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Il pallottoliere spara-record di Tursi decreta venticinquemila persone a Sant’Agata. Bordilli: «Allarghiamo lo spazio della fiera»

Non c’è dubbio che, come è accaduto in molte altre edizioni, ci fosse un mare di persone (complici le condizioni metereologiche), ma come siano state esattamente conteggiate le presenze non è dato saperlo. La rilevazione giocoforza spannometrica (certo non ci sono i tornelli ai tanti ingressi della fiera) autorizza l’assessore al commercio Paola Bordilli ad anticipare che altre strade di San Fruttuoso, il prossimo anno, saranno sgomberate dalle auto per fare posto ad altre e più numerose bancarelle

Non si sa se ci sia stata una rilevazione puntuale e, soprattutto, come questa sarebbe stata effettuata. Il comunicato comunale non parla della tecnica usata per contare le persone, ma il numero lo spara: 25mila. E, ovviamente, parla di «Numeri da record». Uno dei tanti record dei record.

Chiaro che la Fiera di Sant’Agata è una grande attrazione commerciale. Lo è da quando è nata, e il suo successo, più che dai politici di turno, dipende, di anno in anno, dalle condizioni meteoreologiche. Se c’è freddo si vede meno gente, così come se piove. Se c’è il sole, in tanti preferiscono andare fuori città nella giornata festiva. Quella di oggi, non gelida e non soleggiata, era la giornata perfetta. E così si è tornata a vedere la folla pre pandemia. Da sempre, negli anni di pienone, in certi orari è stato difficile muoversi tra i banchi facendosi strada tra le persone. È così dai tempi dei tempi, sicuramente sin dagli anni Cinquanta (esistono parecchie foto), in cui veniva venduto in Fiera un inefficace elisir di marmotta con la marmotta stessa, viva, vegeta e ammaestrata, come “testimonial” del prodotto, a danzare al guinzaglio sul banco. Scene oggi impensabili, per fortuna.

Bordilli dichiara: «sono stati sfiorati circa 25.000 visitatori». “Sfiorati” e “circa”, termini che indicano con precisione come sia stata usata un’unità di misura spannometrica, precaria, ma non abbastanza da convincere a resistere alla tentazione di parlare dell’ennesimo record, rigorosamente non verificabile. E, intendiamoci, i curiosi e i clienti potevano essere di più come di meno, ma come sia stato possibile misurarli resta difficile da immaginare.

Negli anni Duemila la fiera ospitava molti più banchi, circa 650, tanto che aveva superato per numero la fiera di San Pietro. Si è arrivati a quei «quasi 600 banchi» attuali, dichiarati dall’assessore, per la necessità di adeguare l’allestimento alle misure nazionali di sicurezza, con tanto di vie di fuga. Per recuperare un po’ di posto, contestualmente alla dismissione del mercato all’ingrosso, è stata occupata anche parte di corso Sardegna che prima non veniva usata.
La ripresa dei visitatori dopo la pandemia e grazie alle condizioni meteorologiche ha dato immediato spunto all’assessore per parlare di allargamento della manifestazione commerciale.

L’attenzione e la solerzia di Bordilli per le fiere vecchie e nuove, a cui partecipano tanti operatori da fuori regione, è sempre massima. Meno, spiccata, secondo gli ambulanti genovesi, è quella per i mercati bisettimanali di merci varie nei quartieri della città, tanto che il malumore nella categoria è molto forte. Solo di recente e dopo molto tempo, si è avviata la procedura per assegnare gli spazi non più occupati e lasciati a lungo vuoti e restano i nodi di molte piazze che languono, da Dinegro a Bolzaneto. Rimane irrisolto anche l’annoso problema del mercato di Sestri Ponente.

La soluzione per allargare la fiera di Sant’Agata, invece, è già all’ordine del giorno: «Con i dati di affluenza registrati oggi e lo scorso anno non escludiamo, per le prossime edizioni, di pensare a un ampliamento della Fiera», dichiara l’assessore. Saranno contenti i fieristi che si potranno aggiungere. Meno, forse, i residenti di San Fruttuoso che la sera prima devono sistemare in altre zone, anche piuttosto lontane, le auto solamente sistemate nell’ampia area della fiera.

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