Cronaca 

Vallone, direttore Dia: «La mafia albanese gestisce in subappalto il traffico di droga della ‘ndrangheta in Liguria»

Al convegno per i 30 anni della Direzione investigativa antimafia in Liguria, a Palazzo Ducale, una fotografia dell’attuale situazione delle infiltrazioni della criminalità organizzata e dell’impegno degli investigatori per fronteggiarla. I proventi del traffico di droga investiti nell’usura per impadronirsi delle aziende e infiltrare l’economia. Per il procuratore Pinto, precariato, crisi economica e bassi salari creano l’ambiente che fornisce manovalanza alle mafie

Nell’ambito delle celebrazioni del 30° anniversario della Direzione Investigativa Antimafia, articolazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, prosegue a Genova il viaggio della mostra “Antimafia Itinerante”, allestita al porticato di Palazzo Ducale e inaugurata ieri, 16 maggio, dal direttore della DIA Maurizio Vallone. La mostra sarà visitabile fino al 21 maggio. Inoltre, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, una rappresentanza di studenti degli Istituti scolastici locali ha partecipato al Convegno. Oggi, 17 maggio alle ore 9:00, presso la Sala del Maggior Consiglio numerose scolaresche liguri assisteranno alla proiezione del film: “DIA 1991, parlare poco apparire mai”. Alle successive ore 10.30 alla presenza delle autorità si terrà l’incontro – dibattito “#IOSONONOMAFIA – Il direttore della DIA Maurizio Vallone incontra i giovani”, moderato dal conduttore televisivo Vittorio Brumotti, con l’intervento del procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Genova Tiziana Paolillo, del direttore generale facente funzione dell’Ufficio scolastico regionale Luca Maria Lenti e del cantautore Andrea De Filippi “Alfa”.

Ieri al convegno dal titolo “Guerra al narcotraffico” hanno partecipato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco Marco Bucci, il prefetto Renato Franceschelli. Sono intervenuti in qualità di relatori il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Genova facente funzione Francesco Pinto, il sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo di Roma Anna Canepa, il coordinatore dell’Ufficio Rapporti Dna – Dda presso la Direzione Antifrode dell’ADM di Roma Rocco Antonio Burdo, il vice direttore tecnico operativo della DIA generale Nicola Altiero, il direttore del III Servizio della Direzione centrale per i servizi antidroga generale Giancarlo Scarfuri e il direttore della II Divisione del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato Marco Martino.

La fotografia della situazione in Liguria l’ha illustrata il direttore della Dia Maurizio Vallone. Ha spiegato che la mafia albanese ha preso in subappalto in Liguria la gestione del traffico di droga dalla ‘ndrangheta, illustrando anche come ad attrarre la criminalità sia il porto che è sotto l’occhio attento delle forze dell’ordine: ingenti i quantitativi di droga sequestrati. Secondo Vallone «Non c’è ancora sedimentazione forte in questa regione grazie agli sforzi delle prefetture, con le interdittive antimafia, e dell’attività giudiziaria e investigativa – ha detto il direttore della Dia -. Dobbiamo intensificare questa attività: noi siamo al fianco di prefetti e procuratori per evitare che questa regione possa diventare, come già altre regioni del Nord, una zona in cui la criminalità si insedia in maniera stabile e poi diventa complicato eradicarla».

Un altro allarme, questa volta sociale, è stato lanciato dal procuratore Pinto. Ha spiegato che il precariato e i salari bassi favoriscono «il reclutamento di persone che non sono affiliate ma che lavorano per le organizzazioni mafiose» aggiungendo che quanto la mafia guadagna con il traffico di droga viene reinvestito per l’infiltrazione nell’economia attraverso prestiti alle aziende. Attraverso l’usura, la criminalità organizzata mette le mani sulle imprese quando queste non riescono a ripagare. «La società civile non sempre è attenta – ha detto Pinto -. Ci sono numerosi casi di notai e commercialisti che avrebbero l’obbligo di segnale operazioni sospette e che invece non segnalano».

Vallone ha aggiunto che al momento le mafie sono “in sommersione” per non provocare la reazione dello Stato. Guadagnano con la droga e reinvestono per appropriarsi degli appalti. Allungano i tentacoli sugli appalti per impadronirsi dell’economia. Ovvio che quelli, ricchissimi, legati al Pnrr siano un’occasione ghiotta. Il tentativo, però, ha spiegato il direttore della Dia, «Oggi si può contrastare grazie agli strumenti che il Governo ci ha messo a disposizione con il Pnnr e le innovazioni normative che estendono i poteri dei Prefetti sulle interdittive antimafia».

«Il tema del contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata credo che sia importante e opportuno da affrontare oggi alla luce anche dei giganteschi investimenti che arriveranno nel Paese legati al Pnrr: investimenti che devono essere non solo occasione di crescita, progresso e sviluppo ma anche terreno di assoluta legalità. Va esattamente in questa direzione il protocollo che come Regione abbiamo firmato pochi giorni fa con le organizzazioni sindacali per garantire la tutela dell’occupazione e prevenire il rischio di infiltrazioni criminali negli appalti pubblici” Così il presidente della Regione Liguria intervenuto all’inaugurazione della mostra itinerante in occasione dei 30 anni della Direzione Investigativa Antimafia.

«La lotta al narcotraffico – ha proseguito il presidente della Regione – passa certamente anche dal sistema portuale della Liguria, che è il primo del paese e costituisce spazi e grande opportunità di impresa ma esercita per questo anche un’attrattiva per quei traffici illeciti che attraverso i nostri porti raggiungono il nord Italia. Su questo credo che un grande lavoro sia stato fatto in questi anni in termini di collaborazione intergovernativa, di rapporti tra le polizie e sempre di più potremo fare grazie anche alla capacità tecnologica che cresce quotidianamente nel Paese, in Europa e nel mondo».


Il presidente della Regione ha affrontato anche un altro aspetto fondamentale della lotta alla criminalità: «Il fatto di offrire a tanti giovani che sono qui e che visiteranno la mostra un costante riferimento alla cultura legalità è qualcosa di assoluta importanza, tanto quanto l’attività di contrasto che viene portata avanti. Non avremo vinto questa battaglia fino a quando non ci sarà in ciascuno di noi e soprattutto tra i giovani l’assoluta convinzione che ogni spazio di inquinamento mafioso costituisce una limitazione alla nostra libertà individuale e alla crescita delle persone. Questo è un traguardo che dobbiamo conquistare tutti insieme: la cultura della legalità, del merito, delle pari opportunità per ogni cittadino è parte integrante del contrasto alla criminalità e dobbiamo difenderla sempre. Ricordo spesso una frase di Borsellino ‘Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ce l’ha muore una volta sola’: chi aiuta le Istituzioni a contrastare l’illegalità diffusa aiuta se stesso nel suo percorso di vita e aiuta il Paese a crescere di più e in modo più giusto. Si tratta di qualcosa di più del contrasto diretto a chi delinque e dev’essere perseguito e giudicato perché – conclude il presidente della Regione – riguarda tutti noi nella vita di tutti i giorni».

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