Cronaca 

Detenuto gestiva al telefono traffico internazionale di stupefacenti da Marassi, il Sappe: «Il carcere va schermato»

Le indagini coordinate dalla Procura e portate avanti dalla Dda hanno accertato che Gabriele Puleo, detenuto nel carcere genovese, gestiva dalla casa circondariale il traffico per mezzo di criptofonini. Il lancio di mini cellulari all’interno del carcere, nel bel mezzo della città, è cronaca quasi quotidiana. Il segretario del sindacato, Donato Capece, (ri)propone l’uovo di Colombo: «Bisogna schermare gli istituti di pena per prevenire l’uso dei telefoni». Una misura che da tempo il Sappe chiede, rimanendo inascoltato

Di ieri la notizia dell’esecuzione, da parte dei Carabinieri, di 22 misure cautelari per traffico internazionale di stupefacenti che faceva perno sul porto di Genova. L’associazione a delinquere, secondo gli investigatori, era diretta da Gabriele Puleo che avrebbe potuto disporre di una rete di contatti con organizzazioni di narcotrafficanti sudamericani.

Anche dopo il suo arresto, avvenuto nel 2015 a seguito del sequestro di un rilevante quantitativo di cocaina, (mentre cercava di recuperare un carico di 147,970 chili di cocaina, in concorso con il latitante Giuseppe Bellocco), Puleo, pur essendo detenuto, comunicava con gli altri associati (tra questi Marco Cuoco e Vincenzo Puleo) per mezzo di criptofonini o di sistemi artigianali di comunicazione crittografata, continuando ad organizzare e finanziare per conto dell’organizzazione l’importazione di nuovi carichi di cocaina provenienti dalla Colombia e dalla Repubblica Dominicana, e destinati all’Italia, tramite il porto di Genova, l’aeroporto di Parigi, l’aeroporto di Amsterdam.

«Non si perda ulteriore tempo, le carceri, tutte, vanno schermate all’uso indebito di cellulari, come chiediamo da anni». Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

Il sindalista ricorda che introdurre o possedere illegalmente un telefono cellulare in carcere costituisce reato, punito da 1 a 4 anni di reclusione. «L’introduzione del reato nel nostro Codice penale, purtroppo, non ha sortito gli effetti sperati; l’unico deterrente possibile rimane la schermatura degli istituti per rendere inutilizzabili i telefoni – dice Capece -. La situazione è ormai fuori controllo. È necessario un intervento urgente per dotare le carceri di sistemi di schermatura efficienti e per contrastare efficacemente l’introduzione di telefoni cellulari all’interno degli istituti penitenziari».

E, nel ricordare che «il Sappedenuncia ormai da tempo la situazione insostenibile delle carceri della Liguria, aggravatasi anche da quando Genova non è più sede autonoma del Provveditorato regionale ma dipendente da Torino» evidenzia: «domandiamo ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria a che punto è il progetto di schermatura degli istituti, proprio per neutralizzare l’utilizzo dei telefoni cellulari e scoraggiarne l’introduzione, garantendo così quella prevenzione che, in casi di questo tipo, può risultare più efficace della repressione».

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