Cronaca 

Mafia, manette ai nuovi boss del pizzo. Misure cautelari anche a Genova

Stamattina l’operazione di Polizia e Carabinieri: 29 persone in carcere, 2 ai domiciliari. Sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, detenzione e produzione di stupefacenti, detenzione di armi, favoreggiamento personale ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso

I tentacoli di cosa nostra sulle attività commerciali ed economiche, dall’ambulante abusivo alla grande distribuzione. Per stare tranquilli, non ricevere danneggiamenti e vivere in pace, i responsabili delle attività dovevano pagare il pizzo ai nuovi vertici del clan Brancaccio, decapitato da un blitz risalente al 2019 e in cui, assieme ai nuovi vertici, era arrivata fresca manovalanza del crimine organizzato di stampo mafioso. I proventi delle attività di spaccio, di gestione abusiva di gioco d’azzardo online e delle estorsioni servivano anche per mantenere le famiglie delle persone finite in prigione tre anni fa.

Sono 50 i casi di estorsione ricostruiti dagli investigatori. Le indagini sono state svolte dai poliziotti della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine, ed hanno fatto luce sull’organizzazione delle famiglie mafiose del mandamento di Brancaccio che comprende le famiglie mafiose di Brancaccio, Corso dei Mille e Roccella.

Sono state documentati 50 episodi diversi di estorsioni ed una vasta rete di spaccio con un presunto guadagno settimanale di 80 mila euro settimanali.

Il monitoraggio delle attività di spaccio ha portato all’arresto di 16 persone ed al sequestro di 80 chili di droga tra cocaina purissima ancora da tagliare, hashish e marijuana per un valore sul mercato di oltre 8 milioni di euro.

Le intercettazioni telefoniche hanno mostrato come gli arrestati usassero, a mo di insulto, le parole “carabiniere” o “sbirro”; emblematico un episodio del 2019, dove, in occasione delle cerimonie relative alle commemorazioni delle stragi di Capaci e via D’Amelio, veniva prospettata, da un indagato, l’intenzione di far partecipare la figlia di un suo parente alle relative iniziative scolastiche. La bimba veniva quindi apostrofata dal criminale come “sbirra”. L’uomo ha aggiunto che mai avrebbe permesso ad un suo congiunto di partecipare a tali eventi.

Nemmeno il periodo pandemico hanno rallentato le iniziative illegali dell’organizzazione. Le estorsioni, infatti, continuavano vessando le poche attività ancora in piedi che tentavano di sopravvivere al periodo.

Parallelamente, gli uomini del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Palermo hanno effettuato degli arresti che colpivano la famiglia mafiosa di Ciaculli, specializzata in attività criminali come l’estorsione, la coltivazione di droga e la gestione di piattaforme illegali di gioco online.

Il clan era punto di riferimento per chiunque non volesse problemi e per chi ne aveva già avuti, come il venditore di sfincioni di Palermo che, quando si è trovato i lucchetti bloccati con la colla ha capito subito che non si trattava di un dispetto qualsiasi e, immediatamente, si è presentato per “mettere a posto” la questione. Pagando il pizzo. C’era, poi, chi preveniva, chiedendo subito la “protezione” a pagamento per realizzare interventi edilizi.

Le intercettazioni hanno consentito agli investigatori di ricostruire, appunto, i 50 casi scoperti. Alcuni degli arresti sono stati effettuati fuori dalla Sicilia e dalla vicina Calabria, cioè ad Alessandria e a Genova. In copertina, lo screenshot del video delle forze dell’ordine in cui si sente un affiliato chiedere del denaro non per sé, ma per aiutare i “poveri sfortunati”, cioè i parenti degli arrestati nel 2018.

Related posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: