Nel cuore della città dei lustrini delle feste c’è la città dei poveri: ressa per portare a casa un po’ di frutta e verdura

Succede in via Mura degli Zingari. Qualche abitante della zona è infastidito per i rifiuti lasciati sul posto. Altri raccontano dispiaciuti della processione di tante persone affamate che beneficiano della distribuzione e solo così avranno qualcosa da mettere qualcosa sotto i denti. Anche in questi giorni in cui la “città grassa” ai prepara cuocere lo zampone

Non sono lontane le luci del luna park di Ponte Parodi, i palchi dei concerti del Tricapodanno al Porto Antico e nemmeno quello della notte di San Silvestro, nella scintillante piazza De Ferrari. Tra via Adua e via San Benedetto donne, anziani, bambini, ragazzi, anche sotto la pioggia, cercano nelle cassette lasciate in strada del cibo da portare a casa per permettere alla famiglia di mettere qualcosa sotto i denti. No, avere la tavola imbandita non è scontato. Non lo è per un numero crescente di persone, straniere, ma anche italiane. Tra chi cerca ci sono anche quelli che una casa non la hanno e non prendono ciò che si deve cuocere, accontentandosi di qualche arancio e qualche mela da mangiare al freddo su una panchina o seduti per terra, sempre che non li mandino via perché a qualche benpensante dà fastidio avere la povertà sotto gli occhi e la chiama “degrado”.







Certo, un po’ di scarto finisce per terra, ma nelle foto che ci sono state inviate per denunciare il “degrado” si vede sia che ci sono rifiuti ingombranti abbandonati che nulla hanno a che fare con l’attività di distribuzione di cibo sia che ci sono operatori che ripuliscono trasportando i cartoni presso i cassonetti. I contenitori, alla luce dell’attività di sostegno alle persone meno abbienti, forse potrebbero essere più capienti per evitare i cumuli sull’asfalto. Tutto è migliorabile, ma sicuramente si tratta di un’iniziativa meritoria, che va incontro agli ultimi e permette loro di sopravvivere.
A Genova esistono almeno 200 associazioni, parrocchie comprese, che si occupano di recupero e ridistribuzione di cibo a persone in difficoltà e si contano più di 170 servizi tra mense solidali, social market, distribuzione pacchi alimentari o panini. Quello che vedete nelle foto è l’emporio solidale La Bottega sul Porto della Comunità di San Benedetto al Porto, parte del progetto Ricibio. È aperto due volte la settimana, il martedì dalle 9:30 alle 12:00 e il venerdì dalle 14:00 alle 17:00. È sia ad
accesso libero sia mediato, attraverso Ambito Territoriale Sociale, Centri di ascolto di San Teodoro e Sampierdarena) e parrocchia. Tutti i punti di aiuto e distribuzione di Ricibio sono individuabili sulla mappa a questo link.
La rete Ricibo nasce nel 2017, come risposta concreta al problema della povertà e dello spreco alimentare, dalla volontà di alcune organizzazioni cittadine sia laiche sia religiose, che hanno deciso di riunirsi in una rete, con l’obiettivo di rafforzare l’impatto delle azioni di recupero e distribuzione in città.
«Sogniamo una città a spreco zero, in cui il cibo è visto come un bene comune. Perseguiamo una logica di comunità: insieme si riesce ad andare più lontano – si legge sul sito della Rete -. Essere in rete ci permette di realizzare molte idee, con una forza e un potenziale maggiore della somma delle nostre realtà prese singolarmente. In questo modo ottimizziamo tempi e costi, ma soprattutto sviluppiamo un senso di identità intorno al tema della lotta allo spreco alimentare».
«Genova è una città con una lunga tradizione di solidarietà, ricca di associazioni che recuperano le eccedenze alimentari e le distribuiscono a persone in difficoltà – spiegano alla Rete -. Nel 2016 il lavoro di queste associazioni ha ricevuto una bella spinta istituzionale: la legge n. 166, anche conosciuta come legge Gadda, proprio da quell’anno dà una cornice normativa al recupero delle eccedenze a fini di solidarietà. Inoltre, il Comune di Genova le ha riunite intorno a un tavolo di lavoro e il confronto tra i vari soggetti ha fatto emergere l’esigenza di fare rete sul territorio per scambiarsi buone pratiche e competenze e per migliorare l’efficienza del recupero e della distribuzione di beni alimentari. È nata così l’idea della rete Ricibo: dalla consapevolezza che ognuno di noi faceva molto, ma che unendo le forze, avremmo potuto pensare in grande e andare più lontano. Nel 2017 sono successe tre cose fondamentali: la nascita della pagina facebook di Ricibo, primo spazio virtuale tutto nostro; la nascita formale di Ricibo, con la firma di un accordo di cooperazione di rete da parte delle 6 Associazioni fondatrici; l’iscrizione, da parte del Comune di Genova, della nostra rete alla lista dei BENI COMUNI del territorio. La Fondazione Compagnia di San Paolo e la Fondazione Carige hanno creduto nel nostro progetto e hanno deciso di finanziarlo. Così abbiamo iniziato a lavorare per realizzare il nostro ideale di città in cui lotta allo spreco, l’inclusione e la giustizia sociale sono priorità che vanno di pari passo. Nel 2018 il Comune di Genova ha introdotto una novità: la riduzione della Tari per le aziende che donano le eccedenze alle associazioni, a fini di solidarietà. Genova è stata la seconda città in Italia ad applicare questo provvedimento, previsto dalla legge Gadda. Se abbiamo iniziato in sei, nel 2019 le associazioni che hanno firmato l’accordo di rete sono diventate 60 e le Aziende che hanno instaurato un rapporto di collaborazione e donano eccedenze con regolarità sono oltre 40. Il 2020, l’anno in cui è esplosa la pandemia da Covid19, il Comune di Genova ha promosso la costituzione di un tavolo per l’emergenza alimentare, coinvolgendo tutte le associazioni che sul territorio si occupano di distribuzione del cibo a persone in difficoltà economica. Questo, col tempo, si sta trasformando in un tavolo per le food policy. Se all’inizio pensavamo che diminuire la quantità di cibo che finisce in discarica fosse già un buon risultato, col tempo abbiamo cominciato a volere di più. Ora proviamo ad avere un approccio sistemico al tema dello spreco alimentare, per gettare le basi per una città a spreco zero».


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