“Genova, amore in salita”, un documentario sulla città non patinata e più vera su Rai 5. Da vedere

Nell’ambito della trasmissione “Di là dal fiume e tra gli alberi ” il documentario di Giuseppe Sansonna, autore e regista, che mostra non la Genova da copertina, quella sintetica della promozione turistica più scontata, ma una città noir, gotica, insolita con personaggi, storie e suggestioni

Genova e il suo humor nero, la sua autoironia, il suo sarcasmo. «Genova così antica che quasi annulla il tempo», «Mediterranea o gotica a seconda dei giorni. Basta un colpo di tramontana per cambiarne i colori» dice l’autore nel video. «Genova che ha sete d’infinito», Genova degli anni Sessanta e Settanta o del Realismo Borghese dei tempi della costruzione di Staglieno, Genova concreta e spirituale, Genova di un Fabrizio De Andrè non per forza scontato, che racconta e viene raccontato non con le sue canzoni più note e così “sfruttate” da svuotarne il significato, ma con “La Cattiva Strada”, scritta nel 1975 con Francesco De Gregori. Genova non stucchevole, Genova accogliente, Genova senza retorica, Genova che sa includere.

Genova di Mark Twain, Dino Campana, Giorgio Caproni, Nietzsche. Genova «dove cattolicesimo e comunismo hanno vissuto la più stringente delle ortodossie». Una Genova che «partorisce ed accoglie da sempre creature eretiche che non ridono e non piangono mentre ti offrono un goccio di humor nero distillato di una musica di una lingua che odora già di Sudamerica e di amori in salita». Del programma è da godere, distillare, gustare ogni parola e ogni personaggio. È un bel ritratto, per nulla scontato, quello che si può vedere nel programma “Di là dal fiume e tra gli alberi”, su RaiPlay, dal minuto 0:51:12.

Il racconto dei personaggi parte dall’Acquasanta, parte da Antonella Ruggiero e dai Matia Bazar, il gruppo nato negli anni in cui i ragazzi si incontravano in decine di gruppi per fare musica. E continua col libraio antiquario di via Garibaldi Zeffirino Zali, che quando chiude lascia la musica accesa ai suoi libri, perché la possano ascoltare e vivere mentre lui non c’è.
Poi la storia di Marcello Barlocco, poeta e scrittore carcarese, arrestato nel 1958 per traffico di stupefacenti: si disse che aveva messo la sua laurea in farmacia al servizio della criminalità. Finì in manicomio ed ebbe la forza di denunciare i soprusi e le sevizie di cui era vittima.
Un altro scrittore: Emilio Quadrelli, autore della prima rapina a 17 anni e passato poi dalla criminalità alla politica militante nelle fila di Lotta Continua. Si è laureto in Lettere, è stato riabilitato, ha conseguito un dottorato di ricerca e, oltre ad aver intrapreso una carriera nel body building e nel sollevamento pesi, ha iniziato a lavorare come ricercatore sociale. Ha pubblicato saggi e ricerche sulla cultura delle palestre, sulle professioni criminali e sull’immigrazione.
Il cimitero di Staglieno, specchio della società borghese dell’Ottocento, viene raccontato attraverso Lisetta Carmi e Andrea Remagnino che esordisce: «Io faccio il necroforo, cioè il becchino». Andrea è anche il presidente de “La Resistente”, che è anche il presidente di una squadra di calco antifascista, antirazzista e antisessista che partecipa alla vita sociale della città anche facendo giocare i bambini nelle piazze dei quartieri e sostenitori riuniti nella “Brigata Folagra” (Folagra è il convinto attivista di estrema sinistra che spinge Fantozzi a ribellarsi al padrone), che passa dall’impegno per appoggiare le rivendicazioni dei lavoratori con striscioni al tifo ironico sul filo rosso del “pigliamola bassa”. Il coro più tipico? «Vogliamo vincere, pareggiare o perdere» anche se, dice Remagnino «Certo, vincere è meglio». La società sportiva ha anche una squadra femminile e dà la possibilità di giocare in campo anche a immigrati e rifugiati.
Sempre partendo da Staglieno e stavolta dal reportage fotografico “Erotismo e autoritarismo”, commissionato dal Comune di Genova, si arriva Lisetta Carmi. La fotografa mostrò delle opere del cimitero monumentale, «il patriarcato granitico e il paternalismo retorico dei benefattori», spiega il documentario, ma fu incuriosita dall’eros nel luogo deputato alla morte. Appunto attraverso Carmi, si passa per i moti del ’60 contro il congresso Msi e il governo Tambroni, monocolore Dc sostenuto dal Movimento Sociale. E sia approda nell’ex Ghetto ebraico del centro storico, dove ricchi genovesi affittavano i bassi prima alle prostitute e poi alle trans. «Lisetta Carmi – dice Rossella Bianchi, ha colto disperazione, affetto e speranze delle transgender di quegli anni». Bianchi, oggi scrittrice e autrice di molti libri di successo, racconta anche parte della sua stori, condotta nel preciso intento di “non sottostare al ricatto della società» a che si intreccia con quella dell’ex Ghetto.
Ultima tappa: nella Palestra popolare Baliano di Vico Vegetti, nella zona di San Bernardo. Lì si allena, con Luigi Spera, il campione italiano di sollevamento pesi su panca piana Omar Diallo, nato in Africa, in Guinea, immigrato in Libia e lì arrestato dalla polizia di quel paese, a lungo detenuto in una stanza con altre persone, quindi caricato su un barcone in direzione Italia e salvato con i suoi compagni di viaggio dalla Guardia Costiera mentre il gonfiabile stava già affondando. Oggi lavora alle Riparazioni Navali, ha sposato una ragazza sarda «molto bella», precisa, e insieme hanno avuto una bimba di due anni.
Tra le ultime immagini del documentario, uno spezzone del film di Dino Risi del 1974 “Profumo di Donna” con Vittorio Gassman, girato proprio a Genova, in cui lo stesso Gassman-Capitano Fausto Consolo attraversa via XX Settembre fuori dalle strisce, dicendo che Genova è «Una città civile». Sono passati quasi 50 anni e Genova, grattando sotto la superficie e nonostante tutto, faticosamente, in alcuni ambiti sa ancora dimostrare di esserlo.


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