Oggi a Genova 

Canzone del rapper afroitaliano Play Boy Gucci consacra via della Maddalena capitale della prostituzione

Il brano ha un titolo che dice già tutto: “Godo Godo via Maddalena”. E dice chiaro e tondo (argomentando anche con immagini) che la strada della città vecchia è piena di prostitute dove convergono uomini italiani e stranieri. Non una bella promozione della città, del centro storico, della zona ed, effettivamente, un problema di immagine per la strada parallela a via Garibaldi che chi lavora alla gentrificazione vorrebbe cancellare. A riportare d’attualità il tema, che lo ripropone ciclicamente, è un video su Facebook e su Youtube

«Mio nome è Play Boy Gucci king of Genova Sono un artista italiano, faccio musica dal 2018» si legge sul suo account Youtube, dove si possono trovare canzoni contro polizia, carabinieri, polizia locale. Oltre a una canzone di buoni sentimenti per tutti gli immigrati morti nel mediterranei, ci sono i ritmi e i temi cari e stra abusati tipici del genere musicale. Oltre all’odio per le divise, la droga e il sesso. La dice lunga la canzone dal titolo “Viva la figa”, in realtà un elogio dell’onanismo tra via San Donato e il Porto Antico. Tra ancheggiamenti espliciti di un manipolo di baldi giovani africani e un non più giovane italiano, risulta piuttosto chiaro anche il testo della canzone “dedicata” a via della Maddalena. «In via della Madallenà ci sta un sacco di puttanà» (l’accento è per rispettare il ritmo rap), Poi: «Venite a guardare», «Italiani vanno lì, africani vanno lì, genovesi vanno lì, anche marocchini vanno lì, tunisini vanno lì, senegalesi vanno lì, nigeriani vanno lì, bangladeshi vanno lì e pagano, pagano pagano, trombano trombano trombano». Infine: «A Maddalena tutte le figa sono bella».

La canzone è uno shock perché fa un po’ l’effetto de “Il re è nudo”. Racconta quel che è sotto gli occhi di tutti e nessuno vede: la prostituzione è incontrastata padrona di via della Maddalena. In realtà è così da 500 anni, da quando la Repubblica avviò la lottizzazione di via Garibaldi e le famiglie della nobiltà mercantile costruirono i palazzi dei Rolli. Le prostitute dovettero abbandonare il quartiere a luci rosse dove a lungo avevano esercitato pagando le decime con cui venivano costruiti i moli del porto e vennero spinte nelle vie sottostanti.

Qualche anno fa ci si scontrò apertamente la sindaca Marta Vincenzi, perdendo la battaglia: le prostitute abbandonarono i bassi e salirono ai piani alti dei palazzi, per tornare in basso allo scampato pericolo. Paradossalmente ci sono istanze di recupero della zona che provengono dalla sinistra anche estrema che vorrebbero cancellare dalla Maddalena quelle che De Andrè cantava nelle sue canzoni, quelle che ci sono sempre state, che sono qualcosa che tutti sanno e fingono di non vedere, che qualche volta esagerano fermando i passanti, ma il più delle volte stanno lì ad aspettare, che a volte vengono minacciate e aggredite. Cancellarne la presenza per rivalutare il quartiere sarebbe un orribile segno di gentrificazione. I veri problemi della zona sono lo spaccio e la frequentazione di soggetti che vivono di espedienti. Ma la “pubblicità” del rapper è decisamente troppo. Dipinge via della Maddalena come una Pigalle fuori legge (mentre la prostituzione, se non c’è sfruttamento, non lo è), l’epicentro del sesso a pagamento della città. Certo, non è un bel modo di apparire in rete.

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