Tursi, la Giornata della donna si fa passerella per 4 aziende scelte da 2 assessori. Esclusi i colleghi di giunta

Tra tutte le iniziative dedicate alla tutela del genere femminile ieri, ha suonato come una campana fessa la passerella offerta nella sala di rappresentanza del Comune a 4 piccole imprenditrici individuate dagli assessori leghisti Giorgio Viale e Paola Bordilli, ormai palesemente in campagna elettorale assieme. Viale è assessore alle Pari opportunità, ma perché ha coinvolto solo l’assessore al Commercio, sua compagna di partito, e non le altre 4 assessore della giunta o l’altro assessore economico della giunta, Francesco Maresca, portando magari anche un’imprenditrice della Portualità? Le 4 piccole aziende “elette” – non si sa sulla base di quale criterio – sono state citate più volte anche nei comunicati ufficiali. Come sono state scelte? Perché proprio quelle e non altre? Perché sono state citati un centro estetico, due negozi e un ristorante offrendo loro, di fatto, una “vetrina” gratuita a fronte delle migliaia di imprese femminili in città che non hanno avuto la stessa occasione?

Non si sa perché all’iniziativa dell’assessorato alle pari opportunità non ci fossero infermiere o donne medico, che hanno retto la sanità durante il Covid nelle aziende pubbliche e private. Non si sa perché non si sia pensato a invitare una delle donne ucraine scappate dalla guerra o che rappresentano qui il loro popolo, come ha fatto, invece, la Regione che ne ha portata una sul palco del Carlo Felice dove è passato anche il video in cui si raccontava la candidata al Premio Nobel per la Pace la genovese Maria Elena Bottazzi che ha messo a punto un vaccino anti covid facile da produrre, poco costoso, ma soprattutto non è coperto da alcun brevetto, quindi accessibile a tutti i paesi poveri.

Tursi ha organizzato «“10 in tribuna”, un appuntamento alla scoperta del lavoro al femminile. Imprenditrici, scrittrici, attiviste e intellettuali ospiti a Palazzo Tursi per raccontarsi». Non si capisce che idea abbiano i due assessori della parola “intellettuale” perché tra le invitate non ce n’è nemmeno una. Per intellettuale si intende, da vocabolario, “persona fornita di una buona cultura o cultore di studi, specialmente in quanto ritenuto capace di esercitare una profonda influenza nell’ambito di un’organizzazione politica o di un indirizzo ideologico”. Ecco, di intellettuali proprio non se ne sono viste, ma vabbè, l’uso a casaccio dei termini della lingua italiana sarebbe il meno.

All’evento condotto da Elisabetta Rossi (giornalista pubblicista, già collaboratrice del “Corriere Mercantile” e de “Il Giornale”, recentemente autrice di un libro sui tarocchi, che ormai vive molto lontana da Genova) c’erano Stefania Cappelli, agente della Polizia locale genovese (cambiata in corsa perché nel primo comunicato del Comune doveva esserci un’altra agente), Federica Bonelli, presidente volontaria di Croce Rossa Ligure, Rita Bencivegna, assegnista di ricerca a Unige presso il dipartimento di Chimica, Lina Donnarumma, Diversity and inclusion manager presso l’Istituto Italiano di Tecnologia, Cristina Anamiti, responsabile del centro reclami Amt. E fin qui ci sta: si tratta di dipendenti del Comune o di controllate, di un’importante istituzione scientifica, di Unige e della rappresentante di una realtà come Croce Rossa. Poi c’era una professionista privata, Mariagrazia Della Casa, “coach in ambito lavorativo” con studio in via Porta degli Archi e senza alcun ruolo pubblico o accademico.

Infine le quattro piccole imprenditrici: si tratta di due negozianti, un’estetista e una ristoratrice come tante altre. E ci starebbe pure se si capisse con quale criterio siano state scelte invece di altre, invece delle migliaia di altre imprenditrici genovesi piccole e grandi che danno lustro alla città, e soprattutto perché un’istituzione abbia scelto, in qualche modo, di promuovere proprio le loro quattro aziende nell’evento e in due comunicati stampa invece, ad esempio, di portavoce di categorie che rappresentassero un’associazione professionale e quindi tutte le donne imprenditrici del loro settore. Non si poteva, almeno, semplicemente parlare di loro in quanto piccole imprenditrici senza citare le aziende per rispetto di tutte le altre? Per quale motivo sono state messe in luce dall’istituzione proprio le loro aziende? E perché citare e ricitare le loro imprese nei comunicati e non semplicemente il loro ruolo? È opportuno questo da parte di un’istituzione?

Così al microfono sono andate Laura Baccanti, titolare de “La Befana”; Monica Rinaldi, titolare della “Casa della Carta” e Federica Adamo, titolare del ristorante “C’era una volta” e Lorena Vitali titolare “Gaia Estetica e Benessere”. Tutto scritto nel comunicato di annuncio dell’evento e riscritto in quello di sunto dell’iniziativa, vergati e inviati dall’Ufficio stampa del Comune, quindi a spese della Civica Amministrazione. Senza nulla togliere alle persone invitate e alla loro esperienza lavorativa (simile a quella di migliaia di imprenditrici), restano incomprensibili il metodo e la decisione di promuovere, di fatto, i nomi di quattro aziende genovesi invece di altri. E per un’istituzione come è il Comune il metodo e l’aderenza all’universalità del messaggio non sono sfumature. Anche l’inclusione dell’assessore Bordilli, leghista come Viale, e non delle altre quattro assessore della Giunta Bucci (indipendenti o di altri partiti) fa puzzare la cosa di campagna elettorale lontano un miglio. Queste iniziative (il personale per l’apertura della sala, l’energia elettrica, la pulitoria) e la concessione della sala sono a carico del Comune, così come la comunicazione che arrivando dall’istituzione e non da un qualsiasi partito politico assume una valenza attinente ai principi o agli aspetti fondamentali di una istituzione.

Assieme (e con l’esclusione dei colleghi) i due assessori leghisti, ignorano le questioni di opportunità istituzionale. In verità, il concetto generico di opportunità non sembra essere il punto forte del loro partito: proprio ieri il loro segretario nazionale è stato di fatto messo alla porta in Polonia da un sindaco locale che, sventolandogli sotto il naso una maglietta con la faccia del presidente russo di quelle che Matteo Salvini ha di frequente indossato, gli ha ricordato come troppo in passato sia apparso aderente a Putin per andare ora a far passerella politica ai confini con l’Ucraina. Il sindaco polacco ha posto, a modo suo, una questione di “opportunità”.

E di opportunità istituzionale e politica si parla per quanto riguarda la manifestazione di ieri. Non è difficile notare che i due assessori genovesi hanno già deciso di fare “bicicletta” per le elezioni. Viale è assessore alle Pari opportunità ed è normale che abbia sovrainteso all’evento, ma perché – se non per campagna elettorale – ci ha infilato proprio la compagna di partito Bordilli e non le altre assessore comunali? O anche l’assessore Francesco Maresca che si occupa di economia marittima? Possibile che non si sia pensato a dare voce a un’imprenditrice di quel settore così importante per la città? Così come è venuta fuori, quella di ieri è sembrata più un’iniziativa di partito che una manifestazione istituzionale, ma nella Sala di rappresentanza le iniziative politiche non sono ammesse e, comunque, in qualsiasi sala comunale anche i partiti devono pagare le spese per iniziative proprie.

Sono già comparsi sui media genovesi redazionali congiunti dei due, Bordilli e Viale, passati sotto la voce di “comunicati”. Lo strumento delle conferenze stampa e dei comunicati è un potente mezzo di autopromozione elettorale per gli assessori: prepariamoci a iniziative di comunicazione istituzionale a raffica (sono già cominciate), anche sulle più piccole cose che sarebbero liquidabili con un semplice comunicato. È sempre successo, da parte di tutti e più o meno sfacciatamente: il confine tra notizia e “marchetta politica” è flebile e indefinito, sta alle testate distinguerlo e tagliare le passerelle. Ma ci vuole un po’ di buon senso anche nell’allestirle senza poi essere criticati. Lo sgarbo a migliaia di imprese femminili genovesi e ai colleghi di giunta esclusi, ieri, non fa intravedere il rispetto dei limiti da parte di chi ricopre una figura istituzionale e per di più ha costruito tutto su un tema sociale delicato e di grande importanza. Troppo delicato di per sé per farne passerella.

Una nota “storica”: mai nessun assessore al Commercio del Comune di Genova, negli ultimi 30 anni, è tornato a fare l’assessore nel ciclo successivo mentre, da sempre, solo Arcangelo Merella (giunte Pericu) ha ricoperto due volte il ruolo di assessore alla Polizia locale.

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