Il pasticciaccio del regolamento artisti di strada: 4 consiglieri buttati fuori dall’aula prima dell’approvazione della sola maggioranza

Due consiglieri della lista Rossoverde e due del Pd espulsi dal presidente Cassibba e portati via di peso dalla Sala Rossa, più di 3.800 ordini del giorno non ammessi dallo stesso Cassibba che ne ha impedito la discussione e la votazione in aula sostenendo che fossero “ripetitivi”. Seduta sospesa per una decina di minuti. Il consigliere M5S Fabio Ceraudo minaccia esposto sulla conduzione del Consiglio Comunale. Approvazione alle 22:00 con il “no” di Crucioli e il resto della minoranza che ha deciso di non votare

Tutto comincia con un regolamento approvato in giunta la settimana scorsa, senza alcuna concertazione con la categoria che dovrà rispettarlo: gli artisti di strada. Un atti di imperio, come sempre più spesso succede. Un provvedimento che l’amministrazione Comunale non ha preparato per sette anni e che ha deciso di far passare in una giornata di mezza estate nonostante le roventi polemiche non solo per il merito, ma anche per il metodo. Il regolamento è stato preparato dall’assessore a Commercio e Tradizioni (quindi non con stretta competenza su espressioni artistiche e cultura né sulla vivibilità della città) Paola Bordilli, criticata sempre più spesso per la mancata concertazione dei provvedimenti, dalla Ztl che si vuole imporre nella zona di via Roma e via XXV Aprile, non concordata coi commercianti, alla Fiera del Mare di Pegli anticipata di un giorno, senza confronto con gli ambulanti.

Proprio lei, ieri sera, è stata nel mirino dell’opposizione in un lunghissimo consiglio comunale portato avanti nonostante le proteste in via Garibaldi (dove si sono concentrati i buskers) e nella Sala Rossa di Tursi (da parte dei consiglieri di opposizione), dove sono stati concentrati diversi operatori di Polizia locale, non solo quelli di Palazzo Civico, ma anche quelli dell’Unità Operativa Centro e della Sicurezza Stradale. Questo nonostante che gli artisti di strada, ad assistere nel loggione, fossero tranquilli. Agli agenti è stato ordinato dal presidente del Consiglio Carmelo Cassibba (lo stesso Cassibba che qualche settimana fa era sceso dai banchi della presidenza procedendo con aria minacciosa verso il capogruppo Pd Simone D’Angelo, fermato dall’assessore alla Sicurezza Sergio Gambino), di portare via di peso alcuni consiglieri che esprimevano forte dissenso. Secondo lui, perché insultavano e mancavano di rispetto a lui e all’Assemblea. Dalla registrazione diffusa sulla pagina Facebook del Comune, si capisce solo che Francesca Ghio della Lista Rossoverde, durante la discussione, viene tacitata senza permetterle di esporre quanto voleva dire, che fosse proprio o no. Non è possibile capirlo perché Cassibba non la lascia parlare per poi, eventualmente, contestarle la dichiarazione. Alla sua richiesta di riavere il tempo sottratto dalla voce di Cassibba che superava la sua, il presidente la ammonisce e immediatamente la espelle dall’aula, invitando la Polizia locale a portarla via insieme al collega del gruppo, Filippo Bruzzone e a due consigliere del Pd, Rita Bruzzone e Donatella Alfonso.


Nel frattempo, la pagina Facebook dei busker genovesi invitava a guardare lo streaming della seduta.

Di seguito la versione “predigerita” del comunicato inviato ieri sera ai media dall’ufficio stampa del Consiglio (capeggiato dallo stesso portavoce del sindaco Marco Bucci perché a Tursi il consiglio non ha un ufficio stampa indipendente come accade, invece, in Regione): «A causa di diverse interruzioni da parte della consigliera Ghio e dell’impossibilità di proseguire i lavori, la consigliera e il consigliere Bruzzone sono stati allontanati dall’aula, così come la consigliera Alfonso e la consigliera dem Bruzzone. È uscito di conseguenza il resto della minoranza ad esclusione dei consiglieri Crucioli e Fabio Ceraudo. Sono poi rientrati in aula i consiglieri dem Bonicioli, Pandolfo e D’Angelo». In sostanza, il report (che dovrebbe essere “terzo”) attribuisce “a monte” torti e ragioni da fare conoscere ai media che non erano presenti e non stavano seguendo la seduta in streaming.
La reazione muscolare messa in atto attraverso la Polizia locale dal presidente del Consiglio Carmelo Cassibba, incitato a microfoni aperti dal sindaco Marco Bucci, è stata parte del “catenaccio” messo in atto per impedire non certo l’approvazione del regolamento (il centrodestra ha la maggioranza e può far passare quel che vuole se mantiene il numero legale), ma per tagliare le polemiche. Cassibba ha anche dichiarato inammissibili quasi tutti gli oltre 3800 ordini del giorno presentati dalla minoranza, impedendo di discuterli e votarli. Ostruzionismo? Può darsi: è uno degli strumenti in mano all’opposizione, sempre usato dal centrodestra quando non era maggioranza. Si ricordano sedute fiume per l’analisi di centinaia di documenti e si stava lì, fino a notte, ad ascoltare, intervenire e votare. Questo, ieri, non è stato concesso ieri al centrosinistra che voleva chiarire la geografia dei divieti imposti sul territorio dal “Regolamento Bordilli”, che di fatto blinda quasi tutto il centro e non solo. Lo fa senza alcuna contrattazione con gli artisti di strada e con le associazioni della società civile, spingendo il provvedimento a passare in una settimana dall’approvazione in giunta dopo sette lunghi anni di immobilismo in cui l’amministrazione comunale è stata sorda agli appelli dei cittadini che chiedevano una regolamentazione.
Mattia Crucioli, di “Uniti per la Costituzione”, ha detto in aula che la giunta ha volto «forzare la mano» quando non esisteva «alcuna urgenza». Crucioli ha spiegato che il provvedimento è stato imposto a favore dei «vostri elettori e consiglieri Municipali della Lega». Questi ultimi, il provvedimento lo avevano chiesto con forza negli ultimi tempi. Il consigliere di “Uniti per la Costituzione” ha aggiunto che è stato scelto «un momento con minore risonanza, alle porte di agosto» e ha spiegato che si tratta di una misura «Sbagliata per la fretta con cui l’avete portata in decisione – ha spiegato -. Con aperture in commissione, poi richiuse immediatamente dall’assessore Bordilli. Era possibile contemperare esigenze. Questo è un regolamento che non garantisce i cittadini e toglie allegria e arte dalle strade. È una cosa triste. Siamo davanti a un’involuzione che Genova avrebbe potuto evitare con piccolissimo sforzo. Quello di Bordilli non è stato un buon lavoro nella giornata in cui sono stati eseguiti due sgomberi: quello del Buridda (il centro sociale a cui ieri sono stati messi i sigilli n. d. r.) e uno in quest’aula. Tutto è emblematico del clima che si sta creando in città, un clima preoccupante».
Il capogruppo Pd Simone d’Angelo ha attaccato frontalmente Bordilli: «Questo non è un regolamento – ha detto – è un decreto di espulsione dell’arte di strada dalle strade della nostra città. – ha spiegato il capogruppo, che è anche segretario cittadino del Pd . L’unica verità è che in questa città più facile aprire supermercati che prendere una chitarra in mano e cantare una canzone di De Andrè. È una città a misura di Paola Bordilli, con poca cultura, poca arte e pochi spazi pubblici. Si privatizzano gli spazi pubblici a danno della collettività. Andiamo in piazza Matteotti con il metro in mano e scopriremo che sono pochi gli spazi per l’arte e la musica di strada perché tutti sono occupati da posteggi e dehors, alla ricerca del consenso elettorale. Bordilli si candidi, prenda preferenze e vada in Regione, ma lasci in pace Genova. Il Sindaco cambi molti dei suoi assessori, a partire da quella al Commercio che ha fallito perché siamo nella città con più supermercati e, contemporaneamente, l’inflazione più alta d’Italia». D’Angelo ha anche parlato di «Clima di intimidazione in aula» e ha denunciato che il documento finale da votare ieri, cioè nella giornata di martedì, dopo la commissione in cui sembrava che Bordilli avesse accettato alcune delle proposte dell’opposizione, è arrivato ai consiglieri solo lunedì pomeriggio (quindi senza dare il tempo ai consiglieri di lavorarci sopra) e senza sostanziali modifiche rispetto all’impianto.
Diversi gli interventi del consigliere comunale dem Davide Patrone, che si è anche fatto rimuovere dall’incarico di scrutatore in aula «perché non andrò a legittimare quello che sta succedendo in aula». Per lo stesso motivo, nessun consigliere di minoranza ha accettato di sostituirlo.
Forti critiche sono giunte anche dal consigliere M5S Fabio Ceraudo che ha parlato di «Pagina triste per quest’aula» e ha detto di essere «Preoccupato per l’atteggiamento autoritario» che non ha «permesso di prendere la parola ai consiglieri che sono intervenuti per portare contributi al provvedimento». Ha anche sottolineato che, sulla non ammissibilità degli ordini del giorno, è stato impedito ai consiglieri, nonostante le richieste, di avere risposte dalla Segreteria generale. Ha concluso che «Il confronto non esiste».
Il provvedimento è stato approvato alle 22:00 con i voti dei consiglieri della maggioranza presenti (22) e il voto contrario di Crucioli, mentre la minoranza è uscita dall’aula.
Fuori dall’aula il consigliere Filippo Bruzzone, a caldo, dichiara «Mai avrei immaginato una cosa del genere portato via di peso nell’esercizio delle mie funzioni». Poi, stamattina, pubblica questo post.

E Rita Bruzzone parla di «Atteggiamento inqualificabile» del presidente Cassibba dopo quanto successo nelle scorse settimane, quando scese in aula procedendo ad ampie falcate verso D’Angelo. Bruzzone, sui social, ha scelto la modalità “sarcasmo”: «Oggi sono stata espulsa dall’aula consigliare insieme alla collega Alfonso dopo le proteste per l’allontanamento dall’aula rossa dei consiglieri Ghio e Bruzzone. Un clima decisamente poco democratico. Non c’era mai riuscita neppure la mia preside. A 58 anni appunto questa medaglia».
La serata è finita col Sindaco che ha promesso possibili modifiche al regolamento, ma il consiglio chiude per le ferie estive e se ne riparlerà, casomai, a settembre.
Oggi è un altro giorno e bisognerà vedere quali iniziative vorranno intraprendere la minoranza, i consiglieri sbattuti fuori dall’aula e i busker.
Filippo Bruzzone anticipa sui social il ricorso alla Prefettura.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.