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Insediato il governo Meloni, anatomia minima di una vittoria e di una sconfitta

Il fondo
di Monica Di Carlo

È stato nominato il secondo governo di destra dalla caduta del fascismo, il primo governo di centrodestra della seconda repubblica, il primo dai moti del 1960 contro il Governo Tambroni, monocolore Dc sostenuto esternamente dall’Msi. Quel governo rimase in carica 4 mesi e 1 giorno. Il governo Meloni (con trazione Fratelli d’Italia che discende da Alleanza Nazionale e, prima, da quell’Msi che sostenne l’esecutivo Tambroni) promette di restarci molto di più

La Meloni non ha fatto un golpe, è stata eletta. Chiarisco meglio per chi pensa che i premier possano e debbano essere eletti: non è così. È stato molto votato il suo partito, che è diventato trazione del centrodestra e per questo lei è diventata premier naturale, l’unica che il presidente Mattarella potesse indicare. Che sia stata “eletta” da una percentuale risicata di italiani che è andata a votare non cambia niente. L’astensione è stata un voto vero e proprio, il voto di chi non se la sentiva di votare a destra né di votare di nuovo, con la molletta al naso, una sinistra che non ha saputo rispondere alle esigenze e agli ideali della gente. La Meloni è stata la più intelligente dei leader della destra, ha lasciato lavorare per lei Salvini e la Lega, che hanno creato il clima, non si è fatta prendere dalla bulimia di arraffare subito un pezzetto di potere, l’uovo oggi, persino andando al governo con chi politicamente sta agli estremi, il M5S, come invece ha fatto la Lega. Cosa pensavate, che andando al potere non avrebbe affermato quelli che per il suo partito sono i valori? Che alla fine certe cose non le avrebbe toccate? Deve rispondere ai suoi elettori. Ha costruito tutto con lungimiranza politica, non ha avuto fretta, ha aspettato il momento giusto, senza azzardi. Lo sapete che da quando Fratelli d’Italia ha sbancato le urne italiane qui a Genova e in Liguria non ha chiesto un posto in più? Non si è buttata, come invece ha fatto la Lega ai tempi in cui sfiorava il 40%, ad arraffare poltrone e incarichi sostituendo quelli attribuiti dalla sinistra. Pensate che se Crosetto ha dismesso le sue aziende lo abbia fatto per qualche mese di governo e che questo non lo abbia saputo valutare?

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È stato tutto costruito con indubbia capacità politica, quella che è mancata alla sinistra, in cui ci sono stati sgambetti e guerre interne per mantenere per se stessi una poltrona, pur perdendo il numero di poltrone. E quando si pensava che finalmente avessero capito, il Pd ha scavato ancora: l’ultimo atto di questa politica scellerata è stato quello di piazzare il lettiano Lorenzo Basso, già consigliere regionale e parlamentare, in un collegio sicuro dopo che per più di 4 anni (dalla scadenza della XVII legislatura, nel marzo 2018) era sparito dai radar della politica e, soprattutto, dall’attivismo. È bravo, dicono. Sì, ma la politica non è il consiglio di amministrazione di un’azienda, la politica è passione, partecipazione, presenza sul territorio. E così, anche per quell’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, tanta gente ha deciso di smetterla di votare con la molletta al naso. Ha capito che il richiamo a votare sempre è comunque sinistra – “che poi, maniman…” – era diventato l’alibi per far passare qualsiasi cosa: politiche non di sinistra e candidati senza militanza.

Quindi ora non state a piangere e a gridare “al fascismo”. Qualsiasi cosa sia, lo avete voluto voi. A portare acqua alla vittoria di questa destra è stata questa sinistra litigiosa, fatta di personalismi (gli spinoff dei partiti. – o scissioni dell’atomo, chiamateli come volete – sono arrivati a dare alle liste i nomi di Carneadi della politica), dimentica dei bisogni della gente, sorda alle grida disperate del popolo, ripiegata su se stessa, a volte troppo a sinistra, altre volte troppo a destra a seconda di come conveniva per posare il fondoschiena su una poltrona, anche piccola, purché fosse poltrona. E al diavolo gli ideali! Così, un pezzo alla volta, ha perso i pezzi ed è rimasta totalmente autoreferenziale, lontana dai cittadini. Una sinistra che non ha saputo governare né ha saputo fare opposizione, facendone spesso più di facciata che di sostanza, che ha acquisito il metodo di opposizione della destra senza avere le capacità per utilizzarlo (gli obiettivi sono diversi, il metodo non è replicabile a sinistra e ancora non ve ne accorgete) lontana dalla gente, incapace di proseguire il percorso dei diritti (vedi la mancata approvazione dello ius soli e del ddl Zan), pronta a far carte con chiunque le consentisse di lasciare appicciato il deretano alla poltrona ancora una volta. Meloni ha vinto per merito suo, il centrodestra per demerito della sinistra.

Quel che è peggio è che, da quel che vedo, la lezione la sinistra non l’ha ancora capita. Da bravi, smettete di passare il vostro tempo a gridare “al fascismo” sui social e tornate tra la gente. Tornate a rappresentare le esigenze e il sentimento del popolo se questo governo vi fa paura e non è, come temo, che state solo preoccupandovi di perdere i vostri posti di parlamentare, consigliere regionale, consigliere comunale, consigliere municipale. È per tenere quelli che avete perso quelli da ministro. Quello che è questa sinistra lo si vede dai post su fb: ogni 10 post, 9 sono sul ministero della sovranità alimentare e solo 1 sulle dichiarazioni della ministra della famiglia e quell’uno è per lo più scritto da chi ha davvero diritti da perdere e non da chi creda nei diritti per cultura, formazione, ideali. È questa la scala dei valori? La sinistra di apparenza e ammoina ha perso, è morta, fatevene una ragione. Non è più rianimabile. Prima lo capirete, prima la sinistra potrà diventare alternativa politica al governo di centrodestra. La vedo lunga, stanti le condizioni…

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