Scompare a 84 anni Remo Benzi, ex comandante della Polizia municipale e consigliere comunale con Castellaneta e Biasotti
Figlio di un ufficiale del Corpo, era nato a Rivarolo ed era cresciuto a Certaldo, in Toscana, dove era sfollato a causa dei bombardamenti della II Guerra Mondiale. Aveva cominciato la carriera a Genova nel 1962 per poi fare poi il comandante a Bassano del Grappa e ad Alessandria. Era tornato a Genova nel 1994, sotto la giunta di Adriano Sansa, ma i dissidi con l’allora assessore Marco Evangelisti e con Sindaco avevano portato al divorzio con l’amministrazione

Benzi concepiva il suo incarico come assoluto, indipendente anche dalle volontà della giunta che lo aveva incaricato, a seguito di concorso, nel 1994. Diversi gli screzi con l’assessore, l’avvocato Evangelisti, che gli chiedeva di rispettare le volontà della giunta. La goccia che fece traboccare il vaso fu banale: il mancato saluto al Sindaco. Inutilmente l’allora ufficiale Rossi dichiarò alla stampa che il saluto c’era stato, ma non s’era sentito solo perché lui aveva sbattuto troppo forte i tacchi coprendo la voce del suo comandante. Ma era solo la punta dell’iceberg: all’epoca i dissidi con la giunta furono forti e fecero venir meno il rapporto fiduciario tra l’amministrazione e Benzi, che era amato da parte del corpo proprio perché ne tutelava l’indipendenza e difendeva uno a uno i suoi uomini (anche quelli incappati in guai giudiziari per causa di servizio) e meno amato dall’altra parte perché aveva imposto parate con la banda e obblighi formali ritenuti ormai desueti come quello, ad esempio, di portare i guanti bianchi quando si dirigeva il traffico. Fu amato e odiato nel corpo perché aveva fatto degli “Automezzi” (l’attuale Pronto Intervento) una sorta di “gruppo scelto” che amava chiamare “la mia X Legione”. Motivo imponente di dissidio con l’Amministrazione fu l’inserimento negli uffici del Corpo di personale del Comune “borghese”, che mai aveva militato nella Polizia municipale che secondo gli appartenenti al Corpo “rubava” le posizioni organizzative ai cantuné che per motivi fisici non erano più atti alla strada. Poi l’affidamento della formazione ad aziende specializzate che lui riteneva doversi fare con personale esperto del corpo, che allora contava quasi 1.200 uomini prima della progressiva erosione per mancata copertura del turnover e della necessità di dotazioni che lo avrebbe portato, cinque anni fa, sull’orlo della chiusura per mancanza di personale e mezzi.
Alla fine fu lo stesso Benzi, nel 1997, a dimettersi prima che lo allontanasse l’Amministrazione, nonostante il sostegno di quella parte dei suoi uomini che lo avevano difeso a spada tratta. In seguito fu comandante a Casale Monferrato e, infine, a capo della Polizia provinciale di Alessandria, dove terminò la sua carriera in divisa.
Quando il cronista arrivava nel suo ufficio per chiedere notizie, inesorabilmente, gli faceva ascoltare la sua poesia sul Corpo prima di parlare di ogni altro argomento, poi musicata e trasformata in inno. E raccontava di quando, giovane sottufficiale a capo della stazione dei vigili di Albaro, grazie a una segnalazione, fu lui insieme ai suoi uomini a notare la spider rossa di Lorenzo Bozano, giudicato poi l’assassino di Milena Sutter, che poi infine fermato dalla Polizia di Stato vicino al veicolo.
Benzi si candidò nel 2002 a Palazzo Tursi, forse proprio per contrastare il modello amministrativo che gli era stato imposto e che non aveva mai fatto mistero di non condividere. Fu eletto nelle liste di Liguria Nuova di Sergio Castellaneta per passare poi nella Lista Biasotti. Si candidò ancora nella lista Enrico Musso-Direzione Italia senza essere eletto.
Benzi era ricoverato dal novembre scorso per un problema al fegato. Da una settimana era entrato nel reparto di terapia intensiva, dove è mancato. Lascia la moglie e tre figlie.


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