Italia e Mondo 

È morto a 53 anni Siniša Mihajlović. Aveva giocato nella Samp di cui poi era diventato allenatore

Era malato di leucemia da tre anni. A settembre aveva dovuto lasciare il ruolo di allenatore del Bologna

Lascia la moglie Arianna e i figli Viktorija, Virginia, Miroslav, Dusan e Nicholas. Nel 2021, aveva avuto la prima nipotina, Violante, figlia di Virginia.

Era nato il 20 febbraio del 1969, da una casalinga croata e da un camionista serbo nella cittadina croata di Vukovar, al confine con la Serbia, nell’allora Jugoslavia, ed era cresciuto a Borovo, dove aveva tirato i primi calci al pallone. Nella sua carriera da calciatore ha giocato come centrocampista e difensore.

Da calciatore ha militato, tra le altre squadre, nella Stella Rossa, nella Roma, nella Sampdoria, nella Lazio e nell’Inter. Da allenatore, dopo aver cominciato come vice di Roberto Mancini sulla panchina dell’Inter, allena il Bologna, la Fiorentina, lo Sporting Lisbona, la Sampdoria. il Milan. Conclude la sua carriera al Bologna. Ma a settembre, a causa delle condizioni di salute, aveva dovuto rinunciare alla panchina.

La lettera di cordoglio e saluto della Sampdoria, pubblicato sul sito della società.

«Ho affrontato ogni partita come fosse la vita e la vita come fosse una partita». La partita della vita di Sinisa Mihajlovic è finita questo pomeriggio, per colpa di una bastarda recidiva di leucemia mieloide. Tre fischi netti nel silenzio assordante di una Roma già pronta per le imminenti festività natalizie.

Fischi come gelide lame nel petto per tutti quelli che gli hanno voluto bene. Noi sampdoriani siamo certamente tra quelli. E oggi come non mai non possiamo che esserne orgogliosi.
Perché Sinisa di quel noi è parte, parte del nostro essere, della nostra storia. Prima da avversario, nella più epica trasferta di sempre, in quella notte di Sofia in cui saggiammo il suo mancino micidiale. Poi da calciatore, leader difensivo per quattro stagioni di una squadra che seppe divertire ma che avrebbe potuto fare di più. E infine da allenatore, quando ci prese in fondo alla classifica e ci portò in un anno e mezzo a riassaporare il gusto d’Europa. Lui e noi, noi e lui: un rapporto sincero, di rispetto e riconoscenza, scrigno di fotogrammi indelebili per la memoria collettiva blucerchiata.
Sinisa che tira la bomba. Sinisa che segna alla prima in Supercoppa. Sinisa che segna alla prima in campionato. Sinisa che sbaglia il rigore con l’Arsenal. Sinisa che diventa libero a Cagliari. Sinisa che con il Piacenza non segna su punizione. Sinisa che viene espulso a Perugia. Sinisa che esulta con la panchina a San Siro. Sinisa che la mette da corner sulla testa del Mancio. Sinisa che la mette sul destro di Verón. Sinisa che corre da Vuja. Sinisa che ce ne fa tre a Roma con la Lazio. Sinisa che torna e cita Kennedy. Sinisa che abbraccia Krsticic. Sinisa che vince due derby, con Maxi e Gabbia. Sinisa che bacia Yelena a Novi Sad. Sinisa che il suo profumo lo senti a distanza (anche di anni). Sinisa che ti parla della sua Serbia e della guerra. Sinisa che si incazza. Sinisa che mette gli allenamenti punitivi alle 7 del mattino. Sinisa che rincorre Regini a fine derby. Sinisa che esulta con Sakic. Sinisa che sorride. Sinisa che saluta la Sud per l’ultima volta. Sinisa che ce ne sarebbero a centinaia da raccontare.
Sinisa che era ed è tutto questo: un uomo vero e coraggioso, un’autentica leggenda che noi, alla Sampdoria, non dimenticheremo mai.
Alla moglie Arianna, ai figli Viktorija, Virginia, Miroslav, Dušan e Nicholas, alla nipotina Violante e a tutta la famiglia Mihajlovic le più sentite condoglianze da parte del presidente Marco Lanna e di tutta la società.

Il cordoglio del Genoa: «Addio a Sinisa Mihajlovic. Ci uniamo al dolore della sua famiglia e partecipiamo al lutto del calcio italiano».

Il messaggio di Giovanni Toti e della Regione Liguria: «Regione Liguria esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Siniša Mihajlović. Calciatore e allenatore di grandissima esperienza internazionale, ha legato all’Italia, e in particolare alla città di Genova, diversi anni della sua importante carriera, lasciando nel cuore dei tifosi sampdoriani, ma anche di quelli genoani, il ricordo di un professionista eccezionale e di una persona dagli altissimi valori morali e umani. Affermatosi nella Sampdoria come giocatore negli anni ‘90, nel 2013 era tornato in blucerchiato nella veste di tecnico, vincendo nel 2015 il premio Football Leader come migliore allenatore dell’anno. In questi ultimi anni Mihajlović era diventato un esempio di coraggio per la sua capacità di non arrendersi alla malattia, dimostrando una forza e una grinta esemplari. Dopo il primo ciclo di cure era tornato a sedersi sulla sua panchina di allenatore diventando, così, un esempio per le persone che, come lui, stavano affrontando gravi problemi di salute. Alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutto il mondo del calcio le nostre più sentite condoglianze».

Foto di Roberto Vicario

Related posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: