Ambiente 

Falco preso a fucilate dai bracconieri. I pallini non lo hanno ucciso, ma è stato trovato moribondo e si è salvato solo grazie alle cure al Cras

La caccia al falco pecchiaiolo è vietata da più di 40 anni. Nonostante questo, continua a essere vittima di bracconaggio su tutto il territorio nazionale, dal nord al sud

«Ancora un rapace preso a fucilate dai bracconieri, colpito a tradimento nel periodo in cui attraversava la nostra regione per compiere la migrazione pre-riproduttiva – spiegano al Cras Enpa di Campomorone -. Come se la vita di un selvatico non fosse già abbastanza fragile ed esposta ai normali rischi della vita in natura, a ciò si aggiunge la mano ignorante di bracconieri che a colpi di fucile spazzano via vite modellate dall’evoluzione. Forse per noia, crudeltà o per frustrazione… ma noi siamo nauseati e stufi. Questa è la probabile storia a lieto fine di un falco pecchiaiolo . Ritrovato inerme in un giardino del comune di Sesta Godano e portato al nostro Cras, mostrava segni di un’anomala debolezza, totalmente privo di forze non reagiva agli stimoli. Inizialmente sospettavamo fosse stato preso alla sprovvista dai recenti temporali e cali di temperatura, purtroppo però le lastre ci hanno rivelato una situazione assai diversa: l’esemplare è stato impallinato da un bracconiere. I 3 pallini di piombo sono situati così in profondità nell’addome del falco che una rimozione chirurgica sarebbe controproducente se non fatale perciò, non essendoci lesioni gravi ad organi interni – e scongiurando un’intossicazione da piombo – stiamo attendendo che il rapace riprenda le forze. L’esemplare è molto nervoso e dimostra di essere insofferente alla degenza quindi, dopo un check up finale, lo libereremo! Questa volta i bracconieri non ce l’hanno fatta ma, se questo è un possibile lieto fine, ogni anno centinaia di selvatici finiscono trapassati dai pallini di piombo di fucili che, se non tolgono la vita la invalidano per sempre condannando l’animale ad indicibili sofferenze. A noi non resta che cercare di rimediare a veri e propri reati contro la natura, ad atti infami compiuti da individui codardi, che restano come sempre impuniti. Se anche a voi stanno a cuore le sorti dei selvatici, e ci volete aiutare, cliccate su questo link».

A prima vista simile alla poiana, il falco pecchiaiolo si distingue per la testa esile, il collo lungo e la coda. Ad ali spiegate, può raggiungere un’apertura di 130 cm e una lunghezza di poco più di mezzo metro, caratteristiche che lo classificano come un rapace di medie dimensioni.

Il suo piumaggio è estremamente variegato, con tonalità che vanno dal chiaro del ventre a diverse barre più scure sulle penne del volo e sulla coda, caratteristiche che lo distinguono da altri rapaci simili.

Questa varietà cromatica lo accomuna alla più nota Poiana. Il piumaggio può presentare un’intera gamma di colori, dal marrone scuro al bianco, con tipiche barre sul petto e sul ventre. Dopo aver trascorso l’inverno a sud del Sahara, i falchi pecchiaioli migrano verso nord passando per la Sicilia, Gibilterra e il Mar Nero. I giovani, dopo circa 40 giorni dalla nascita (con un massimo di una o due uova per coppia), sono pronti per il primo volo.


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