Oggi a Genova 

Targa per riconoscere merito e ruolo delle meretrici nella Superba, tutti contro il testo

L’idea, in Municipio Centro Est, era stata accettata da tutti ormai cinque anni fa. In Commissione, invece, tutti a scandalizzarsi per il testo e per un noto modo di dire genovese nato perché le prostitute, pur avendo finanziato i moli con le tasse pagate, non vi si potevano avvicinare per non distrarre i marinai

Nell’era del politicamente corretto sono stati in molti a sobbalzare sulla sedia. C’è chi vorrebbe sostituire il termine prostitute con sex workers, chi grida al mancato rispetto della donna. Così il testo del municipio, studiato assieme alle associazioni proponenti (associazione Fondazione Amon, Comunità di San Benedetto e Associazione Princesa che riunisce le sex workers transgender) è stato messo pesantemente in discussione.

Ecco cosa dice la bozza tanto criticata

L’antico detto recita: “A l’è cheita u-nna bagascia in maa” e si dice a commento di una cosa molto molto difficile da realizzarsi, rara, quasi impossibile. Questo perché le prostitute, che pagavano le decime regolarmente e con queste finanziavano la costruzione dei moli del porto, al mare non potevano avvicinarsi per non distrarre i camalli e i marinai. Difficile, quindi, che una potesse cadere in mare. Racconta di una profonda ingiustizia che, anche in quei tempi in cui erano moralmente “accettate” (tanto da imporre loro di pagare le tasse rendendo così il mestiere lecito, cosa che ora non accade), le discriminava.

Quella che voleva essere un’iniziativa per riconoscere il merito delle prostitute che anche loro contribuirono a fare grande la città diventa motivo di conflitto e occasione di adeguamento del linguaggio al “politicamente corretto”. E tutto questo anche se tra i proponenti della targa e di quello che ci sta scritto ci sono le due associazioni fondate da Don Gallo, il prete degli ultimi una delle quali è proprio composta da lavoratrici del sesso di oggi che dal testo non si sono sentite né offese né sminuite, anzi, lo hanno visto come un riconoscimento, anche se tardivo. E che più della tutela lessicale gradirebbero una più sincera tutela reale, un rispetto nei fatti e non a parole. Magari col riconoscimento della professione.

Qui la storia della prostituzione nell’antica Genova Superba

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