Il vice presidente della Regione diffonde la tesi di Federcaccia sui lupi. Verdi e associazioni animaliste all’attacco

Alessandro Piana ha diffuso il comunicato dell’associazione dei cacciatori ai media attraverso i canali istituzionali e ha ospitato in sede istituzionale la presentazione di un studio dell’associazione dei cacciatori su asseriti attacchi di lupi ai cani. Angelo Spanò, co portavoce del partito, e l’associazione smentiscono la validità scientifica dello studio e aggiungono: «La Regione abdica al suo ruolo super partes». L’etologo Francesco De Giorgio: «I lupi rappresentano anche le migliori difese contro la diffusione di patogeni, come nel caso della peste suina africana e quindi andrebbero aumentati maggiormente i livelli di protezione»

Il Coordinamento Cacciatrici Federcaccia, col supporto di Federcaccia Nazionale, realizza e presenta un «report che registra episodi comprovati di attacchi e predazioni dei cani da parte del lupo in Italia» direttamente nella Sala della Trasparenza della Regione, alla presenza del deputato leghista Francesco Bruzzone e dell’assessore all’ambiente e alla caccia e vicepresidente della Regione Alessandro Piana. Piana ha ringraziato l’associazione dei cacciatori e ha parlato di 400 predazioni per poi inviare il comunicato di Federcaccia ai media attraverso il canale istituzionale dell’ufficio stampa regionale.

Lo studio sciorina una serie di dati elaborati dall’associazione dei cacciatori, parlando di «danno economico in genere si attesta tra i 1000 e i 5000 euro, mentre per il 17,8% dei casi la perdita va dai 5000 ai 10000 euro» e aggiunge che «la stragrande maggioranza dei cani attaccati (69,7%) arriva al decesso». Inoltre responsabile Coordinamento nazionale Cacciatrici Fidc Isabella Villa e dal presidente Federcaccia Liguria Andrea Campanile, secondo il comunicato regionale, hanno detto che «Nelle ultime settimane di novembre e dicembre ci sono stati in Liguria 7 episodi di predazioni acclarate di cani, poi molti non vengono denunciati (secondo il report la predazione è denunciata formalmente per un 53,9% sul totale degli avvenimenti) o è difficile risalirvi».
«Leggo con stupore che il comunicato delle Coordinamento Cacciatrici Federcaccia (con il supporto di Federcaccia Nazionale), è stato diramato dall’Ufficio Stampa Regione Liguria – commenta il coportavoce metropolitano di Europa Verde-Verdi Angelo Spanò -. La Regione di fatto abdica al suo ruolo di ente super partes che deve operare nell’interesse di tutti i cittadini e dell’ambiente per ridursi all’ufficio stampa di una parte. I cacciatori. Nel report si adombrano “episodi comprovati di attacchi e predazioni dei cani da parte del lupo in Italia”. A mio modesto parere e, come riportato da esperti del settore, per dimostrare quanto riportato andavano eseguite analisi delle feci dei lupi. Al contrario ad oggi gli esami fatti non hanno evidenziato resti di cani. Ricordo che nella lupa Ventura, uccisa perché ritenuta colpevole di avere sbranato cani e gatti all’interno del suo stomaco non venne rilevata alcuna traccia. Mi nasce il sospetto che questi incontri con esponenti politici, portatori di doppiette, abbiano l’obbiettivo di eliminare i lupi, loro competitor, poiché predano gli ungulati, togliendo così la possibilità di cacciarli e in alcuni casi vendere le loro carni».
Secondo le associazioni GAIA Animali e Ambiente, Animalisti Genovesi, LAV e Associazione Sparta il report di Federcaccia «Non ha alcun valore scientifico» e la presentazione in sede istituzionale è stata «Il primo appuntamento dell’anno della giunta Calibro 12».
«È in atto un’azione di criminalizzazione del lupo al fine di ridurne lo stato di protezione particolare, come prevedono le norme europee, poiché il mondo venatorio considera il lupo un competitore nella caccia agli animali selvatici, con la differenza è che il lupo uccide per sopravvivere il cacciatore per puro divertimento – proseguono le associazioni -. Le affermazioni degli esponenti della Federcaccia sul fatto che a loro non interessa cacciare il lupo confligge con la perseveranza nel creare allarmismo come nel caso del report presentato sulle predazioni di lupi verso i cani. Un report che non ha alcun valore scientifico, come loro stessi affermano, che si basa solo su dati raccolti in gran parte tra gli stessi cacciatori senza un riscontro di veri esperti, senza esame del DNA dei resti, senza approfondimento del contesto deve sono avvenuti i ritrovamenti. L’aumento del numero dei lupi anche nel nostro Appennino deve essere visto con favore, gli studi etologici affermano che il loro numero rimane stabile nel tempo sullo stesso territorio, certo comporta in certe aree la necessità di maggiori attenzioni e buone pratiche per tutelare gli animali domestici»
Approfondisce Francesco De Giorgio, biologo ed etologo: «Bisogna capire di quali lupi e di quali cani stiamo parlando, in quali contesti si verificano questi episodi, quali sono le attività, le abitudini e la mal pratica che coincidono con essi o che, quantomeno, ne rendono più probabile il verificarsi, quali sono piuttosto le responsabilità della società umana, invece che addossare unicamente la colpa ai lupi – spiega -. Gruppi di lupi diversi hanno diverse culture, basate sulle singole soggettività di ogni gruppo, un gruppo può avere una cultura neutra rispetto ai cani, un altro può sviluppare una cultura di competizione con i cani, un altro può avere una tendenza predatoria opportunistica verso essi».
«I cani utilizzati nella caccia, possono avere un impatto maggiore sulle dinamiche naturali, – prosegue Francesco De Giorgio – sottoponendo lupi e altri selvatici, ad un elevato livello di disturbo e stress che può scatenare in alcuni gruppi di lupi o singoli individui, una reazione né competitiva né predatoria, ma di difesa territoriale, oltre che di controllo ed eliminazione del disturbo. Questo vale anche per quei cani che vengono mal gestiti, ma anche mal compresi e in definitiva negati dagli umani, come quelli legati a catena nelle campagne, ma anche quelli che vivono in città liberati in natura senza cognizione di causa. In più nelle campagne ci sono diverse mal pratiche legate alla gestione del cibo, che spesso viene lasciato fuori, a disposizione non solo dei cani, ma anche dei selvatici. In conclusione non sono i lupi che vanno controllati, ma le attività antropiche, anche perché oltre che essere notoriamente indicatori e promotori di un ambiente naturale sano, i lupi rappresentano anche le migliori difese contro la diffusione di patogeni, come nel caso della peste suina africana e quindi andrebbero aumentati maggiormente i livelli di protezione».


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