In evidenza 

Musei comunali chiusi, per quello di Sant’Agostino il rischio è che non riapra prima del 2025

Decenni di abbandono e mancato sfruttamento culturale e turistico dell’enorme patrimonio museale e, negli ultimi anni, lavori di recupero strutturale andati molto a rilento, rischiano di privare la città ancora a lungo della struttura, unica nel suo genere. Ancora nella sede di restauro, nell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, la “Margherita di Brabante” e il Pallio di San Lorenzo. Anche la riapertura del Chiossone non sembra possibile a stretto giro come era stato promesso dall’Amministrazione prima delle elezioni. Una grande occasione per il turismo culturale resta congelata

Genova non è consapevole dei suoi tesori, né del loro valore culturale né di quello di attrazione turistica. Non è un discorso “politico”, perché ce n’è per la sinistra e la destra che si sono trovate a governare la città. Prima le strutture sono state lasciate al degrado, tanto che per alcune è arrivata la minaccia di chiusura per mancato rispetto delle norme da parte della Asl (come per Palazzo Rosso e Sant’Agostino), poi i lavori sono andati a rilento: l’apertura è stata più volte comunicata per fine 2022, ma questo non accadrà. L’ultima tranche di fondi per Sant’Agostino, relativa alla sostituzione delle vetrate che danno sul chiostro, è stata reperita di recente dal Comune. Gli altri lavori sono, comunque, ben lontani dall’essere conclusi e per il museo di piazza Sarzano gira voce che l’inaugurazione non potrà avvenire prima del 2025 data verosimile considerato lo stato dei lavori.

Palazzo Rosso è stato riaperto in tutta fretta nel maggio scorso e già parecchie “magagne” sono venute a galla: la moquette di feltro rosso che si deteriora velocemente, l’illuminazione insufficiente e totalmente inadeguata a una struttura espositiva, alcune finestre di legno che cominciano già a danneggiarsi.

Per parecchi lustri dal Museo Chiossone, uno dei primi luoghi espositivi dedicati all’arte orientale dopo il museo di Tokio, è stato tenuto rigorosamente lontano ogni possibile visitatore, che fosse studioso o turista. Il degrado lo ha portato alla chiusura e i lavori, aveva annunciato più volte Tursi, dovrebbero finire entro il 2022, ma pare che la previsione non potrà essere rispettata.

Certamente non finiranno a fine anno i lavori al Museo di Sant’Agostino. Nel frattempo, è perso così tanto tempo per l’acquisizione della collezione Bruschettini che nel frattempo è morto Alessandro Bruschettini. Ora decideranno i suoi eredi. A novembre, come prima collaborazione con la civica amministrazione, ci sarà una interessante mostra di tappeti orientali preziosi, ma siccome siamo già a metà settembre e non si vede alcuna promozione dell’evento è inevitabile pensare che anche questa volta si partirà col piede sbagliato sul fronte della pubblicizzazione dell’evento.

[Continua sotto]

Della collezione del museo fa parte quel che resta del monumento funebre di Margherita di Brabante, un capolavoro assoluto. Il monumento sepolcrale di Margherita di Lussemburgo è un’opera di Giovanni Pisano, databile al 1312-1314. Si trattava della tomba della moglie dell’imperatore Arrigo VII, morta il 13 dicembre 1311 a Genova. Oggi l’opera, della quale sono rimaste solo alcune parti, si trova nel museo di Sant’Agostino o, meglio, si troverebbe, perché da anni non è esposta giacché è stata portata al restauro, il museo è chiuso e la statua resta all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze dove è stata restaurata.

Sempre all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze si trova il Pallio di San Lorenzo.

Il Pallio è il più grande ricamo bizantino del XIII secolo giunto fino a noi. Esso fu donato nel 1261 dall’imperatore d’Oriente Michele VIII Paleologo alla Repubblica di Genova, in segno di riconoscenza per l’aiuto ricevuto dai genovesi nella riconquista di Bisanzio. L’eccezionale opera, lunga 375 cm. e alta 132 cm., era destinata ad ornare la zona dell’altare maggiore della cattedrale di Genova.

Secondo le fonti, il Pallio è stato ricamato prima del dicembre 1261 ed è suddiviso in venti scene su due registri, tra le quali una, di natura dedicatoria, mostra l’imperatore Michele VIII Paleologo mentre entra nella cattedrale genovese.

Le restanti diciannove scene illustrano le storie di tre santi: San Sisto, San Lorenzo e Sant’Ippolito. Maggiore spazio è lasciato alla narrazione della vita e del martirio di San Lorenzo, santo cui è dedicata la cattedrale di Genova.

Anche il Pallio è invisibile da anni a Genovesi e Turisti.

Abbiamo provato a chiedere informazioni all’assessorato ai Lavori pubblici del Comune. Nessuna risposta ci è arrivata da sabato scorso. L’idea che ci siamo fatti, alla luce dello slittamento abbondante della data, è che i musei e la cultura non siano in massima priorità. Con la chiusura di Sant’Agostino e Chiossone si perde uno dei potenziali motori di incoming del turismo culturale, quindi di ricchezza per la città, che significa anche posti di lavoro.

Related posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: