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Diciannove anni e una mitragliatrice in mano, Kevin Chiappalone indagato: è accusato di fare il mercenario in Ucraina

Kevin Chiappalone, nativo di Novi Ligure ma residente a Genova, ha postato l’ultima sua foto sui social questa sera alle 20:15: quasi una provocazione dopo che la notizia delle accuse contro di lui (per cui rischia da 2 a 7 anni di reclusione) ha cominciato a girare su media e social. Si tratta di una vecchia foto, già postata nelle storie su Instagram, che lo ritrae vestito con la mimetica, con in testa un elmetto dotato di pila frontale e il passamontagna a coprire parte del volto. Mostra la mano con mignolo, indice e pollice alzati e tiene nell’altra una mitragliatrice leggera. Accanto a lui sono poggiati altri due fucili

Sulle sue pagine social, in parte con il suo vero nome e in parte con il nome di battaglia di Milza Zena, si capisce la sua passione per il softair, sport di squadra basato sulla simulazione di azioni militari. Vengono utilizzate riproduzioni di armi da fuoco ad aria compressa che sparano piccoli pallini in plastica biodegradabile da 6 mm, innocui per gli esseri umani.

Si vede Kevin in una foto di gruppo scattata in un bosco ligure con la sua squadra: con lui c’è qualche adulto, ma ci sono anche ragazzini più giovani, quasi bambini. Su un altro account c’è un’altra foto di gruppo: con lui c’è una ventina di persone, stavolta con armi vere e la bandiera dell’Ucraina al centro. In pochi mesi il giovane è passato dal gioco alla guerra vera, quella dove si muore sul serio. In uno dei commenti sui social spiega che un suo amico è morto il giorno precedente. Nelle storie Instagram riprende a lungo una croce di rami di legno con la scritta “Adam” intagliata e una piccola bandiera dell’ucraina. Sulla pagina Facebook si legge lo stretto rapporto con la madre, con cui ha vissuto a Cornigliano fino alla partenza in aereo per la Polonia, per raggiungere, poi, il fronte nel Donbass e combattere contro Putin.

In un’intervista a Panorama, sotto il falso nome di Alessandro, sarebbe proprio lui a dichiarare «La mia è una motivazione politica, non c’entrano i soldi o altro. C’entra invece una certa visione del mondo. Putin a ridosso dell’invasione ha promesso di volere denazificare l’Ucraina. Diciamo che in quel momento ci siamo sentiti chiamare in causa». Usa il plurale “Kevin-Alessandro”, ma al momento l’unico indagato è proprio lui, anche se gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo stanno scandagliando gli ambienti di CasaPound per capire se altri del movimento politico frequentato dal ragazzo si siano arruolati come mercenari. Il riscontro, fino ad ora, sarebbe negativo. Kevin avrebbe trovato da solo, sul web, i contatti per arruolarsi.

Il diciannovenne è accusato dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova di essere uno dei mercenari che si sono arruolati nella Brigata internazionale ucraina. Kevin non aveva addestramento militare quando, in primavera, è partito verso l’Ucraina. Sarebbe stato formato sul posto prima di arrivare al fronte. E le foto dal fronte sono quelle di un ragazzino vestito da militare, a volte con atteggiamenti da consumato guerriero, altre volte con atteggiamenti che se non avesse la divisa sarebbe quelli di qualsiasi suo coetaneo. In una foto lo si vede mentre alza il dito medio verso chi lo fotografa. Sulle storie di Instagram si vede un video in cui cede il suo pranzo a un cane nero che sembra apprezzarla più di lui. Un’altra foto sul social lo mostra senza giacca e camicia mentre tiene in braccio un cucciolo di cane lupo. La didascalia richiama le strisce di Charles M. Schulz, creatore di Linus: «La felicità è un cucciolo caldo». È lì sotto, in un commento, che Kevin parla del commilitone ammazzato.

Sempre sulle sue pagine social si legge della strage di di Acca Larenzia, il pluriomicidio a sfondo politico avvenuto a Roma il 7 gennaio 1978 nel quale furono uccisi due giovani attivisti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano, appunto in via Acca Larenzia, nel quartiere Tuscolano. All’evento è tradizionalmente collegata la morte di un altro attivista della destra sociale, Stefano Recchioni, ucciso qualche ora dopo da un capitano dei Carabinieri, negli scontri con le forze dell’ordine avvenuti durante una manifestazione di protesta organizzata sul luogo stesso dell’agguato. Kevin pubblica le tre foto con la scritta: “Ciao ragazzi🌹 Franco, Francesco, Stefano Per sempre🔥”.

Tra Facebook e Instagram si vedono foto del gatto di casa, di serate con gli amici in una discoteca genovese, di un passerotto caduto dal nido raccolto e tenuto in una mano, ma anche quelle delle manifestazioni neofascite alle quali ha partecipato. Kevin è un ragazzo apparentemente come i tanti, maggiorenni per un soffio, che si vedono nella movida, nelle palestre, sulle spiagge cittadine o a sgasare nel traffico con lo scooter. Solo che è in Ucraina a combattere i russi, con in mano una mitragliatrice leggera: una guerra non sua che lo espone alla concreta possibilità di essere ammazzato come il suo commilitone ucciso in uno dei raid della Brigata internazionale ucraina. È il foreign fighter italiano più giovane mai individuato e rischia fino a 7 anni di galera. A 19 anni.

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