Liguria Gate 

Liguria Gate, i pm sentono la deputata Cavo e Cozzi Parodi. Nei prossimi giorni toccherà al sindaco Bucci e a un’altra accompagnatrice di Signorini, Tamara Musso

A Palazzo di Giustizia cominciano a sfilare le persone informate sui fatti nell’ambito dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti e da cui i pubblici ministri Federico Manotti e Luca Monteverde contano di ottenere informazioni utili all’inchiesta

Le prime a essere ascoltate sono state la deputata Ilaria Cavo e l’imprenditrice Beatrice Cozzi Parodi, entrambe non indagate.

Cavo sarebbe, secondo gli investigatori e a seguito delle intercettazioni, una dei politici-candidati oggetto del patto tra l’ormai ex capo di gabinetto del presidente della Regione Giovanni Toti (ai domiciliari), Matteo Cozzani (ai domiciliari) e i fratelli Testa, ora gravati della misura di obbligo di dimora, e ai quali è stata contestata la circostanza aggravante di cui all’articoli 416 bis. 1 del codice penale, che tratta delle associazioni mafiose.

A chiedere voti per Ilaria Cavo a Italo Maurizio Testa sarebbe stato lo stesso Toti: «Toti mi ha preso da parte e mi ha detto “ascolta, so che siete due bulldozer, fammi dare un po’ di voti alla Ilaria Cavo” . Allora stiamo dirottando, se riusciamo, 150, 200 voti a questa» si sente nell’intercettazione di una telefonata tra Testa e la moglie, Bambina Colombo.

Sarebbe, però, stato Cozzani a promettere posti di lavoro a persone indicate dai fratelli Arturo Angelo e Italo Maurizio Testa in cambio del loro voto in favore dei candidati Cavo e Lilli Lauro (entrambe non indagate) e Stefano Anzalone (indagato). La circostanza, secondo gli investigatori, «Emerge chiaramente dal contenuto delle intercettazioni telefoniche e telematiche e dal comportamento concretamente tenuto dai fratelli Testa successivamente alle elezioni, finalizzato al rispetto delle promesse assunte».

In uno scambio di messaggi WhatsApp tra Matteo Cozzani e Italo Maurizio Testa dell’11 settembre 2020, il secondo scrive: «(…) Noi siamo di parola 200 voti gli diamo una mano a Ilaria ma solo perché li abbiamo promessi a te e noi manteniamo la parola vedrai che a Certosa ci saranno accoppiata Anzalone Cavo».
Cozzani risponde ribadendo la piena adesione al patto: «Mi raccomando che per me la parola vale più di un contratto!». Italo Maurizio Testa, ribadendo l’accordo, conferma il loro impegno a favore dei candidati individuati: «Allora fatti dire da chi ci conosce bene se noi la parola vale più di cento firme domani sera ti presento uno che lui vale 50».

Il 22 settembre 2020, Cozzani si rivolge a Italo Maurizio Testa ringraziandolo per il rispetto del patto: «Avete fatto il vostro dovere e ti ringrazio». Il riesino risponde: «Te l’ho detto io son di parola» e l’allora capo di gabinetto di Toti lo rassicura: «Anch’io non ti preoccupare».

Dai risultati elettorali emerge che i tre candidati della lista “Cambiamo con Toti Presidente” Ilaria Cavo, Lilli (Laura all’anagrafe) Lauro e Stefano Anzalone hanno ottenuto nel quartiere di Certosa (12 sezioni elettorali) una percentuale di preferenze (in termini assoluti, ossia con riferimento al numero di preferenze, e n in termini percentuali rispetto al totale delle preferenze espresse nei confronti di tutti i candidati alle elezioni (231) di gran lunga superiore rispetto a quella da loro ottenuta nelle altre restanti sezioni (644 sezioni elettorali) del Comune di Genova.

Ricordiamo che Ilaria Cavo non è indagata. Dalle intercettazioni si evince che il 20 agosto 2020, dopo aver interloquito con Arturo Angelo Testa, Cozzani la informa della cena elettorale in via di organizzazione da parte dei fratelli Testa, a cui parteciperanno circa 300 persone e il presidente Giovanni Toti. Lei non sembra intenzionata a partecipare a questa cena e Cozzani cerca di convincerla. Nel corso di questa conversazione la Cavo non intende indicare al telefono le ragioni delle sue perplessità sull’opportunità di presenziare alla cena, in relazione alla quale si dichiara comunque disponibile a partecipare, pur evidenziando la possibilità di ricevere “richieste” quale corrispettivo per l’appoggio ricevuto dagli organizzatori dell’evento: «Ci vengo e ti ringrazio, se poi devo avere i messaggi di questi… le richieste di questi io… hai capito?». Cozzani, che sembra non condividere le preoccupazioni di Cavo, suggerisce di partecipare comunque, al fine di massimizzare il risultato elettorale: «È come la mortadella, poca spesa tanta resa… 10 giorni dopo ci sono le elezioni, te una volta che hai fatto quello, blocchi il numero e grazie e arrivederci» dice l’allora capo di gabinetto di Toti. Un sistema, quello, suggerito da Cozzani, poi usato da Anzalone.


Beatrice Cozzi Parodi è stata una delle accompagnatrici dell’ex presidente dell’autorità portuale ed ex amministratore delegato di Iren, Paolo Emilio Signorini, attualmente detenuto, unico degli indagati soggetto alla custodia cautelare in carcere. Cozzi Parodi, secondo le intercettazioni, ha ricevuto doni, come una borsa di Chanel dal costo non quantificato, da parte di Signorini, ma questi sono stati pagati dall’imprenditore Aldo Spinelli, e ha trascorso del tempo a Monte Carlo con l’allora presidente dell’AdSp, anche in questo caso in parte a spese dell’imprenditore della logistica. In particolare, il 31 dicembre 2021, Spinelli avrebbe regalato a Cozzi Parodi la borsa griffata. «Le ho fatto un bel regalo…» si sente in una delle intercettazioni. A parlare è l’imprenditore, che continua «invece di farlo a Signorini l’ho fatto a lei…le ho fatto una borsa dii… di Chanel…. sai com’è, è meglio sempre…».

Nei prossimi giorni verrà interrogata anche un’altra donna che accompagnava Signorini (non solo) a Monte Carlo: Tamara Musso. Anche lei avrebbe ricevuto un regalo da Spinelli, un braccialetto d’oro firmato Cartier dal valore di 7.200 euro. Musso avrebbe anche ricevuto da Mauro Vianello, imprenditore operante nell’ambito del Porto (destinatario della misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale e professionale, accusato di corruzione nei confronti di Paolo Emilio Signorini), uno smartwatch.

In un’intercettazione, si sente Vianello chiedere al figlio di andare a comprare l’orologio per Tamara Musso, raccomandandosi di contenere al massimo la spesa: «Di quelli più o meno che fan schifo… – dice Vianello -. Il più brutto che c’è, quanto costa? 300! Di più non spendere. Si, uno piccolo da 300… me ne vai a prendere uno da donna?». Aggiunge poi una valutazione pesante nei confronti della donna. Alla fine, la spesa non era stata contenuta quanto Vianello auspicava. L’orologio era poi costato, infatti, 439 euro, spesa addebitata all’impresa.

Secondo i pm, questo e altri doni (tra cui parte del rinfresco di matrimonio della figlia dell’allora presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale) a favore di Signorini non erano giustificati «da un rapporto di amicizia, ma, al contrario, da puro interesse e convenienza nella prospettiva di ricevere incarichi, nomine e od occasioni lavorative». Per gli inquirenti, la generosità dell’impreditore accusato di corruzione era dovuta a un provvedimento che disponeva l’aumento della tariffa oraria per le prestazioni del servizio integrativo della Società Santa Barbara S.r.l., di cui Vianello è titolare del 54,19% delle quote.


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