Quartieri 

L’associazione Vivere il Centro Storico denuncia: «Gruppi di giovani organizzati per fare deliberatamente baccano la notte»

L’associazione contro la sentenza del Tar che non ha ritenuto ammissibile il ricorso che puntava a far riconoscere la responsabilità dell’Amministrazione comunale nella mancata cessazione delle condizioni di invivibilità nella zona della movida

Il Tar ha, quindi, ritenuto di non doversi pronunciare nel merito sulla presunta “immobilità” del Comune sostenuta dai firmatari del ricorso, proposto solo da una delle associazioni della zona, mentre l’altra si era sfilata pur continuando a denunciare il baccano e il disturbo per il sonno dei residenti. La Civica Amministrazione ha messo in campo una serie di imponenti controlli della Polizia locale sulle attività e sui frequentatori. La sospensione delle licenze dei locali e/o la loro chiusura anticipata decisa proprio dal Comune, però, si era infranta proprio davanti al Tribunale amministrativo perché i risultati dei rilievi fonometrici in una zona dove il chiasso notturno è ovunque non si può addossare a questo o quel locale e in una sentenza aveva anche contraddetto precedenti pronunciamenti locali e nazionali, scaricando della responsabilità di quanto accade all’esterno (in strada) i gestori dei pubblici esercizi.

L’associazione Vivere il Centro Storico invia, ora, un video in cui si capisce proprio che il baccano è in qualche caso volutamente organizzato da una parte dei frequentatori indipendentemente dai locali. Si vedono (e, soprattutto, si sentono, gruppi di giovani che percorrono via San Bernardo «con carrello e attrezzi vari per produrre rumore»

La situazione sconfina palesemente nell’ordine pubblico, che non è competenza della Polizia locale: troppe le persone in strada che ai controlli possono reagire in qualsiasi modo. Nonostante questo, la Polizia locale negli ultimi anni c’è sempre stata con un ingente numero di uomini e non sono pochi gli agenti della Pl che sono finiti al pronto soccorso per essere comunque intervenuti a sedare rissi o a far cessare la “fonte” del rumore nel corso degli ultimi mesi.

La situazione, comune a tutta l’Europa occidentale, nessuno è mai riuscita a risolverla, se non l’Islanda (che l’ha affrontata col coprifuoco e con azioni educative), dove però, in tutto il paese, ci sono però meno abitanti che nella sola Genova. Alcune città l’hanno affrontata e solo parzialmente risolta delocalizzando la movida in zone lontane dalle case e imponendo chiusura anticipata ai locali dove prima si concentrava per convincere la massa a spostarsi altrove. Questo non implica la responsabilità dei locali, ma, semplicemente, parte dal presupposto che i giovani si concentrano dove ci sono attività aperte.

Il Comune ha tentato la strada “chirugica”, facendo chiudere i locali che creavano, a suo parere, problemi. Ma non ha funzionato. C’è sempre stato il rifiuto di far chiudere l’intera zona per non danneggiare le tante attività che problemi non ne creano e stanno tentando di uscire dalla crisi economica del Covid.

L’idea di delocalizzare in Darsena la movida, per quanto ne abbiamo potuto sapere, non potrà essere risolutiva per una serie di motivazioni anche a monte del progetto: sull’area insistono le case del Cembalo e di via Gramsci, troppo vicine. A Lisbona l’area in cui sono stati concentrati i nuovi locali è molto distante dalle case, oltre due arterie di scorrimento viario, oltre la ferrovia, oltre un’area artistica/artigianale.
Anche riuscendo a delocalizzare (piuttosto improbabile la riuscita senza la chiusura anticipata dei locali delle altre zone) si tratterebbe solo di spostare il problema da un gruppo di cittadini a un altro, magari favorendo la nascita di altre attività economiche capaci di catalizzare il baccano. In sostanza, si rischia di moltiplicare il problema invece che risolverlo andando a pesare, tra l’altro, su una zona del centro storico non recuperata come quella della “Rive Gauche” (l’area a ponente di via San Lorenzo) e dove si concentrano ancora, anche di giorno, spaccio e criminalità.

Sotto: la lettera dell’associazione “Vivere il centro storico sulla sentenza del Tar

L’Associazione “Vivere il Centro Storico”, prende atto della sentenza del Tar Liguria che, pur riconoscendo “la situazione di grave degrado del Centro Storico denunciata e comprovata dall’associazione ricorrente” ha preferito non esaminare la questione nel merito.

Non ci si aspettava che questa sentenza potesse essere risolutiva di un problema annoso e complesso come quello in oggetto, ma certo non che si fermasse solo a profili meramente formali. Questo non fa che aumentare il grado di esasperazione dei residenti per la scarsa o comunque insufficiente attenzione delle Istituzioni a un problema di degrado complessivo che sta diventando sempre più esplosivo.
In particolare, il TAR Liguria, diversamente da quanto affermato da altri Tribunali Amministrativi in casi analoghi, ha ritenuto che non sussistano i presupposti per contestare il silenzio mantenuto dalle Amministrazioni sulla diffida con cui l’Associazione aveva chiesto di adottare atti volti a garantire la sicurezza pubblica e ad eliminare l’inquinamento acustico legati al fenomeno della cd. Malamovida (così da tutelare anche il bene primario della salute pubblica).
Ad avviso dell’Associazione, per contro, tale azione era certamente esperibile in quanto gli atti richiesti con la menzionata diffida riguardavano profili di sicurezza urbana, ordine pubblico e igiene pubblica. E la tutela di tali interessi primari deve sempre essere assicurata non potendo essere rimessa a scelte discrezionali delle Amministrazioni, se non limitatamente all’individuazione delle misure più idonee al raggiungimento dello scopo.
L’Associazione, pertanto, non condividendo l’esito del giudizio al TAR, si riserva di verificare con i propri legali ogni ulteriore azione a tutela degli interessi dei propri associati, anche al fine di ottenere concrete risposte alle gravi problematiche legate alla cd. Malamovida che interessa l’area del centro storico di Genova.
Un numero sempre crescente di residenti anche di altre zone del Centro storico stanno manifestando la loro insofferenza alla situazione in atto e stanno chiedendo di partecipare alle azioni dell’Associazione e che la stessa si faccia portavoce anche del loro disagio. Ri- chiesta che arriva da zone oltre i “confini” , come solitamente intesi, dell’area sottoposta alla pressione della Movida (e “Malamovida”).

Non sarà questa sentenza a fermare l!azione dell’Associazione. Anzi. Questa ulteriore conferma della sordità delle Istituzioni al “grido” dei residenti, quelli che non vogliono abbandonare le proprie case e il centro storico (gli stessi che con la loro presenza hanno contribuito davvero ad un suo recupero) è uno stimolo a proseguire con tutte le armi legali a disposizione e compattarsi per le prossime battaglie, a tutela dei diritti legittimi e sacrosanti dei residenti.

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