La Canalis, gli spot e le polemiche: La Liguria logora chi non ce l’ha
Ricordate l’articolo al veleno di Manuel Peruzzo sull’Huffington Post Italia in cui si scagliava contro la Liguria sputando fiele («Quando attraverso la Liguria incollo i cartoni della pizza sui finestrini per non doverla vedere», ha scritto)? Beh, sulla sua bacheca ci sono le sue foto sugli scogli a Recco, segno che forse non la guarda dai finestrini, ma in Liguria ci viene in vacanza. E le critiche “al minuto” sul costo della campagna con la Canalis arrivate dai banchi dell’opposizione? La Regione precisa che quello passato a Sanremo è solo il primo spot e che la showgirl verrà in Liguria, di cui sarà testimonial per 6 mesi, per le altre iniziative della campagna. Tutto compreso nel cachet. Altri spot della stessa campagna vedranno protagonisti calciatori italiani e stranieri per i mercati turistici esteri
Se è vero che “Bene o male, purché se ne parli”, la campagna della Liguria con Elisabetta Canalis ha già fatto presa. Non solo per lo spot passato a Sanremo, che ha un’audience spettacolare, ma per quanto se ne è parlato. E non solo sui social. La campagna è stata oggetto di uno sketch di Luciana Littizzetto a “Che tempo che fa” su Rai3, “vittima” il ligure Fabio Fazio. Il monologo dal testo ironico ha fatto ulteriormente rimbalzare la Liguria su una rete nazionale.
Poi, l’intervento di Manuel Peruzzo che dice di sé di essere nato nelle «valli inquinate del comasco» e di preferire alle gite a Chiasso «il divano, la TV e il wifi». Che non era ironia, non era satira, ma era odio. Eppure qualche volta è sceso dal suo divano lombardo per venire sugli scogli di Recco dove non ha resistito alla tentazione di un selfie con, sullo sfondo, giovani bagnanti “fisicati” (da lui definiti “boni”). Il tutto pubblicato su Instagram con meno like di quelli che otterrebbe un qualsiasi ragazzino poco popolare tra i compagni di scuola. Cosa gli abbia fatto cambiare idea sulla “meta Liguria” non è dato saperlo, ma la delusione deve essere stata cocente. E quando in tanti lo hanno criticato su Twitter dove ha condiviso il suo pezzo, s’è sentito in diritto di scriverne un altro articolo caricandolo di ulteriore acrimonia. Il titolo? «È più pericoloso scrivere della Liguria che dei Casamonica». Insomma, s’è adontato di essere stato criticato. Come dire che solo lui avrebbe l’esclusiva di spalare “brenno” sugli altri. Senza diritto di replica. Solo che non funziona così, sui social. Se non lo sapeva, ora lo ha imparato.
E che colpa abbiamo noi se a Chiasso non c’è il mare (con relativi “boni)? Che sia che la Liguria logora chi non ce l’ha?


Un altro che non si rassegna è il consigliere regionale di Ferruccio Sansa, capolista del gruppo che porta il suo nome, ex sfidante di Giovanni Toti alle Regionali. Che anche lui la Liguria “non ce l’ha”, quantomeno come presidente. Da giorni gira con la calcolatrice e il cronometro per definire il costo al secondo dell’apparizione della Canalis. Gli sfugge forse il concetto che in tema di turismo il problema non è “quanto costa”, ma “quanto rende” in termini di visibilità. Certo lo spot, proprio perché “chiacchierato”, rende di più dei cartelloni pubblicitari (non esattamente economici) con gli scorci della Liguria tutti coi tetti non di ardesia, ma di coppi rossi (le foto erano state evidentemente scattate altrove) dei tempi della prima giunta Burlando, quando l’allora assessore Margherita Bozzano fu sepolta dalla critiche che, però, furono a raggio locale (quindi poco fruttuose per la promozione) e fu sostituita nel secondo mandato del presidente Burlando da Angelo Berlangieri, che però non ebbe mai da investire i fondi che aveva avuto la “collega” che l’aveva preceduto. La stessa Bozzano organizzò anche un tour-educational per ristoratori in Liguria per il miglioramento dell’accoglienza turistica per 80 mila euro (era il 2007) basato sullo sketch di Enrique Balbontin e Fabrizio Casalino che avevano spopolato nelle trasmissioni Mediaset con la “Tipica accoglienza ligure”. E lì, davvero non ci abbiamo fatto una bella figura.
Sansa ora censura gli «Oltre duecentoquarantamila euro (Iva compresa) di risorse pubbliche per i due spot di promozione turistica della Liguria con protagonista Elisabetta Canalis – scrive il capogruppo dell’omonima lista, in una nota a seguito della sua interrogazione presentata durante il Consiglio regionale di oggi -. Grazie ad una nostra nuova interrogazione Toti ha dovuto ammettere che i due spot con Elisabetta Canalis sono costati oltre 240 mila euro. Analizzando nel dettaglio la cifra si scopre che 120 mila euro è stato il cachet di Elisabetta Canalis, 70 mila euro il costo per la produzione dello spot e 55 mila euro per “la ricerca del personaggio di pubblico rilievo”. Sommando i due spot da 30 secondi ciascuno (uno trasmesso durante il Festival di Sanremo, l’altro non ancora reso pubblico) arriviamo alla cifra record di 4 mila euro al secondo per vedere una soubrette sarda che parla di Liguria dalla sua casa di Los Angeles».
Solo che non è così, spiegano in Regione. «Elisabetta Canalis, protagonista delle cartoline della Regione Liguria al Festival di Sanremo, sarà testimonial anche delle attività di promozione del nostro territorio che saranno realizzate nelle prossime stagioni, in particolare della campagna estate e della campagna autunno-inverno. Il compenso previsto dall’Ente è evidentemente riferito all’impegno complessivo della showgirl, che non si è esaurito con la kermesse canora ma proseguirà con gli spot che andranno in onda sui canali social e televisivi nei prossimi mesi». Cioè la Canalis verrà in Liguria in primavera per spot e iniziative, tutte comprese nel prezzo del cachet. Poi ci saranno tutti gli spot dei calciatori italiani e stranieri.


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