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Disordini contro il governo in Bangladesh, domani una manifestazione di protesta anche a Genova – VIDEO

Sarebbero almeno 115 i morti negli ultimi giorni. Nel Paese è stato oscurato Internet e le comunicazioni, anche con l’estero, sono difficili. Le accuse di Amnesty International: «L’aumento del numero delle vittime è una prova scioccante della totale intolleranza delle autorità del Bangladesh nei confronti delle proteste e del dissenso»

Diverse sono le manifestazioni degli emigrati in tutto il mondo in via di organizzazione in queste ore. Domani, dalle 16:00 alle 20:00, a Caricamento, ci sarà una grande manifestazione della comunità bengalese contro il governo in carica e per sostenere la protesta degli studenti che si è estesa a tutto il paese e che ha già provocato moltissimi morti e feriti.

Da giovedì su tutto il paese è stato imposto un blackout di Internet e anche le telefonate dall’estero sono difficoltose.

Ieri sera il governo ha imposto il coprifuoco dalla mezzanotte fino alle 10 di domenica e ha schierato l’esercito, ma i dimostranti sono comunque tornati a scendere in strada. I militari hanno risposto sparando sulla folla. Da giorni la polizia lancia gas lacrimogeni e granate stordenti. Oggi al Medical College Hospital di Dacca sono arrivati 27 cadaveri.

Ad essere testimone, stamattina, degli spari della polizia è stato un giornalista dell’agenzia Afp. Sono state messe in fuga migliaia di persone che si erano radinate nel quartiere residenziale di Rampura, a Dacca, la capitale.

Venerdì, negli scontri sono rimasti feriti almeno 300 poliziotti e di questi 150 sono ricoverati in ospedale. Questa mattina le strade di Dacca, una città da 20 milioni di abitanti, erano presidiate da soldati e mezzi corazzati.


All’origine della protesta c’è la reintroduzione di una legge, già in vigore in passato e poi sospesa, che riserva il 30 per cento degli impieghi nella pubblica amministrazione ai familiari dei reduci della guerra di indipendenza dal Pakistan del 1971. Una norma già contestata in passato, che avvantaggia i filo-governativi e che avrebbe conseguenze sociali esplosive in un Paese dove la disoccupazione tocca livelli record e la povertà dilaga. Il governo della premier Sheikh Hasina l’aveva abrogata nel 2018 ma un tribunale l’ha reintrodotta un mese fa. L’esecutivo ha presentato appello e la Corte Suprema ha sospeso l’entrata in vigore della norma, nell’attesa dell’udienza fissata per il 7 agosto.

Il governo è accusato da gruppi per i diritti umani di aver abusato delle istituzioni statali per stabilire la propria presa sul potere e sradicare il dissenso, in particolare attraverso l’assassinio extragiudiziale di attivisti dell’opposizione.

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