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Riscontrati due casi umani di West Nile Virus nel Nord Ovest. Ecco come difendersi

In genere non si patiscono sintomi gravi, ma per una piccola parte di infettati si arriva anche al ricovero con respirazione assistita. Ecco le regole per ridurre la proliferazione delle zanzare e per proteggersi dalle punture di insetti

 «A partire da giugno è stata intensificata la sorveglianza delle Arbovirosi, prevista dal Piano nazionale prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (PNA) 2020-2025 Piano_arbovirosi_20_25_pdf» dicono all’Istituto Zooprofilattico.

La febbre West Nile (West Nile Fever) è una malattia provocata dal virus West Nile (West Nile Virus, Wnv), un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile (da cui prende il nome). Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli e altri.

Incubazione e sintomi

Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave.

I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

Diagnosi

La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Questi anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno), pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione pregressa. I campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi, pertanto è consigliabile ripetere a distanza di tempo il test di laboratorio prima di escludere la malattia. In alternativa la diagnosi può anche essere effettuata attraverso Pcr o coltura virale su campioni di siero e fluido cerebrospinale.

Prevenzione

Non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

Pertanto è consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente: usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto; usando delle zanzariere alle finestre; svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante; cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali; tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Terapia e trattamento

Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

La scorsa settimana è stato notificato il primo caso umano di forma neuroinvasiva da WNV in Italia (Veneto) e sono state già confermate molte positività in zanzare e volatili selvatici e sinantropi in molte regioni del Nord Italia e in Sardegna, altre positività sono in corso di conferma (fonte Bollettino CESME- IZSAM – 14/07/2022).

Ieri, martedì 19 luglio 2022,  sono stati notificati due casi umani in provincia di Novara e di Vercelli, mentre non sono state segnalate positività per WND (West Nile Disease) e USUV (Usutu) né negli animali, né nelle zanzare.

I dati della sorveglianza integrata dell’anno 2021, raccolti in ottemperanza al Piano nazionale integrato delle Arbovirosi, sono riassunti nel bollettino annuale prodotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta Bollettini_annuale_arbovirosi_2021_pdf

È bene ricordare, che l’individuazione della possibile circolazione virale negli animali è fondamentale per prevenire la trasmissione nei confronti delle persone.

È dunque importante osservare le regole per ridurre la proliferazione dei vettori (zanzare) opuscolo_difesa_dalle_zanzare_pdf  e per proteggersi dalle punture di insetti opuscolo_prevenzione_WND_pdf

Per ulteriori notizie e aggiornamenti sulla situazione epidemiologica potete consultare i seguenti siti:

Centro di referenza nazionale malattie esotiche

Istituto superiore sanità

Ministero della Salute

Centro nazionale sangue

IPLA

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