Ecuador in conflitto armato interno, a Genova, sabato, fiaccolata per la pace

Il presidente Daniel Noboa ha dichiarato lo stato di emergenza e ha annunciato un “conflitto armato interno” per affrontare la crescente violenza scatenata da gruppi criminali legati al narcotraffico. Le forze armate e la polizia nazionale, con un contingente di 22.400 uomini, stanno cercando di reprimere gli attacchi delle bande armate, che hanno provocato almeno 14 morti e numerosi feriti in diversi raid, soprattutto a Guayaquil e in altre province dell’Ecuador

Il confronto serrato tra il governo ecuadoriano e la criminalità organizzata tiene il paese in una situazione di emergenza.

Dopo una giornata particolarmente intensa martedì, in cui si sono verificati attacchi e azioni spettacolari, sembra che la frequenza di attentati sia parzialmente diminuita. Tuttavia, ieri sono stati registrati tre decessi a causa di un’esplosione in una discoteca a Puerto Francisco de Orellana, e tre allarmi bomba a Quito, di cui due falsi e uno risolto con un’esplosione a distanza.
Le forze di sicurezza stanno ottenendo alcuni successi sul campo, con le forze armate che hanno eliminato cinque “terroristi” e liberato 41 ostaggi, mentre la polizia nazionale ha catturato dieci “presunti terroristi” in due diverse operazioni, sequestrando armi ed esplosivi. Nonostante questi progressi, la tensione persiste nei centri di detenzione, con 178 guardie e personale amministrativo sequestrati in sette carceri.
Il presidente Noboa, al potere da soli due mesi, ha ricevuto il sostegno sia della comunità internazionale che dei partiti politici ecuadoriani nel suo sforzo di ripristinare l’autorità dello Stato. Tuttavia, gli analisti ritengono che i capi dei 22 gruppi di narcotrafficanti, designati come “terroristi” dal governo, stiano evitando uno scontro diretto con le forze di sicurezza e si stiano organizzando per un confronto di tipo guerrigliero.
L’Osservatorio ecuadoriano del crimine organizzato ha identificato sei delle principali bande, tra cui Choneros, Tiguerones, Lobos, Lagartos, Chone Killers e Latin Kings, attive in almeno 20 province dell’Ecuador. Un video diffuso da un gruppo senza nome ha chiesto scusa alla popolazione per i disordini, definendo il presidente Noboa come “un ragazzo ricco con il suo ego da supereroe” e invitandolo a intraprendere negoziati simili a quelli con la guerriglia colombiana.
A seguito dei fatti che hanno visto coinvolto l’intero paese, la comunità ecuadoriana genovese si mobilita per organizzare una fiaccolala per la pace, sabato 13 gennaio ore 17:00. Partenza da piazza Caricamento. «La fiaccolata – dicono gli organizzatori – ha origine nella profonda crisi sociale che attraversa il nostro paese e che coinvolge anche i cittadini che sono all’estero. In particolare, Genova e la Liguria dove secondo cifre ISTAT al 2023 sono presenti 14.263 connazionali. Questo comitato spontaneo raggruppa infatti, diversi attori sociali, tra cui imprenditori, associazioni, politici, squadre di calcio, chiese, cittadini comuni, i quali hanno deciso di rinunciare al proprio schieramento per raggrupparsi sotto un’unica bandiera, ovvero il tricolore ecuadoriano. Quindi Genova vedrà, come già accaduto in passato la comunità ecuadoriana unita e pronta a rispondere per condannare in maniera decisa oggi atto di violenza e terrorismo. Inoltre, per riportare all’opinione pubblica che gli ecuadoriani a Genova ci sono, e sono parte di questa città. Quindi ribadiamo l’appuntamento, sabato 13 dicembre ore 17 presso piazza caricamento, si prega di portare una maglietta bianca, della nazionale dell’Ecuador oppure una bandiera. Vi aspettiamo».


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