Ambiente 

Cavalli dell’Aveto, per Regione, Comune e Asl l’allerta della popolazione è «stonato». Gli animalisti denunciano il Sindaco e lanciano mail bombing

I cavalli selvaggi della Val d’Aveto sono stati portati in un recinto qualche giorno fa, secondo l’assessore regionale Alessandro Piana, il sindaco di Borzonasca Giuseppino Maschio e il direttore generale della Asl 4 Paolo Petralia «hanno creato parecchio disagio agli abitanti, alcuni incidenti e che rappresentano un costante pericolo per l’incolumità pubblica, tanto da suscitare reiterate segnalazioni di protesta alle amministrazioni pubbliche». Ma l’associazione animalista Aidaa non ci sta e fa sapere di aver denunciato il sindaco Maschio mentre un’altra associazione, Gaia Animali & Ambiente, chiede attraverso una tempesta di mail al presidente della Regione Toti di risolvere il problema come ha fatto per i cinghiali della Spezia

Non si può certo dire che il forte delle autorità coinvolte in questa vicenda sia la diplomazia che sarebbe stata utile al confronto e a calmare le acque dell’aspra protesta degli ambientalisti. In un comunicato in cui assicurano che i cavalli non saranno mandati al macello, ma trasferiti in pascoli del ponente lontano dalle case, l’’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Piana, il sindaco di Borzonasca Giuseppino Maschio e il direttore generale dell’ASL 4 Paolo Petralia la mettono giù ruvida: «È quanto mai stonato l’allarme di una parte della popolazione sul gruppo di sette cavalli dell’Aveto portati in sicurezza in un’area recintata di proprietà del Comune di Borzonasca».

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Le autorità dicono che gli animali avrebbero a disposizione «adeguato quantitativo di acqua e fieno» e che la recinzione sarebbe di «congrua per dimensione, ritenuta idonea tramite sopralluogo delle autorità sanitarie».

«Poco hanno questi cavalli di selvaggio: si tratta di esemplari vaganti tra le case, confidenti con l’uomo – proseguono l’assessore Piana, il sindaco Maschio e il direttore generale della Asl Petralia – che hanno creato parecchio disagio agli abitanti, alcuni incidenti e che rappresentano un costante pericolo per l’incolumità pubblica, tanto da suscitare reiterate segnalazioni di protesta alle amministrazioni pubbliche. Per questo – proseguono – abbiamo operato tante interlocuzioni tra i diversi soggetti giuridici competenti per riuscire ad alleviare la situazione. La procedura attivata ci è servita per microcippare i cavalli e analizzarli: siamo in attesa del responso delle analisi. Se verrà autorizzato lo spostamento questi cavalli non saranno né sfruttati né portati al macello: gli allevatori che li prenderanno in carico si impegnano formalmente con la sottoscrizione di un protocollo che ne tutela il pascolo, questa volta davvero selvaggio, libero, in montagna, in un areale del Ponente distante dai centri abitati. Una soluzione del tutto incruenta e rispettosa della vita di questi esemplari, da sempre sinonimo di libertà, ma da 30 anni fuori controllo per numero e per dislocazione, soprattutto nella stagione fredda in cui scendono nelle zone abitate alla ricerca di un habitat più gratificante. Proporre una soluzione rispettosa dell’ambiente e migliorativa, tra l’altro nella stessa regione con uno spostamento limitato, non è criticabile, ma un passo avanti per il benessere animale».

Asl4 precisa inoltre, nella relazione del veterinario Alessandra Raffo, che «su richiesta del Sindaco del Comune di Borzonasca, in data 19 ottobre i veterinari della SC Sanità Animale si sono recati presso il recinto situato in località Bocca de Moa’, codificato in BDN ed idoneo dal punto di vista strutturale ed igienico alla detenzione temporanea di animali a fini di monitoraggio sanitario, ed hanno proceduto all’identificazione e all’esame ematico per il test dell’anemia infettiva equina ai sette cavalli presenti, due dei quali puledri. Ci si è avvalsi a tal fine di una struttura ad imbuto nella quale gli animali sono stati convogliati da personale di un’azienda zootecnica insistente in altra Asl. All’esame obiettivo generale tutti i cavalli si presentavano in buone condizioni di salute e in ottimo stato di nutrizione. Per assicurare il mantenimento delle condizioni di benessere degli animali, si è raccomandata la somministrazione quotidiana di fieno in quantità adeguata e la disponibilità costante di acqua da abbeverata».

Evidentemente gli animalisti dell’associazione Gaia non si fidano, perché tentano di coinvolgere in prima persona il presidente della Regione Giovanni Toti per bypassare l’assessore regionale ad ambiente e caccia. Continuano a temere, nonostante quanto dichiarato dalle autorità, che le cavalle, tutte femmine, di cui una quasi cieca e gravida, finiscano in bistecche sul banco di qualche macelleria equina dopo essere state affidate a un allevatore.

«Riteniamo sbagliata questa tragica operazione, chiediamo venga immediatamente bloccata e che gli animali tornino liberi nelle zone da dove sono stati catturati – dichiara Edgar Meyer, presidente nazionale di GAIA Animali & Ambiente -. Da anni si cerca di salvaguardare questo gruppo di cavalli inselvatichiti che sono anche un’attrattiva turistica per chi ha la fortuna di vederli liberi all’interno del Parco dell’Aveto. Esistono protocolli di intesa tra Regione, Comuni, Asl e associazioni in particolare la Rewild Liguria molto impegnata sul campo-  per la loro tutela e gestione, e si sta attendendo il loro riconoscimento istituzionale come da ordine del giorno passato in Regione nel maggio 2020 e firmato da tutti i gruppi politici».

«Ci appelliamo al Governatore Giovanni Toti perché intervenga direttamente per salvare i cavalli da un crudele destino, così come ha fatto questa estate per i cinghiali della spezia – conclude Edgar Meyer -. Inoltre invitiamo la cittadinanza ad inviare urgentemente messaggi per la salvezza dei cavalli via facebook e via e-mail alla segreteria di Giovanni Toti, al sindaco di Borzonasca e alla ASL 4».

Un’altra associazione, Aidaa, usa toni ancora più duri e – annuncia con una nota – è già passata dalle parole alle carte bollate denunciando il sindaco Giuseppino Maschio. Gli animalisti fanno sapere di essere «pronti ad un ulteriore denuncia per il reato di peculato se i cavalli saranno affidati a un allevatore e non rimessi in libertà».

L’allarme per il trasferimento degli equini che vivevano liberi nel parco dell’Aveto (le escursioni venivano promosse proprio dall’Ente Parco nei comunicati ufficiali) era stato lanciato due giorni fa da I Cavalli Selvaggi dell’Aveto, una comunità di naturalisti ed esperti in turismo ecosostenibile che nel 2011 ha fondato il progetto “I Cavalli Selvaggi dell’Aveto – Wild Horsewatching” e registrato il marchio relativo «per far conoscere al mondo questo piccolo tesoro naturale». La comunità aveva denunciato che 7 cavalli selvaggi erano stato «rinchiusi in un recinto dopo essere stati catturati dai loro pascoli in altura e caricati su un camion, privati della loro libertà e della dignità, senza il minimo rispetto del benessere animale, pronti per essere deportati». Circostanza, come avete potuto leggere sopra, smentita da Comune, Regione e Asl. Sempre la comunità aveva scritto sulla propria pagina Facebook che dopo un paio di giorni “in prigionia” nel recinto «mostrano segni di sofferenza e non hanno nutrimento». Anche questa circostanza è stata smentita da istituzioni e Asl.

Nelle foto de “I Cavalli Selvaggi dell’Aveto”, gli animali che prima vivevano liberi e oggi sono stati rinchiusi in un recinto

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