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Animalisti genovesi: «Abbattere i cinghiali nel Bisagno? Un tapullo. Sono gli umani che sporcano»

«Se i cinghiali del Bisagno sono infettati dalla salmonella è perché l’agente batterico è presente nel greto del torrente, ed è presente non a causa dei cinghiali, ma del degrado della zona fra spazzatura di ogni tipo, sversamenti e scarichi fognari»

«Tra le misure da intraprendere per arginare la peste suina africana, l’assessore Alessandro Piana ha recentemente sostenuto l’urgenza di abbattere anche tutti i cinghiali presenti nel Bisagno, nonostante nessuno di essi sia risultato infetto – dicono gli Animalisti Genovesi -. Siamo a Genova e quindi ci pregiamo di usare uno splendido termine del nostro dialetto che qualifica alla perfezione la “risoluzione” ventilata dall’assessore: un tapullo. Tapullo perché inutile: i cinghiali del Bisagno non hanno la peste suina. Di conseguenza la loro uccisione non migliorerebbe né tanto meno risolverebbe il problema. Tapullo perché privo di basi scientifiche: anche secondo l’Ispra è impensabile riuscire a eliminare in breve tempo il 90% della popolazione dei cinghiali nella zona infetta a cavallo tra Liguria e Piemonte. E allora a che servirebbe sterminare quelli nel Bisagno? Tapullo perché di esito temporaneo: uccidere i cinghiali presenti oggi nel Bisagno non servirà a evitare che altri ne arrivino domani. Tapullo perché, come ogni tapullo, servirebbe solo a nascondere i veri problemi della città. E qui cogliamo l’assist che l’assessore Piana ci ha generosamente fornito tirando in ballo la salmonellosi (a sproposito, perché non vi è alcuna attinenza con le raccomandazioni europee sulla PSA): se i cinghiali del Bisagno sono infetti è perché l’agente batterico è presente nel greto del torrente, ed è presente non a causa dei cinghiali, ma del degrado della zona fra spazzatura di ogni tipo, sversamenti e scarichi fognari. Siamo sicuri che gli scarichi di cui parla l’assessore siano regolari? Ne dubitiamo.

«Sono i cinghiali a usare il Bisagno come discarica a cielo aperto? No, siamo noi umani – proseguono gli animalisti -. Sono i cinghiali a non adoperarsi per sanificare la zona facendo in modo che non sia un vettore per la salmonellosi? No, è il Comune, o chiunque debba garantirne la pulizia. Attribuire ai cinghiali le colpe umane è molto comodo, ma anche molto sbagliato».

«Quello che chiediamo all’assessore Piana e alle istituzioni preposte è di non scegliere la strada comoda, il tapullo – continuano -. Al contrario, sono necessarie prevenzione e opere veramente risolutive, oggi e nel lungo termine, quali cassonetti a prova di rovesciamento, diversa gestione della raccolta dei rifiuti, protezione di parchi e giardini pubblici con adeguate recinzioni, chiusure mobili dei varchi di accesso ai torrenti (Bisagno e non solo), corridoi di attraversamento in sicurezza delle strade interne, sperimentazione del vaccino anticoncezionale GonaCon (che ha già ricevuto un finanziamento statale di 500mila euro), zone cuscinetto prive di pressione venatoria e lasciate incolte o con colture a perdere per trattenere i cinghiali nel loro ambiente, senza spingerli ad avvicinarsi ai centri urbani alla ricerca di cibo e riparo dagli spari. Lo stesso greto del Bisagno potrebbe diventare quasi un’oasi faunistica, con pannelli lungo i marciapiedi che insegnino ai più giovani come riconoscere le specie presenti e le loro caratteristiche. Certo ci vuole voglia, ci vuole impegno, ci vogliono determinate capacità, ma sono soluzioni alla portata di una grande città quale è Genova. Siamo sicuri che Genova e la Liguria possano senz’altro riuscirci. Ma la domanda è: chi le amministra può, e vuole, farlo? O davvero preferisce l’ennesimo tapullo? Noi no».

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