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Ducale, Bonacossa parte commissariata. Costa: «Ha proposto delle cose, ma ne faremo poche perché ne faremo delle altre molto diverse»

Oggi la presentazione della nuova direttrice della Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale. Il presidente ha spiegato che Ilaria Bonacossa ha presentato alla selezione, come previsto, un progetto. Nonostante abbia vinto, poco di quanto ha proposto finirà davvero nel programma

Beppe Costa, presidente di Palazzo Ducale, lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione della nuova direttrice, davanti a centinaia di presenti e in diretta su Primocanale: «Ad Ilaria Bonacossa abbiamo chiesto prima che vincesse la fortuna di lavorare con noi – perché per me, scusa Ilaria, credo che sia una fortuna per te, oltre che per noi -… aveva fatto un programma. Sono sicuro che di quel programma ne faremo poche cose perché ne faremo tantissime altre, molto diverse».
Sotto: l’audio di quanto detto.

È andata meglio alle idee progettuali di Alessandro Bollo, arrivato secondo alla selezione per la direzione di Palazzo Ducale e che nel frattempo ha vinto quella per il Museo del Risorgimento di Torino, di cui è il nuovo direttore. Anche lui è stato presentato oggi. Il Comitato di Gestione ha ufficialmente dichiarato, parlando di lui: «Ne abbiamo apprezzato il percorso formativo e l’esperienza maturata nei prestigiosi incarichi precedenti e valutato ottima la sua proposta progettuale, che rivela competenza e attenzione alle prospettive di sviluppo del museo, ponendo l’accento sulla relazione con l’attività di studio e ricerca e sul ruolo educativo del museo».

«Sono abbastanza emozionata di essere qua – ha detto oggi Ilaria Bonacossa durante la conferenza stampa alla presenza di Beppe Costa, del presidente della Regione Giovanni Toti e del sindaco Marco Bucci, istituzioni che sono socie della fondazione -. Questa sala incute un certo timore reverenziale. Chi siede alla mia destra e alla mia sinistra è più abituato di me. Volevo iniziare leggendovi la nuova definizione di museo che lcom ha stilato quest’anno. L’icom è l’Istituzione internazionale dei musei ed è affascinante perché è è la miglior descrizione di Palazzo Ducale, quello che Palazzo Ducale può essere». Il presidente della Fondazione Beppe Costa ha sempre parlato, nelle interviste di un Ducale “contenitore culturale” e non di “museo”. Bonacossa cita la definizione di museo prodotta dall’Icom, dicendosi certa che si attaglia al Palazzo: “Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro e al servizio della società che effettua ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale, aperti al pubblico, accessibili e inclusivi. I musei promuovono la diversità e la sostenibilità, lavorano e comunicano eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione delle conoscenze”. «Ecco. Il mondo dei musei dell’arte contemporanea si sta interrogando, perché in qualche modo c’è un po’ una percezione che il sistema dell’arte contemporanea, di cui sono una grande fan, si sia reso però un po’ elitario, un po incomprensibile. Forse anche rispetto a un mercato dell’arte che ha raggiunto dei prezzi impossibili per le persone normali. E in questo interrogarsi capisce come arrivare alle persone. Ecco, questa è la forza di Palazzo Ducale, perché un’istituzione vive anche dell’affetto verso l’istituzione non solo della qualità delle cose che vengono prodotte e avere delle persone che sentono un luogo come parte della loro storia è il miglior modo per partire e davvero offre. Un’occasione per andare avanti. In realtà Palazzo Ducale è già sulla strada giusta. I grandi Festival che segnano la storia del Palazzo Ducale, tanti sono nati qui. E sono così importanti che sono diventati di rilevanza nazionale. Cosa deve fare Palazzo Ducale? Attraverso la cultura deve in qualche modo aiutare chi lo visita, chi ne legge, a decodificare il mondo che lo circonda. Gli artisti, sono gli artisti – e intendo gli scrittori, i musicisti, i poeti, la voce che permette di rappresentare i temi più urgenti del mondo e di far dialogare anche civiltà lontane e continuare ad arricchire il patrimonio artistico. Della nostra città e questa visione interculturale transtorica è davvero importante. Quindi sì, certamente ci saranno cose d’arte contemporanea: è la mia competenza ed è la mia passione. Ma Palazzo Ducale non deve perdere questa visione aperta e transtorica perché davvero aiuta a comprendere il mondo in una maniera più sofisticata. Inoltre, continuare a lavorare sull’educazione, sulla formazione e non solo per i bambini. I luoghi della cultura devono essere posti per capire il mondo e in questo la mia esperienza degli ultimi due anni nel Museo Nazionale dell’Arte Digitale, che in realtà non c’è, però mi ha permesso di studiare questa trasformazione. Stiamo vivendo una rivoluzione che è pari alla nascita della fotografia o all’invenzione della locomotiva. Il digitale trasformerà il mondo e la vita dei nostri figli e dei nostri nipoti. Però non è solo una trasformazione tecnologica, una trasformazione etica, morale, sociale. L’idea che la verità come la intendevamo noi, cioè che se una foto c’è è una prova, che se una voce ti chiama è vera, con il deep fake e con la realtà virtuale in quel senso non esiste più. E come fanno gli esseri umani a vivere in un mondo dove l’idea di verità è messa in discussione? La cultura è davvero il luogo dove questo essere in qualche modo interrogato, ma non dico fermando il digitale, assolutamente no, ma ingaggiandolo per creare arte, per capire il mondo come strumento ma anche problematizzando il suo uso. Quando sono arrivata, ormai 11 anni fa, Luca Borzani mi disse che aveva trasformato Palazzo Ducale dal salotto della Genova bene nella piazza di Genova. Ecco, questo è importante. Forse adesso è il momento di diventare non solo la piazza di Genova, ma spostarci in un mondo verso il futuro per creare una cittadinanza digitale consapevole che si apra al futuro. Questa capacità di aprirsi all’altro, di guardare il mondo, è nel DNA di questa città. In questa curiosità è una città che, non so come dire, ha sempre esplorato l’altro ed è davvero importante per capire un mondo in trasformazione. Basta pensare che la Biennale di Venezia, che è la più importante mostra d’arte contemporanea, almeno in Europa, ha annunciato ieri il suo programma e il titolo è Foreigners Everywhere, stranieri ovunque, ed è un’opera di un collettivo, Claire Fontaine che fece la mostra alla Loggia degli Abati nel 2019 a Palazzo Ducale. È un bell’anticipo direi. Sono belle soddisfazioni e proprio questa capacità di anticipare, intercettare le visioni e le energie deve essere al centro di questo lavoro».

«Prima mi è stato chiesto cosa penso del rapporto pubblico-privato? – ha continuato la nuova direttrice -. Io vengo da quel mondo lì. Il mio primo lavoro è stato nella Fondazione Sandretto Rebaudengo, che è una Fondazione privata che riceveva fondi pubblici. L’Italia è un paese molto avanti nel rapporto pubblico-privato. Quando in Francia era impensabile w le cose erano o pubbliche o private, questo paese ha avuto la capacità di capire che questa sinergia poteva portare alla cultura davvero delle opportunità, quindi sicuramente il rapporto con le Istituzioni sarà al centro, ma anche il rapporto con i privati, ma non solo per avere risorse, ma per avere idee ed energie per fare le cose».

«Vorrei concludere ringraziando il presidente Toti, il sindaco Bucci, il presidente della Fondazione Palazzo Ducale e tutto il cda, tutta la squadra di Palazzo Ducale che da ieri mi ha accolto con entusiasmo, ma anche tanti amici, persone di Genova che in questi mesi mi hanno mandato messaggini: “che bello hai fatto il bando, tifiamo per te” – ha agginto Bonacossa -. Alcune persone non sapevo assolutamente chi fossero. Le cercavo sui social dicendo: “Oddio, chi è che mi scrive?” Però mi ha sorpreso, io non non mi ero resa conto che mi volessero bene delle persone a Genova e questo è prezioso perché in realtà bisogna lavorare insieme per fare le cose così. Concludo dicendo che adesso se cerchi online Palazzo Ducale viene quello di Venezia, se lavoriamo bene magari tra 5 anni veniamo noi».

La nuova direttrice ha parlato delle prossime mostre, lasciatele in eredità dalla precedente direttrice, Serena Bertolucci, dal 1º gennaio scorso direttrice del Museo del Novecento M9 di Venezia.

«Sono molto contenta perché in realtà il primo grande progetto che aprirà a breve, la grande mostra “Nostalgia”, è una mostra completamente prodotta e nata all’interno di Palazzo Ducale – ha spiegato – . Questo è importante, è importante che l’istituzione culturale non solo ospiti grandi progetti, ma si faccia parte attiva di idee, di progetti. È una mostra che durerà dalla primavera tutta l’estate e vedrà davvero riunite opere che vengono da moltissime istituzioni, da moltissimi paesi. Opere che non sono mai state presentate. In autunno, apriremo la grande mostra di Berthe Morisot. È una mostra che nasce da un accordo con la città di Nizza (la mostra, costruita sulla linea di quella di qualche anno fa, “Anni Venti”, è stata preparata col Musée des Beaux Arts di Nizza n.d.r.) è una mostra che entra nella celebrazione ufficiale per i centocinquant’anni dell’Impressionismo. E non è ovvio essere nella lista delle mostre ufficiali, perché come potete immaginare, da tutto il mondo ci sono moltissime le richieste. Berthe Morisot era una pittrice, una pittrice che a tutti gli effetti lavorava con gli impressionisti ed esponeva le loro mostre ufficiali. È una pittrice che sposa il fratello di Manet (Eugène, fratello minore di Édouard n. d. r) che si può in qualche modo considerare il padre dell’Impressionismo (è Claude Monet ad essere ampiamente considerato il fondatore dell’impressionismo n. d. r.). È una mostra importante perché è una mostra che porta degli inediti, porta delle lettere che non sono mai state pubblicate e opere da collezioni private. Perché, tornando un po al tema della donna, lei era una serissima pittrice, ma siccome era una signora non aveva bisogno di vendere per insomma sbarcare il lunario e quindi la maggior parte delle sue opere ai tempi erano in casa di amici e parenti e non così tante sono nelle istituzioni e quindi è veramente una bella occasione, di nuovo, un’occasione per dare luce alle artiste donne che la storia dell’arte ha un po’ trascurato. Devo dire, occupandomi di contemporaneo, che questo si percepisce meno. Se uno legge la lista delle grandi mostre contemporanee, il numero di artisti donne è pari a quello di uomini, anche se i 5 artisti più pagati al mondo restano di solito uomini, quindi qualcosina da fare sul mercato c’è ancora».

«Le mostre che faremo, anche se di ricerca, sono blockbuster – ha detto la nuova direttrice rispondendo a una domanda – Un sogno nel cassetto? Una mostra di Wolfgang Tillman sarebbe una mostra meravigliosa. È probabilmente il più grande fotografo vivente, ha trasformato la storia della fotografia contemporanea, non ha mai avuto una grande mostra in Italia, però non è ovvio, nel senso che un’artista che ha anche un calendario di progetti molto serrato, ma sì, sicuramente lavoreremo anche sulla ricerca e su delle produzioni».

In realtà, Tillman ha già avuto una grande mostra in Italia, nel 2002 al Castello di Rivoli. Certo, sarebbe bello rivederlo e che potessero vederlo le giovani generazioni.

«I giovani sono il pubblico prescelto, secondo me delle istituzioni culturali – ha spiegato Bonacossa rispondendo a un’altra domanda -, perché sono i cittadini del futuro, quindi sono le persone che davvero cambieranno il mondo. Sicuramente l’arte digitale, l’ho visto solo in questi due anni di piccoli progetti, ha un potere di attrattiva e di interesse per delle generazioni che vivono il mondo attraverso dei device digitali. Se hai figli, magari sei in lotta con contro il loro telefonino, ma non so come dire, l’abbiamo persa quella battaglia. Per loro è così e quindi quello è uno strumento. Ma anche il digitale come strumento per coinvolgere il pubblico è molto sofisticato. Il digitale, ormai, diciamo che ci sono moltissime cose digital, cioè cose che esperisci nello spazio pubblico e che usano il digitale che davvero possono essere strategiche. E lo dico anche per il per questo luogo, cioè Palazzo Ducale. È un’istituzione, ma è anche un monumento e sicuramente bisogna lavorare su usare il digitale per far scoprire e far appassionare, vedere altri lati del monumento. Magari chi viene per una mostra (pensa n. d . r) “sì, bello il posto”, ma non prende veramente coscienza di quanto importante sia questo luogo».

Il Ducale ha già lanciato progetti di digitalizzazione in passato e, certamente, potrà continuare.

Alla domanda sull’utilizzo degli spazi del Ducale, la direttrice ha risposto: «Ho iniziato oggi e magari ho delle idee, ma le idee non sono, non si fanno mai così da soli a casa – ha detto -. Le idee si fanno guardando i numeri, guardando i rapporti, guardando, confrontandosi con una squadra davvero competente. E sicuramente questo è un luogo sempre in trasformazione. Già io sono arrivata agli uffici ieri: sono tutti da un’altra parte rispetto a quando ero (stata n. d. r.) qua l’ultima volta. Quindi sicuramente si lavora in questa razionalizzazione dell’uso degli spazi del Ducale, ma avere dentro delle altre realtà che attirano altri pubblici, che hanno un’attività in realtà è strategica».

Alcuni interventi erano in sala erano, evidentemente, preconcordati, tanto che Primocanale, che ha trasmesso la diretta della conferenza stampa, ha trasmesso istantaneamente in copertura immagini pertinenti dei Rolli.

«Bonacossa è stata scelta al termine di un iter iniziato ad agosto con la pubblicazione di un avviso di selezione cui hanno partecipato oltre cento candidati e che, dopo una preselezione curata da una società specializzata in ricerca e valutazione di risorse umane, ha portato a una ristretta rosa di candidati, dalla quale il Consiglio Direttivo ha individuato la figura che ricoprirà il ruolo di Direttore – si legge in un comunicato di Palazzo Ducale -. Ilaria Bonacossa, milanese, laureata in Storia dell’Arte all’Università Statale di Milano e un master al Bard College di New York, ha una lunga esperienza di curatele internazionali e di gestione, tra le quali Artissima, la fiera internazionale d’arte contemporanea di Torino, dal 2017 al 2021. Nella sua carriera c’è anche un importante incarico “genovese”: dal 2012 al 2016 ha ricoperto, infatti, il ruolo di direttore artistico del Museo di arte contemporanea di Villa Croce, uno dei musei che fa parte del circuito delle collezioni e degli spazi civici».

«Voglio dare un caloroso benvenuto a nome di tutta la Regione a Ilaria Bonacossa che ringrazio per aver accettato l’incarico alla guida di uno dei simboli della cultura della Liguria – dichiara il presidente e assessore alla Cultura Giovanni Toti -. Grazie alla sua conoscenza della realtà genovese, già curatrice del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, e la sua esperienza nazionale e internazionale saprà creare sinergie sempre più solide tra i poli museali italiani e non solo, imprimendo un ulteriore impulso all’attrattività turistico-culturale dell’intera regione grazie ad una programmazione di ampio respiro, capace di attrarre un pubblico eterogeneo fatto anche da migliaia di visitatori che sempre più numerosi scelgono il nostro territorio».

«È un onore dare il mio benvenuto a Ilaria Bonacossa, nuova direttrice di Palazzo Ducale – ha detto il sindaco di Genova Marco Bucci –. Una figura di alto profilo e competenza che si è messa al servizio della città per raggiungere importanti traguardi. Palazzo Ducale negli ultimi anni ha portato a Genova numerose mostre, progetti e iniziative di cui andiamo estremamente orgogliosi e che hanno permesso di ampliare notevolmente la nostra offerta culturale. Il percorso intrapreso è quello giusto e la cultura si sta dimostrando un traino fondamentale per l’intero settore del turismo. Siamo pronti a mettere in campo strategie e iniziative per attirare sempre più visitatori da tutto il mondo. Da oggi inizia un nuovo percorso per Palazzo Ducale, siamo pronti ad affrontare insieme le nuove sfide che ci attendono».

«Saluto a nome di Palazzo Ducale la nuova direttrice Ilaria Bonacossa – ha detto il presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Beppe Costa – Oltre a proseguire nel sentiero tracciato in anni di storia del Palazzo, ritengo possa assicurarci un ulteriore salto in avanti in termini di coinvolgimento del territorio e di centralità all’interno del panorama nazionale e internazionale. Il nuovo direttore potrà contare su una macchina composta da persone che lavorano ogni giorno in modo appassionato e professionale. A lei va il mio personale augurio, quello del Consiglio Direttivo, dei Partecipanti al Consiglio e dei Soci Fondatori». Poi, la frase non proprio felice sulle idee avanzate da Bonacossa nel progetto presentato per ottenere il ruolo di direttrice. Idee che, secondo quanto detto dal Presidente, saranno realizzate solo in minima parte perché se ne realizzeranno delle altre.

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