Oggi a Genova 

La Tari e il morto: deve pagare anche da deceduto. Il figlio alle prese con disservizi e disguidi

Non funzionano PagoPa, codici QR, procedura Cbill. L’accredito tramite banca non accetta i codici numerici della bolletta. Gerardo racconta di essere riuscito a contattare Amiu dopo 50 minuti di attesa: «La soluzione? “Faccia finta di essere suo padre e vada a uno sportello bancario, in una ricevitoria o dal tabacchino e provi a pagare lì”. E domani farò così. Prenderò le sembianze del morto andando in ricevitoria sperando che da lassù arrivi un aiutino». La quintessenza della burocrazia maligna

Eco la lettera che ci ha inviato Gerardo

Nella vita non si finisce mai di imparare. E io quest’anno ho imparato che la Tari la dovrò pagare anche da morto. Almeno questo è quello che è successo a mio papà. Lui nel 2022 è vissuto solo tredici giorni. Passati tutti, tra l’altro, neanche a casa sua ma alla Gigi Ghirotti.
Ma per la nostra Amministrazione comunale questo è un dettaglio di poco conto e, indirizzata al morto, manda inesorabilmente la richiesta di pagamento della Tari. Voi penserete, e anche io lo pensavo, che la somma dovuta fosse proporzionale ai giorni vissuti, cioè tredici giorni. E invece no: per noi persone comuni del doman non c’è certezza ma per il Comune di Genova invece sì e ti addebita, vivo o morto, un bimestre. Cioè paghi due mesi di un servizio di cui non hai usufruito.
Non c’entra che ti sei fatto cremare: lì hai già pagato a parte. la Tari si deve pagare e basta.
Spiegato a mia madre (ma non capito) questo “legame” indissolubile tra il morto e l’Amiu ho rassicurato la già preoccupata vedova che avrei affrontato io in sua vece la “simpatica” e moderna procedura di pagamento tramite PagoPa.
“Vedrai mamma”, le dico “con il telefonino è un attimo! Inquadri il codice QR e via…”
Ma il codice QR non funziona. Non è sgualcito, non è stropicciato, non è stampato male. Proprio non va, è un inutile scarabocchio che fa solo scena.
“Va bene, inseriamo i dati a mano” le dico inforcando gli occhiali da presbite con la gradazione maggiore perché quei numerini piccini stampati in grigio accidenti a loro…
Ma sorpresa! L’app della banca mi informa che il codice di avviso è errato.
Controllo più e più volte. Niente.
Mollo il telefono e provo da PC. Inutile.
Lampo di genio! Tento un’altra strada: il pagamento CBILL. Primo intoppo: la procedura richiede il codice (non fiscale) dell’ente creditore che non è riportato nell’avviso di pagamento. “Tranquilla mamma”, dico a una esterrefatta ottantenne, “attuo una procedura di ricerca e trovo il Comune di Genova”. Inserisco il codice CBILL e… Altra sorpresa: il codice deve essere numerico ma sul bollettino ci sono lettere e numeri. Ma come!? Niente da fare.
Ma il Comune Amico è pronto ad aiutarti con il Call Center dedicato: dopo una attesa di circa cinquanta minuti (si, avete letto bene, 50) un gentile operatore risponde. Conferma che il pagamento è dovuto anche se il contribuente è morto troppo presto rispetto all’unità di misura bimestrale adottata dall’Amministrazione, mentre per quanto riguarda le difficoltà di pagamento…beh, lo sanno già. Ma non si spiegano perché alcuni riescano a pagare mentre tanti altri no.
La soluzione? Faccia finta di essere suo padre e vada a uno sportello bancario, in una ricevitoria o dal tabacchino e provi a pagare lì.
E domani farò così. Prenderò le sembianze del morto andando in ricevitoria sperando che da lassù arrivi un aiutino.
Quello che il Comune Amico di Genova proprio non fa.

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