre aree rurali. Difendere l’agricoltura ligure significa anche preservare la biodiversità e garantire un futuro sostenibile per le nostre comunità montane”.

Le domande di partecipazione dovranno essere presentate tramite il portale SIAN, reso disponibile dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AGEA), entro e non oltre il 15 maggio 2025. Tutte le informazioni e la documentazione necessaria saranno consultabili sul sito ufficiale www.agrilig.it.

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