Cronaca 

Suicidio in carcere di un ventunenne, la procura indaga due poliziotti penitenziari

Pagani (Uilpa): «Fiducia nella magistratura. Per lo sfacelo delle carceri dovrebbe essere indagata tutta la politica che ha governato almeno negli ultimi 25 anni. Avviata la raccolta fondi spese legali per i poliziotti coinvolti»

«La notizia dell’apertura di un fascicolo per omicidio colposo da parte della locale procura della Repubblica, nei confronti di due poliziotti penitenziari in relazione al suicidio di un detenuto di origine magrebina di anni 21, avvenuto nel pomeriggio del 4 dicembre scorso nel carcere Marassi, presso Centro Clinico reparto SAI, ripropone, ove mai ve ne fosse bisogno, il tema della tutela di quanti vivono e lavorano in carcere. I primi poiché dovrebbero scontare la pena e le misure cautelari in un contesto di legittimità e sicurezza, che nella realtà pare molto prossimo all’utopia, i secondi perché a loro volta dovrebbero essere organizzati e avere gli organici e gli strumenti per poter assolvere alle loro funzioni in maniera efficace, dignitosa e senza dover essere costretti a difendersi per lo sfacelo delle carceri di cui dovrebbe essere indagata tutta la politica che ha governato almeno negli ultimi 25 anni» Lo dichiara Fabio Pagani, segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria.

«Naturalmente, riponiamo totale e incondizionata fiducia negli organi inquirenti e siamo i primi a volere che si faccia piena luce sull’accaduto – prosegue Pagani – . Di certo, però, la Polizia penitenziaria non può continuare a essere lasciata sola con i suoi appartenenti costretti, loro malgrado, ad affrontare procedimenti penali e disciplinari andando incontro di tasca propria a spese legali unite a ripercussioni negative sullo stipendio e sulla carriera anche quando dopo molto tempo, in una sorta di inversione della presunzione d’innocenza, riescano a dimostrare la correttezza del loro operato che ricorda come sano stati 4 i suicidi a Marassi nel 2024 e che nelle carceri italiane ci siano 14mila detenuti in più e 18mila unità del Corpo di Polizia penitenziaria in meno. Pagani parla di «omicidi, risse, rivolte, aggressioni, traffici illeciti, disorganizzazione imperante».

«Questo il contesto in cui si opera – prosegue il segretario UilPa -.. Uno Stato che imprigiona per la violazione di leggi, ma che sistematicamente e scientemente non osserva altre leggi che si è dato neppure nei confronti dei suoi stessi servitori, per giunta posti a presidio delle leggi. Un corto circuito per il quale i governanti degli ultimi decenni dovrebbero rispondere, probabilmente, non solo sotto il profilo politico e morale. Ribadiamo che necessitano interventi immediati per deflazionare la densità detentiva , adeguare concretamente gli organici della Polizia penitenziaria , assicurare l’assistenza sanitaria e riorganizzare riformandolo , l’intero apparato . Gli agenti non possono continuare a essere cornuti e mazziati».

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