Elly Schlein e Silvia Salis insieme a Genova. Sulle primarie arriva lo stop: «Prima il programma, poi i nomi»

La segretaria del Partito Democratico sceglie la Festa dell’Unità di piazza Caricamento per chiedere al campo progressista di accantonare la corsa alla leadership. Sanità, salari, scuola, industria e bollette sono le priorità indicate davanti a più di mille persone. La sindaca resta in prima fila e ribadisce di non essere interessata alla sfida nazionale

La fotografia politica della serata arriva prima ancora dei discorsi. Elly Schlein e Silvia Salis raggiungono insieme piazza Caricamento, dopo avere attraversato a piedi il tratto compreso tra la Darsena e l’Acquario. Camminano una accanto all’altra, salutano le persone incontrate lungo il percorso e si concedono alle fotografie prima di entrare nell’area della Festa dell’Unità.

È un’immagine di sintonia che contrasta con le ricostruzioni nazionali delle ultime settimane. Il nome della sindaca di Genova continua infatti a circolare come possibile alternativa nella futura corsa alla guida del campo progressista, accanto a quelli della segretaria del Pd e del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.
A Genova, però, quella competizione rimane sullo sfondo. Silvia Salis non cerca di sovrapporsi alla leader del partito. Dopo l’arrivo insieme, si accomoda in prima fila e segue l’intervento di Elly Schlein, preceduto sul palco da quello del presidente dei senatori del Partito Democratico, Francesco Boccia.
Davanti ci sono più di mille persone. La piazza è piena, i tavoli degli stand sono occupati e davanti alle focaccette di Crevari si forma una lunga coda. Tra militanti e visitatori la questione delle primarie torna inevitabilmente nelle conversazioni, ma dal palco arriva la richiesta di spostare altrove l’attenzione.
Schlein non vuole che la costruzione dell’alternativa al centrodestra venga ridotta a una gara tra aspiranti candidati alla Presidenza del Consiglio. La discussione sulla guida della coalizione, secondo la segretaria, dovrà arrivare soltanto dopo un’intesa sui contenuti e sulle priorità.
Il messaggio rivolto agli alleati: nelle prossime settimane bisognerà definire meglio il programma comune e soltanto in seguito stabilire insieme regole, candidature e assetto della coalizione. Il nodo delle primarie non viene cancellato, ma rinviato a quando saranno più chiari sia il progetto politico sia la nuova legge elettorale.
«Smettiamola di parlare di noi», sintetizza la segretaria Pd, invitando il campo progressista a occuparsi dei problemi quotidiani delle persone. Al centro devono tornare la sanità pubblica, il lavoro, la scuola, gli stipendi, il costo dell’energia e una politica industriale che il Paese, secondo la segretaria, non possiede più.
Il riferimento a Genova non è casuale. La città continua a confrontarsi con crisi aziendali e vertenze complesse, mentre l’Amministrazione comunale deve gestire la difficile situazione dell’Azienda Mobilità e Trasporti. Proprio le scelte sul futuro del trasporto pubblico hanno fatto emergere posizioni differenti anche all’interno del Pd genovese.
Nonostante queste tensioni, Elly Schlein difende l’operato della giunta. Rivolgendosi a Silvia Salis e al vicesindaco Alessandro Terrile, riconosce la difficoltà della situazione trovata nei conti comunali e apprezza la decisione di non sottrarre risorse al welfare e ai servizi.
L’esperienza genovese assume così un significato che supera i confini cittadini. La coalizione che ha sostenuto Salis viene indicata come un esempio della possibilità di unire forze diverse e trasformare quell’accordo elettorale in un progetto amministrativo.
Per la segretaria del Partito Democratico, l’alternativa a Giorgia Meloni esiste oggi più di quanto esistesse tre anni fa, quando le forze del centrosinistra non riuscivano neppure a dialogare stabilmente. Le esperienze costruite nei Comuni e nelle Regioni dimostrerebbero che la collaborazione è possibile quando l’obiettivo viene individuato nell’interesse collettivo.
Rimane aperto il confronto con Giuseppe Conte. Il presidente del M5s ha chiesto al Partito Democratico maggiore chiarezza sulle primarie: se non si intendono utilizzare, ha sostenuto, bisogna dirlo apertamente agli alleati. Ha però anche definito logorante la discussione quotidiana sui nomi, concordando sulla necessità di lavorare prima al programma.
Il Movimento 5 Stelle arriverà a una prima sintesi il 19 e 20 settembre a Milano, con la conclusione del percorso “Nova – Parola all’Italia”. L’iniziativa è stata concepita per raccogliere contributi e costruire una piattaforma politica da mettere successivamente a confronto con quelle delle altre opposizioni.
La distanza principale riguarda il metodo con il quale scegliere l’eventuale candidato alla guida del governo. Una parte del Pd considera possibile affidare il ruolo al leader della forza che otterrà più voti. Conte respinge questa ipotesi perché, nella sua lettura, consegnerebbe tutto al partito maggiore e trasformerebbe gli alleati in presenze secondarie.
Le primarie restano quindi una possibilità, ma non l’unica. Molto dipenderà anche dalla riforma elettorale. Se le nuove regole dovessero obbligare le coalizioni a indicare preventivamente il candidato alla Presidenza del Consiglio, una consultazione aperta potrebbe diventare quasi inevitabile. Con un sistema differente, la scelta potrebbe invece maturare attraverso una trattativa politica.
Salis ha già escluso di voler partecipare alla corsa. La sindaca considera le primarie un possibile elemento di divisione e ritiene preferibile individuare una guida capace di raccogliere il sostegno convinto di tutta la coalizione. Il suo impegno, ha ripetuto in diverse occasioni, resta quello assunto con Genova.
In piazza Caricamento, dunque, non si consuma il confronto a tre evocato dalle indiscrezioni nazionali. La presenza fianco a fianco di Elly Schlein e Silvia Salis restituisce piuttosto l’immagine di una collaborazione, mentre il possibile terzo protagonista arriverà due sere dopo.
Giovedì 3 settembre Giuseppe Conte sarà infatti ospite della Festa dell’Unità per un dialogo con Andrea Orlando. L’ex ministro è stato tra i principali artefici della costruzione del campo progressista in Liguria e conserva con il leader del Movimento 5 Stelle un rapporto nato durante l’esperienza del secondo governo guidato da Giuseppe Conte.
L’incontro potrà diventare un nuovo passaggio del confronto su alleanze, contenuti e regole. Genova si ritrova così a essere, ancora una volta, il luogo nel quale il centrosinistra prova a sperimentare una formula nazionale partendo dai risultati ottenuti sul territorio.
La piattaforma indicata da Schlein comprende alcune proposte già condivise tra le opposizioni. Tra queste figurano l’introduzione del salario minimo, il congedo paritario per madri e padri e l’estensione a tutto il Paese dell’autorizzazione unica utilizzata nelle Zone economiche speciali, con l’obiettivo di ridurre i passaggi burocratici e accelerare gli investimenti.
A queste misure si aggiungono la difesa del servizio sanitario pubblico, il sostegno al potere d’acquisto dei salari, gli interventi sulle bollette e una strategia per rilanciare la produzione industriale. Sono questi, nella visione della segretaria, i punti sui quali gli alleati dovrebbero cercare una sintesi prima di discutere chi dovrà rappresentarla.
Una parte consistente dell’intervento genovese viene riservata all’attacco contro il governo. Elly Schlein descrive la maggioranza come attraversata da contraddizioni sempre più evidenti, a cominciare dal trattamento degli extraprofitti delle società energetiche.
Da un lato Matteo Salvini si mostra disponibile a tassarli, dall’altro Antonio Tajani continua a respingere l’ipotesi di nuovi prelievi. In mezzo, secondo la segretaria, Giorgia Meloni evita di intervenire per non rendere ancora più visibili le distanze all’interno della coalizione.
Nel mirino finiscono anche le divisioni nella Lega, dove una parte degli amministratori del Nord contesta la linea nazionale e torna a chiedere un congresso, e la rincorsa di Forza Italia alle posizioni di Roberto Vannacci.
Per Elly Schlein, mentre la maggioranza è impegnata nei propri conflitti interni, restano senza risposta le difficoltà delle famiglie e delle imprese. La segretaria cita il prezzo dei carburanti, il peso delle bollette, gli stipendi troppo bassi e la produzione industriale in diminuzione.
La celebrazione dei quattro anni di governo annunciata da Meloni diventa un altro bersaglio polemico. Il giudizio della leader del Partito Democratico è che l’Italia abbia poco da festeggiare: la crescita rimane debole nonostante gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza e manca ancora una strategia capace di accompagnare i settori produttivi nella transizione.
Il conflitto più immediato riguarda però la legge elettorale. Elly Schlein accusa la maggioranza di avere inserito all’ultimo momento l’ipotesi del ballottaggio nazionale, modificando il progetto sulla base delle convenienze politiche e degli ultimi sondaggi.
La segretaria annuncia una risposta comune delle opposizioni e definisce intollerabile che le regole del voto vengano trattate come uno strumento a disposizione di chi governa. Il Pd cercherà quindi un fronte parlamentare condiviso per contrastare la riforma.
Nel suo intervento trova spazio anche la vicenda di Sigfrido Ranucci e della trasmissione “Report”. La segretaria Pd sostiene che la destra abbia perseguito per anni l’obiettivo di indebolire un programma considerato scomodo e rilancia la proposta, firmata insieme alle altre opposizioni, di sottrarre la Radiotelevisione italiana al controllo diretto dei governi e dei partiti.
Da piazza Caricamento, Elly Schlein prova intanto a sottrarre la discussione al gioco delle candidature. Genova diventa la prova da esibire: una coalizione larga ha trovato un accordo, ha scelto una guida e ha vinto. Per trasferire quel modello sul piano nazionale, sostiene la segretaria, bisogna però partire dai contenuti. Il nome arriverà dopo.
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