Operaio 45enne cade dal tetto e muore in Valvarenna

I soccorsi soccorsi intervenuti sul posto non sono riusciti a salvargli la vita. lascia la moglie e una figlia di 11 anni. La Cisl: «Lutto che colpisce l’intero mondo del lavoro e un fatto indegno di un Paese civile». Cgil: «In 3 mesi già 2 morti sul lavoro». Uil: «Occorre introdurre subito l’omicidio sul lavoro e creare una procura speciale che si occupi degli incidenti mortali»

È caduto da un’altezza superiore a tre metri Chokri Bouhali, l’operaio 45enne che oggi, poco prima delle 14, è precipitato da un’altezza superiore a tre metri in via Carpenara, in Valvarenna. È precipitato da un’impalcatura all’altezza del tetto, e il volo di 9 metri gli è stato fatale. Secondo quanto dichiarato dal fratello, l’uomo non indossava né l’imbracatura né il casco di sicurezza.

Inutile l’intervento dei soccorsi sanitari inviati in codice rosso dal 118: l’automedica Golf 5 e l’ambulanza dei volontari del Soccorso di Fiumara. L’uomo è deceduto prima che l’ambulanza potesse cominciare la propria corsa verso l’ospedale.
Bouhali era nato in Tunisia, ma da 25 anni viveva in Italia. Risiedeva a Pegli con la moglie e la figlia di 11 anni.
Aveva lavorato per alcune aziende, poi si era aperto la partita Iva. Nel cantiere in cui stava lavorando c’era anche il fratello che è stato il primo a soccorrerlo e lo ha portato sulla strada principale per accorciare i tempi dei soccorsi, ma il tentativo è stato vano.
«È una strage che i ripetuti appelli al rispetto delle norme sulla sicurezza e all’aumento delle ispezioni, evidentemente, non riescono a fermare – dichiarano il segretario generale della Cisl Liguria Luca Maestripieri e il responsabile Ast Cisl di Genova Marco Granara -. Quello di oggi non è solo un lutto che colpisce l’intero mondo del lavoro: è un fatto indegno di un Paese civile. Siamo convinti che sia necessario investire di più in prevenzione, aumentando il numero di ispettori e favorendo i buoni contratti di lavoro a scapito dei contratti precari. È molto importante, poi, sia fidelizzare i lavoratori e le lavoratrici, coinvolgendoli nei processi decisionali delle aziende, facendoli contare di più di quanto non avvenga oggi, sia favorire la cultura della sicurezza e della legalità nelle aziende, negli enti formativi e nelle scuole -. Oggi è il giorno del dolore: la famiglia della Cisl si stringe attorno a quella del lavoratore morto a Pegli».
«In attesa di conoscere la dinamica di quanto accaduto, la Cgil invia le proprie sentite condoglianze ai parenti e ai colleghi della vittima. La strage sul lavoro non accenna a fermarsi. L’anno scorso a Genova sono stati registrati 6 infortuni mortali sul lavoro, quest’anno, secondo gli ultimi dati Inail disponibili, sono già due in pochi mesi» dicono al sindacato.
Per la Cgil Chil Genova e la Fillea Cgil Genova e Liguria «Le responsabilità di questa strage sono precise: mancanza di investimenti per la prevenzione, il controllo e la repressione uniti alla spasmodica rincorsa del profitto al quale sono assoggettate le imprese, gli effetti del subappalto a cascata. Per questi motivi la Cgil ha chiesto l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro”. Proprio oggi a Firenze si sono riuniti i delegati di Cgil e Uil sui temi della sicurezza sul lavoro e sono state calendarizzate due mobilitazioni: la proclamazione di sciopero Cgil e Uil per l’11 aprile e la manifestazione nazionale del 20 aprile organizzata da Cgil e Uil sui temi di salute, sicurezza e fisco».
«Basta incidenti mortali sul lavoro: occorre investire in prevenzione, ispezione, formazione! Nella giornata in cui si sono riunite in assemblea a Firenze i nostri rappresentanti per la sicurezza sul lavoro, un operaio muore a Genova a causa di una caduta dall’alto – dicono Emanuele Ronzoni, commissario straordinario Uil Liguria e Mirko Trapasso, segretario generale Feneal Uil Liguria -. Siamo stanchi di fare la conta ogni mese dei lavoratori che perdono la vita a causa della rincorsa al profitto. In attesa di comprendere quali siano state le cause dell’infortunio mortale di questo pomeriggio, e che si faccia luce sull’inquadramento del lavoratore deceduto, occorre aprire un tavolo di confronto con le istituzioni locali per perseguire ogni condotta che pregiudichi la salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Occorrono misure di legge serie e le istituzioni locali dovranno sollecitare insieme a noi un Governo ancora troppo tiepido sul tema. Occorre introdurre subito l’omicidio sul lavoro e creare una procura speciale che si occupi degli incidenti mortali, tutte misure forti ma che servono a mettere davanti a tutto la vita delle persone, altro che profitto. Chiediamo il rispetto dei contratti di riferimento, formazione, contrasto al lavoro nero, grigio e risorse a disposizione per una lotta senza quartiere alle irregolarità degli appalti a cascata».
In copertina: foto di repertorio


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