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I concessionari della Marinella: «Facciata nord pronta entro Euroflora»

I lavori sono in ritardo: dovevano finire un anno fa e invece, ad oggi e da diverso tempo, sono fermi. Ieri in consiglio comunale l’assessore al patrimonio Stefano Garassino ha detto che i gestori gli hanno assicurato che riprenderanno lunedì prossimo. L’amministratore unico della società: «Toglieremo anche gli ingombri sulla passeggiata». Poi elenca le traversie del cantiere tra mareggiate, varianti al progetto e aumento dei costi: il rischio di impresa che la società si è assunta quando ha chiesto la struttura in concessione attraverso un projec financing per la ristrutturazione. Già l’anno scorso il Comune aveva concesso un canone figurativo di 2.500 euro l’anno invece dei 32mila euro nei primi dieci anni e 64mila nei restanti dieci inizialmente pattuti

«È nostro impegno prima di Euroflora, di rendere La Marinella decorosa, ultimando almeno la facciata nord e rimuovendo gli ingombri della passeggiata. Mentre prevediamo prima dell’estate di terminare tutte le opere e valutare se, quando e come riaprire il nostro gioiello tanto amato, compatibilmente con le condizioni generali italiane» lo scrive in una nota Igor Mendelevic, amministratore unico della società che ha preso in concessione l’ex albergo dopo che ieri il capogruppo Pd Alessandro Terrile ha chiesto notizie dei lavori fermi da tempo e della situazione alla luce del fatto che l’edificio appare, più che un cantiere, uno scheletro che si staglia sul mare di Nervi».

Ogni azienda, quando comincia un’operazione, deve calcolare il rischio d’impresa e capire se può sostenerlo. Che la Marinella sia a picco sul mare e che le mareggiate in Liguria siano frequenti lo sa sia ogni genovese sia i moltissimi turisti che negli anni l’hanno vista prima hotel degradato, poi rudere, infine cantiere, saltuariamente vuoto di operai. Non era difficile prevedere che la furia degli elementi si sarebbe abbattuta sulla struttura anche a cantiere aperto. A leggere la cronistoria scritta dallo stesso amministratore unico, tutti i problemi possibili si sarebbero scatenati per rallentare il progetto sin dall’assegnazione nell’ormai lontano 2016, ancora sotto la giunta Doria. Fatto sta che quasi sei anni dopo la concessione la Marinella è ancora uno scheletro.

Questa la cronistoria e la situazione attuate descritte da Mendelevich, che in una nota polemizza con chi, alla luce di una situazione della quale molti cittadini chiedono conto alla luce del forte ritardo, fa domande in consiglio per sapere cosa stia succedendo.

Luglio 2016 ci viene assegnato l’edificio Marinella a seguito di bando pubblico dal quale risulta la sola nostra partecipazione (giunta Doria)
Aprile 2017 ci vengono consegnate le chiavi e viene costituita la società La Marinella 1934 Srl

Agosto 2018 la conferenza dei servizi composta da Soprintendenza, 3 paesaggistiche e circa altri 20 enti, rilascia il titolo edilizio
25 ottobre 2018 viene annunciato l’avvio del cantiere per il 7 novembre con apertura inizio 2020
29 ottobre 2018 la mareggiata pregiudica le strutture dell’edificio
Gennaio 2020 la nostra società si fa carico degli ulteriori interventi di competenza del Demanio per circa 1.500.000 di euro

3 febbraio 2020 inizio dei lavori con previsione apertura inizio 2021
Marzo 2020 primo lockdown Covid

Situazione attuale:
Ad oggi abbiamo speso oltre 1.500.000 di euro solo per le opere strutturali
L’investimento previsto entro i 3.000.000 di euro sarà abbondantemente superato
2 anni di Covid credo che siano una motivazione più che comprensibile per non dubitare dei tempi
L’aumento mondiale di tutte le materie prime e la loro difficile reperibilità rendono più oneroso l’intervento e difficile da rispettare come tempistiche

Le varianti che necessariamente si sono dovute effettuare via via che si scoprivano le particolarità della struttura, passano obbligatoriamente dalla conferenza dei servizi allungandone i tempi, e le ultime sono state approvate a gennaio 2022
Infine, altrettanto note sono le vicende in campo edilizio legate al “superbonus”, che oltre a far lievitare i costi della mano d’opera, rende estremamente difficile reperirne nei numeri e nei tempi corretti.

Tutti rischi d’impresa che sono diventati per il cantiere della Marinella (alcuni di questi, in realtà, per ogni opera) una pesante realtà. Il tutto in un periodo particolarmente complesso che, però, è complesso per tutti i cantieri cittadini.

«Pensavamo che non dovessimo rimarcare questa situazione che è notoria a tutti gli italiani, per “giustificare i ritardi?”. Da vecchi imprenditori genovesi – dichiara Mendelevich, che ha anche lavorato a lungo in Regione – non ci aspettiamo encomi e tantomeno siamo abituati a piangerci addosso, ma l’ipocrisia e la superficialità ci danno oltremodo fastidio quando possono mettere in dubbio la nostra serietà».

Nel frattempo sono iniziati e finiti i lavori di demolizione del Morandi e di costruzione del nuovo Ponte Genova San Giorgio, quelli per la realizzazione del porticciolo di Nervi, l’abbattimento della Diga di Begato, la demolizione della Fiera, solo per parlare di alcuni dei cantieri pubblici. Come questi, sono terminati anche diversi progetti privati. Mentre la Marinella è ancora uno scheletro. Non è poi così strano che, trattandosi di un edificio pubblico in concessione, ci sia chi, tra i consiglieri comunali, abbia portato nella Sala Rossa di Tursi le richieste di chiarimenti sulla situazione e sulla tempistica avanzate da molti cittadini non solo nerviesi e chieda conto dello stato dell’arte ai referenti comunali. Un’interpellanza non è un’offesa, soprattutto alla luce dei cantieri fermi e dell’ampio ritardo, ma una richiesta di spiegare ai cittadini genovesi cosa stia succedendo in un bene pubblico in concessione per vent’anni, tempo di cui quasi un terzo è già trascorso. Lo scorso anno i proponenti del project financing (ristrutturazione in cambio di concessione, appunto, per vent’anni), alla luce dei danni delle mareggiate che hanno fatto lievitare i costi da 2,5 milioni a 4, hanno raggiunto un accordo col Comune. Era stato lo stesso Mendelevich, giusto un anno fa, a dichiarare che Tursi aveva aveva accettato la richiesta di allungare la concessione «praticamente azzerando il canone». Tursi non aveva concesso, invece, l’allungamento della concessione.

«Pagheremo il minimo dovuto secondo le nuove soglie minime demaniali, che è 2.500 euro all’anno. L’accordo originale prevedeva 32mila euro nei primi dieci anni e 64mila nei restanti dieci», aveva detto alla fine di febbraio del 2021. Insomma, gli extracosti elencati dall’amministratore unico nel cahiers de doléances in cui ha elencato tutti i problemi affrontati ricadono, alla fine, sulla collettività.

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