Cronaca 

Detenuto aggredisce agente penitenziario a Marassi e gli rompe le costole: 30 giorni di prognosi

Fabio Pagani, segretario Uil Polizia Penitenziaria: «L’uomo è in carcere perché condannato anche per tentato omicidio, spostato per ben 12 volte da un penitenziario all’altro per ragioni di sicurezza»

Detenuto del 2017 nato in Ecuador, classe 1991 con fine pena 2027 per reati di
porto d’armi illegale, oltraggio, resistenza, tentato omicidio ê danneggiamento, che ha girato per ragioni di “ordine e sicurezza” ben 12 istituti a causa di 43 eventi critici causati, ha dato in escandescenze rompendo sbarramenti e cancelli e si è scagliato contro la Polizia penitenziaria, ferendo gravemente un poliziotto che, trasportato al pronto soccorso, ha riportato 30 giorni di prognosi per le costole fratturate.

È successo ieri, intorno alle 13, a Marassi. a darne notizia è Fabio Pagani, segretarioUil Polizia Penitenziaria. Che dichiara: «Oltre alla vile aggressione, vogliamo ulteriormente argomentare la documentata capacità operativa, la freddezza e la lucidità della Polizia Penitenziaria che, giustamente, si è limitata a frenare l’evento ed è riuscita a contenere il detenuto. Invitiamo però l’opinione pubblica a immaginare la scena quando le aggressioni si verificano in sezioni con decine di detenuti con le celle aperte e l’agente è uno solo, a mani nude e senza alcun dispositivo di protezione individuale o di dissuasione».

Il Poliziotto è stato trasportato al pronto
Soccorso del San Martino dove ha ricevuto dai medici ben 30 gg di prognosi.

«Del resto – continua Pagani – se si considerano anche 39 suicidi fra i detenuti e 4 nella Polizia penitenziaria, omicidi, stupri, violenze e traffici illeciti di ogni genere, il paragone delle odierne prigioni a
teatri di guerra non sembra affatto esagerato. Allora è di tutta evidenza che una situazione emergenziale, anche per il sovraffollamento detentivo, sono 14mila i
detenuti in più, e l’insufficienza di operatori, al Corpo di polizia penitenziaria mancano 18mila unità, non possa essere efficacemente affrontata con misure e strumenti ordinari. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il Governo Meloni e il Parlamento tutto ne prendano atto e varino un decreto carceri per affrontare le questioni preminenti e, parallelamente, si avvii un percorso di riforme complessive per l’intero apparato d’esecuzione penale e, particolarmente, per quello inframurario. Presto, nostro malgrado, si toccherà un punto di non ritorno».


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