Quartieri 

Boccadasse con le lucine come a Portofino? Ecco il progetto di commercianti e Comune

I negozianti di Boccadasse, con l’accordo dei proprietari dei palazzi, vogliono decorare i profili degli stabili con luci non solo per Natale, ma in pianta stabile. Non sarà facile spiegare ai cittadini che la Civica Amministrazione vuole finanziare anche con i loro soldi l’energia elettrica che serve in un periodo di austerity energetica. Inoltre, a Genova è sempre più ampia la fetta di popolazione che non vede di buon occhio le ormai frequentissime forzature che compromettono l’estetica urbana: troppi dehors, troppi mercatini, troppi “effetti speciali” che trasformano alternativamente angoli significativi della città nella “Fiera dell’Est” o in “Disneyland”. A voi piace l’idea?

Non è un’idea originale: da tempo è illuminata in questo modo la piazzetta di Portofino. Il progetto è dei commercianti di Boccadasse che hanno già acquisito il permesso dei condomini e hanno trovato uno sponsor per l’acquisto installazione delle luci e hanno chiesto che a pagare l’energia elettrica fosse il Comune. Prontamente l’assessorato al Commercio di Tursi, forse perché ha da farsi perdonare dai commercianti cittadini una serie di nuovi super e ipermercati disseminati in città, lo ha fatto suo.

Dimenticando, come lo ha dimenticato in centro storico per le non bellissime e per nulla autorizzate fioriere, che il borgo di Boccadasse è tutelato paesaggisticamente e che questo vuole dire che l’effetto “Disneyland nel periodo di Natale” non è concesso.

Boccadasse è un quartiere vivo e vitale e, secondo le regole, non avrebbe bisogno di altro che dell’illuminazione che già c’è. Per i commercianti, invece, l’effetto “luminaria 365 giorni l’anno” aiuterebbe ad attrarre genovesi e turisti anche nelle stagioni meno propizie, quando già il quartiere è preso d’assalto. Insomma, li aiuterebbe ad aumentare gli incassi regalando una scenografia notturna da foto ricordo e selfie al luogo di Genova più fotografato in assoluto, come è facile capire dando un’occhiata su Instagram.

Certo, in un periodo di austerity energetica non sarà facile spiegare ai genovesi che il Comune intende finanziare l’energia elettrica con fondi pubblici.

Il progetto dovrà comunque passare il vaglio della Soprintendenza che ha come compito d’istituto il dovere di pretendere si rispetti il vincolo paesaggistico, imposto proprio per evitare, oltre a scempi edilizi, gli “effetti wow” da centro commerciale o da parco giochi nei luoghi di valore.

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Intanto, nei giorni scorsi, ci sono giunte diverse proteste per come viene riempita di bancarelle piazza Matteotti (sempre e solo piazza Matteotti), dove si affacciano sia Palazzo Ducale (con le mostre di Rubens e Disney) sia la chiesa del Gesù, inserita nei percorsi legati alla mostra di Rubens perché ne conserva due tele.

Al di là del caso “lucine a Boccadasse sì, lucine a Boccadasse no”, questa città deve finalmente decidere se vuole diventare città d’arte, meta di turismo culturale, o continuare a tentare di compensare i commercianti dell’apertura di una grande quantità di superfici di grande distribuzione organizzata concedendo tutto quel che i commercianti chiedono salvo il contingentamento del dei supermercati, e di farlo quasi sempre a danno dell’estetica cittadina. Come nel caso della selva di dehors concessi anche agli artigiani (che per la legge regionale non possono averli come quelli dei pubblici esercizi) e, alla fine, anche a danno dei pubblici esercizi che non hanno spazio per piazzare tavoli e sedie all’esterno e di quelli che li hanno sempre avuti e pagati. Sono continue forzature, una sopra l’altra, che da anni stravolgono le regole con una scusa o con l’altra. Magari prese una per una non sono poi uno scandalo, ma tutte assieme hanno reso la città una eterna fiera, sacrificandone totalmente il decoro.

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