Marassi, detenuto aggredisce agente con un coltello da 30 cm. Disarmato da un altro detenuto e da due poliziotti penitenziari

È successo ieri sera alla Case Rosse dove la situazione del sovraffollamento è critica ormai da molto tempo. La tragedia è stata evitata solo grazie all’intervento dei colleghi dell’agente, ma anche di un altro carcerato

Ad aggredire l’agente della Polizia penitenziaria è stato un ragazzo di ventuno anni. Giovane, ma con già alle spalle un “curriculum” (la fedina penale) di tutto rispetto, con condanne per resistenza, tentato omicidio, rapina, lesioni e porto abusivo d’armi. Il fine pena era fissato nel 2033, ma, dopo i fatti di ieri, gli anni di detenzione sono inevitabilmete destinati ad aumentare.

A salvare l’agente, aggredito con un coltello rudimentale, è stato l’intervento dei colleghi, ma anche di un altro detenuto. Insieme hanno immobilizzato il carcerato violento.
Vincenzo Tristaino, segretario regionale per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, racconta quanto è avvenuto nelle ultime ore nella Casa circondariale di piazzale Marassi: “Ieri un detenuto della II Sezione pretendeva di andare da un piano all’altro del Reparto e, al comprensibile, giusto e legittimo diniego dell’Agente di Polizia Penitenziario addetto alla vigilanza della sezione, ha impugnato una rudimentale arma da taglio di ben 30 centimetri e ha iniziato a brandirla pericolosamente. La prontezza, il coraggio e il sangue freddo del giovane poliziotto e dei colleghi che sono intervenuti a suo supporto hanno permesso che una situazione di potenziale grave pericolo per la sua incolumità e di tutti gli altri presenti, poliziotti e detenuti, potesse degenerare. Ennesimo episodio di violenza, dunque, che conferma le difficoltà operative presenti nel carcere di Marassi, così come nelle altre carceri della Regione”.
“Sdegno” per quanto avvenuto nel carcere di Genova esprime anche il segretario generale del SAPPE, Donato Capece: “Il carcere è diventato come l’inferno dantesco e questo non è accettabile e men che meno tollerabile. La denuncia del SAPPe è la urgente necessità di trovare soluzioni concrete a questa spirale di violenza. Per questo, il primo Sindacato del Corpo, il SAPPE, torna a chiedere urgenti provvedimenti per assicurare tutti gli elementi necessari a garantire la sicurezza degli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria”. Capece, che esprime solidarietà al personale del Reparto di Polizia del carcere di Marassi, ribadisce ancora una volta che “il SAPPE denuncia ormai da tempo la situazione insostenibile delle carceri della Liguria, aggravatasi anche da quando Genova non è più sede autonoma del Provveditorato regionale ma dipendente da Torino: il dato oggettivo è che chi dovrebbe intervenire e tutelare i nostri Agenti continua a tacere ed a restare inerme. Mai udito un silenzio così assordante da parte di questa Amministrazione Penitenziaria!”
“Sono decenni che chiediamo l’espulsione dei detenuti stranieri, un terzo degli attuali presenti in Italia, per fare scontare loro, nelle loro carceri, le pene come anche prevedere la riapertura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinario. Ma servono anche più tecnologia e più investimenti: la situazione resta allarmante, anche se gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria garantiscono ordine e sicurezza pur a fronte di condizioni di lavoro particolarmente stressanti e gravose”,conclude il leader del SAPPE.


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